Spigolando qua e la'
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Fatto 2
Il 4 del corrente mese, giorno in cui avvenne il ricatto, il Guzzi venne in Catanzaro, e porto' una lettera al Barone indirizzatagli da suo figlio Vitaliano, il quale chiedea alcuni oggetti di casa: Il Barone preparato il tutto, verso le ore 19 dava commiato al Guzzi perche' ritornasse in Sellia. Costui dovea giungere cola' alle ore 22, ma invece arrivo' ad una ora e mezza di notte, e dopo aver consegnato gli oggetti a D. Vitaliano disse: "Compare D. Vitaliano, da qui a poco ritornero'. Dopo una mezz'ora circa il Guzzi ritorno' a casa, ed entrato s'intrattenne buona pezza a situare della frutta sopra la cucina, quando s'intese una voce, che gridava: "Compare Bruno apri"; alla quale il Guzzi rispose: " Andate perche' non e' questa l'ora." Dopo di che il Guzzi compi' l'operazione impostagli da Vitaliano, mangio' e bevve, e quindi si licenzio': quando ei stava aprendo la porta per uscire, i cinque briganti s'intromisero, come raccontava il Guzzi, con le coltella in mano, e lo trascinarono via insieme al Pirrone (Perrone) ed al Pensa. Ora e' da osservare, che due testimoni chiamati Gaetano Pappajanni l'uno, e l'altro Luigi Godino, entrambi falegnami da Catanzaro, hanno deposto innanzi al Delegato Angelelli, che il Guzzi parti' alle ore 19 da Catanzaro, e questa e' una circostanza importantissima. Si deve eziandio osservare che quella voce che gridava: "Compare Bruno apri", quando costui era rinchiuso nell'abitazione del Perrone, fu udita da diversi testimoni, i quali hanno deposto innanzi al Tenente dei Carabinieri in Sellia.
(continua)
(continua)

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Fatto 3
Allorche' i briganti trascinavano l'infelice Perrone, una donna che portava dell'acqua l'intese gridare sotto la finestra della zia, con queste parole: Zia mia, io sono in mano dei briganti; ed intese pure il Guzzi, che soggiungeva con questi accenti: Compare D. Vitaliano camminate, poiche' questa e' gente come noi.

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Fatto 4
Venuti il Guzzi ed il Pensa in Catanzaro, si presentarono al Delegato Angelelli, per raccontare la catastrofe accaduta. Il sagace delegato li pose in disparte; ad ognuno di essi fece tante e tali dimande, che si ebbe una contraddizione si' meravigliosa, dalla quale si vede con chiarezza come il Guzzi fu l'autore del reato. Sul proposito si legga il processo istruito dal Sig. Delegato Angelelli.

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Fatto 5
Il Tenente dei Carabinieri conscio che il Guzzi non era stato solo alla attuazione del reato, scopri' che i fratelli Giuseppe e Nicola Costantino, celebri e vecchi manutengoli aveano messo tutta l'opera loro. Ed infatti su dei fratelli Costantino vi furono diverse dichiarazioni.
1) Antonio Fratto di Sellia deponeva essere in piena sua conoscenza che i fratelli Costantino e Nicola Marino di Giuseppe, tempo dietro ebbero dai briganti due piastre per cadauno, come caparra del tradimento.
2) Il Tenente dei Carabinieri, per convincersi maggiormente, chiamo' i due figlioletti di Nicola Costantino, e con carezze e minaccie interrogolli, se il Guzzi era in grande intrinsechezza col padre loro; ed essi senza cadere in contraddizione l'uno con l'altro, dichiararono che il Guzzi sempre stava in casa loro, dove parlavano segretamente, tanto che per non avere interrotti i loro colloqui, li mandavano or qua' or la', ed aggiungevano i due fanciulli, che il Guzzi andava sempre in campagna a ritrovare il padre e lo zio. Si osservi che il fondo dei fratelli Costantino e' limitrofo col bosco Baracco, nido sicuro delle orde brigantesche. Dichiaravano eziandio che in quella sera, in cui doveva compiersi il tradimento, quando il Guzzi veniva da Catanzaro, si fermo' con l'asino sulla pubblica via, e dopo aver domandato ad uno dei ragazzi di Giuseppe e di Nicola, ando' a ritrovare il secondo di essi, che tagliava legna nel bosco limitrofo, dove l'intrattenne a parlare per buona pezza. E' in conoscenza del Brigadiere Ciampa, che i fratelli Costantino aveva promesso a Muraca di far catturare i briganti gimiglianesi; ma dopo tanto promettere, lo ingannarono. Agostino Colao da Pentone, abbenche' non abbia deposto innanzi le autorita' pure dice sapere molto da vicino i fratelli Costantino, ed asserisce essere questi due terribili manutengoli, i quali fin da due anni dietro aveano macchinato con Guzzo il ricatto del Barone di Sellia, quando andava ad assegnare la fronda serica.
(continua)
1) Antonio Fratto di Sellia deponeva essere in piena sua conoscenza che i fratelli Costantino e Nicola Marino di Giuseppe, tempo dietro ebbero dai briganti due piastre per cadauno, come caparra del tradimento.
2) Il Tenente dei Carabinieri, per convincersi maggiormente, chiamo' i due figlioletti di Nicola Costantino, e con carezze e minaccie interrogolli, se il Guzzi era in grande intrinsechezza col padre loro; ed essi senza cadere in contraddizione l'uno con l'altro, dichiararono che il Guzzi sempre stava in casa loro, dove parlavano segretamente, tanto che per non avere interrotti i loro colloqui, li mandavano or qua' or la', ed aggiungevano i due fanciulli, che il Guzzi andava sempre in campagna a ritrovare il padre e lo zio. Si osservi che il fondo dei fratelli Costantino e' limitrofo col bosco Baracco, nido sicuro delle orde brigantesche. Dichiaravano eziandio che in quella sera, in cui doveva compiersi il tradimento, quando il Guzzi veniva da Catanzaro, si fermo' con l'asino sulla pubblica via, e dopo aver domandato ad uno dei ragazzi di Giuseppe e di Nicola, ando' a ritrovare il secondo di essi, che tagliava legna nel bosco limitrofo, dove l'intrattenne a parlare per buona pezza. E' in conoscenza del Brigadiere Ciampa, che i fratelli Costantino aveva promesso a Muraca di far catturare i briganti gimiglianesi; ma dopo tanto promettere, lo ingannarono. Agostino Colao da Pentone, abbenche' non abbia deposto innanzi le autorita' pure dice sapere molto da vicino i fratelli Costantino, ed asserisce essere questi due terribili manutengoli, i quali fin da due anni dietro aveano macchinato con Guzzo il ricatto del Barone di Sellia, quando andava ad assegnare la fronda serica.
(continua)

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Fatto 6
I briganti nel sequestrare il Perrone condussero con loro il Guzzi ed il Pensa, che lasciarono quando giunsero nel molino del Sig. De Riso; essi non furono frettolosi ad avvisare la famiglia e la pubblica forza, la quale al certo avrebbe potuto troncare i passi, ma invece andarono a riposarsi fuori le porte di Catanzaro in casa di una loro compaesana; e qui' vennero dopo due ore. Cio' risulta dalla loro stessa confessione.

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Fatto 7
Il Guzzi per due giorni non fu quasi veduto da nessuno, tanto che la moglie istessa andava dicendo: "Sono due giorni che Bruno mio non riposa affatto." Ed e' ancora in conoscenza di tutti, che allorquando il Guzzi arrivo' da Catanzaro, con una fretta incredibile lascio' l'asino innanzi la sua casa ed ando' via, senza brigarsi che la moglie gli avea messo nel piatto la minestra per farlo mangiare.
Da questi fatti e da molti altri innumerabili, che leggonsi nei diversi processi istruiti, risulta la verita' risplendente piu' che il sole del meriggio, come il Guzzi ed i fratelli Costantino siano stati gli autori del reato. La giustizia, sicura della reita' di costoro, non li lascera' impuniti.
(il documento e' senza data)
Da "L'ultima Plebe" di Ilario Principe
Da questi fatti e da molti altri innumerabili, che leggonsi nei diversi processi istruiti, risulta la verita' risplendente piu' che il sole del meriggio, come il Guzzi ed i fratelli Costantino siano stati gli autori del reato. La giustizia, sicura della reita' di costoro, non li lascera' impuniti.
(il documento e' senza data)
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Le "cricche" di Sellia

Alcuni studiosi di storia locale credono che verso la prima meta' del 1700 alcuni contadini di Sellia, approfittando di un forte aumento di prezzi con conseguente svalutazione monetaria che favori' i debitori di censi, trassero grande utilita' da questa realta' e approfittarono dell'occasione di avere, a condizioni molto vantaggiose il possesso dei fondi e percio' alcuni trasferirono le loro famiglie nelle vicine terre ricevute in concessione formando nuovi insediamenti.
Una tradizione popolare vuole che alcuni abitanti di Sellia, nella ricorrenza di una festivita' cristiana, "s'incriccaru" (si adirarono) con i "saracini ch'avianu ammazzatu a Cristu" (forse una comunita' di ebrei che viveva nella giudecca, attorno ad una rudimentale sinagoga). Seguirono scontri cruenti e alla fine la fazione piu' debole dovette abbandonare il paese. Quelli che "s'incriccaru" furono detti i "cricchi" e Crichi il loro villaggio.
- Simeri Crichi olim Trischene -
(di Marcello Barberio)
Per molto tempo sono stato curioso di sapere perche' il nomignolo "saracini" era stato appioppato ai cittadini di Sellia da quelli di Crichi. Mi ricordo quando frequentavo le scuole medie a Crichi, alcuni monelli sellioti a volte facevano arrabbiare con qualche marachella una vecchietta del luogo e questa ce ne diceva di tutti i colori ma quello che mi rimase piu' impresso fu: " I vi cchi su belli i saracini d'a Sellia!"

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ciao
Ci chiamano saracini perchè fummo invasi dai Saraceni.. e ci stà un luogo se sai che si chiama "saracinella" (sotto al cimitero) ha preso questo nome perchè una volta li fu ritrovata una ragazza saracena che si era persa

domperignon- Numero di messaggi: 79
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Re: Spigolando qua e la'
domperignon ha scritto:Ci chiamano saracini perchè fummo invasi dai Saraceni.. e ci stà un luogo se sai che si chiama "saracinella" (sotto al cimitero) ha preso questo nome perchè una volta li fu ritrovata una ragazza saracena che si era persa
Quando mancano notizie certe si cammina sul filo del mito e delle leggende. Sellia non ha avuto un cultore di storia locale come ad esempio Marcello Giovene per Simeri, Marcello Barberio per Crichi (anche se Crichi di storia ne ha ben poca, essendo inesistente fino al 1700 inoltrato) o di recente, Giuseppe Valentino per Taverna.
Fino a poco tempo fa, anche io credevo che la ragione per cui ci chiamavano "saracini" era dovuto a qualche insediamento ebraico, come scrive Barberio; poi leggendo un documento storico di notevole affidamento: Cronica di Taverna di Ferrante Galas, scritta nel 1450, che si basava su documenti ancora piu' antichi scritti originariamente in greco e quindi tradotti in latino nel 1571 ed in volgare nel 1689, dove si afferma che dopo la distruzione da parte dei saraceni delle "polis" greche sul litorale (Trischene fra esse) le popolazioni si ritirarono sui monti per ripararsi meglio dalle scorrerie piratesche. La popolazione di stirpe latina capeggiata dal prode e facoltoso Julo Catimero (potremmo definirlo il primo sellioto) vedendo un monte che sembrava molto sicuro e quasi inaccessibile penso' bene di stabilircisi. Porto' infatti su quel monte (Selion) donne, persone che non erano abili nell'arte della guerra ed anche, ATTENZIONE !!! molti saraceni che lui stesso aveva fatto prigionieri sulla costa e che porto' con se' sul monte, ritenendo che non esisteva luogo piu' sicuro.
Dunque, io tendo ora a credere che questa versione storica sia piu' attendibile dell'insediamento ebraico, anche se non e' del tutto impensabile che degli ebrei si siano poi stabiliti a Sellia, ti ricordo che nei tempi di cui stiamo discutendo il fiume Simeri era navigabile fino ad un certo punto e che la "Fiera di Trinchise" era un appuntamento da non mancare per mercanti provenienti da molteplici luoghi.
Parlando poi della discussione che tu hai avuto con Spruzzo dell'antichita' di Taverna, questo e' vero; infatti i nuclei storici dell'antica Trischene sono Simeri, Sellia, Taverna, Catanzaro ma io ti diro' di piu', Sellia e Simeri possono vantare una maggiore antichita' del sito originale dovuto al fatto che Taverna subi' due distruzioni e quindi il sito originale cambio' nel corso dei secoli e Catanzaro fu, per cosi' dire, una estensione strategica del famoso Julo che penso' bene di estendersi dal monte Selion per poter avere piu' di un luogo fortificato.

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ciao
Le fonti provengono dal libro " il leone rampante e il sacro Graal" parla della storia di catanzaro ma curiosamente ci stà anche Sellia

domperignon- Numero di messaggi: 79
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Re: Spigolando qua e la'
Mai sentito, chi l'ha scritto? Ripeto che le fonti storiche sono scarse, bisogna usare un certo discernimento, se no anche io potrei scrivere un libro su fantasie, miti e leggende.

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Re: Spigolando qua e la'
Io credevo che la casa del barone si vedeva da vicino!
Sei sicuro che questa foto e' del 1908?
Sei sicuro che questa foto e' del 1908?

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ciao
Administ questa è più recente ma non sò di che anno.. quella del 1908 ancora è da scannerizzare :-D cmq il paese è incredibilmente bello :°°°°

domperignon- Numero di messaggi: 79
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