FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
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Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Bravo Zeus, anche questa e' cultura.
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carpe diem

007- Numero di messaggi: 1503
Data d'iscrizione: 29.11.08
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
ZEUS ha scritto:Si , a reggiuna, ma armenu t'anu piaciutu?
bellissimu!!
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A pensare male si fà peccato, ma molto spesso si indovina. (Giulio Andreotti).

dirramatore- Numero di messaggi: 804
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Località: Simeri Crichi - Vigna Ranna

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Molti anni fa, ad ogni capitolo di cattedrale, venivano assegnate elargizioni reali che variavano in proporzione dell'importanza che esse rivestivano e del numero dei componenti. Un anno accadde, che a Catanzaro, per una strana coincidenza, morirono molti canonici, vuoi per l'età, vuoi per malanni, in un breve lasso di tempo lasciarono questa vita e la comunità. Poiché da lì a breve si aspettava l'ispezione regia, si temette che tutto ciò avrebbe influito drasticamente sulle riduzioni delle elargizioni reali e ci si dovette ingegnare per ovviare una tale eventualità. Un vescovo e il suo decano, ebbero una felice idea: commissionarono agli artigiani locali tanti manichini in legno quanti erano i canonici deceduti. Quindi li vestirono con gli abiti talari e li sistemarono seduti in mezzo al coro, sicuri che gli ispettori non si sarebbero accorti di nulla in quanto si sarebbero limitati come sempre a dare un'occhiata sommaria, facendo un controllo approssimativo, e giustificando qualche immobilità con la sonnolenza determinata dall'età. Così tutto andò meglio del previsto, perché ottennero generose elargizioni con grande soddisfazione degli autori dell'imbroglio che, visti i risultati, ricorsero anche negli anni successivi a tali espedienti. Alla lunga la cosa arrivò alle orecchie degli ispettori, i quali, per non passare da gabbati, perdonarono il fatto ma da allora controllarono con maggiore attenzione, che i canonici fossero vivi e vegeti, ispezionandoli da vicino fino anche a tastarli. Da tutto ciò è rimasta l'espressione "Fini' 'u tempu di' canonici e lignu (è finito il tempo dei canonici di legno), per indicare che la gente si è fatta furba e non si lascia facilmente raggirare.
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Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo.
- Giacomo Leopardi-

Admin- Admin
- Numero di messaggi: 3810
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Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Simpatica questa storia...............
Vorrei sapere se qualcuno conosce delle notizie o degli aneddoti sulla famosa banda di S.Martino che c'era a Sellia.
Vorrei sapere se qualcuno conosce delle notizie o degli aneddoti sulla famosa banda di S.Martino che c'era a Sellia.
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La Verità vi farà liberi.

Keope- Numero di messaggi: 833
Data d'iscrizione: 26.01.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Doveva essere una banda musicale che suonava con bicchieri e bottiglie di vino.....
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carpe diem

007- Numero di messaggi: 1503
Data d'iscrizione: 29.11.08
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Che io sappia su questa banda c'e' piu' ricamo che polpa, nel senso che ho sentito dire che erano un gruppo di ruba galline che ogni tanto rubacchiavano qualcosa e poi facevano qualche "scialata" nelle campagne.
Insomma una banda di affamati ed avvinazzati buontemponi.
Insomma una banda di affamati ed avvinazzati buontemponi.
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- Giacomo Leopardi-

Admin- Admin
- Numero di messaggi: 3810
Data d'iscrizione: 08.09.08
Località: Mare Nostrum

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Insomma una banda dedita al


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La Verità vi farà liberi.

Keope- Numero di messaggi: 833
Data d'iscrizione: 26.01.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
IL BRIGANTE DI PANETTIERI
"La vita si svolge relativamente pacifica in quello che fu detto il paese della Madonna o anche il paese dei preti. Schiere di sacerdoti uscirono difatti dal suo grembo diffondendo ovunque l’ansia del bene e la pratica delle virtù cristiane. Ben cinque fratelli Capilupi furono sacerdoti contemporaneamente. Fuori dalle grandi vie di comunicazione, Pentone si tenne tranquilla. Gli eserciti dei conquistatori passarono al largo e il piccolo paesello restò immune anche dalla piaga del brigantaggio. Solo il famigerato Giosafatte Talarico calò sulle montagne di Pentone ma lo fece solo per avvicinarsi in devoto raccoglimento al Santuario della Madonna di Termine di cui, si diceva, portasse costantemente uno scapolare".
Giosafatte vive ancor oggi nella memoria collettiva del suo paese, Panettieri, e dei paesi vicini, come il vendicatore dei torti, il romantico difensore dei deboli! Giosafatte fu un brigante solitario e particolare: uccideva solo per vendetta o per ridare ai poveri quello che l'arroganza dei baroni aveva loro tolto! La sua abilità nel travestimento, la sua cultura e soprattutto l'accortezza di non legarsi per troppo tempo a bande numerose, ma avere solo due amici fedeli: Felice Cimicata di Taverna e Benedetto Sacco di Castagna, fecero di lui un imprendibile fantasma, una leggenda vivente! Solo un patto con il monarca borbonico lo stanò dalle selve silane. Nel 1845 il re Ferdinando II, desideroso di dare all'Europa un'immagine pulita del suo regno, constatato che con la repressione non riusciva a venire a capo del fenomeno e insensibile alle tematiche sociali, vero scoglio insito nella sua mente e insuperabile dalla sua mentalità, propose a Giosafatte e ad altri briganti di arrendersi in cambio di una nuova e libera vita lontano dalla Sila. Giosafatte così venne esiliato nell'isola di Ischia dove ebbe casa e stipendio. Aveva allora 40 anni e altri 40 visse in completa tranquillità davanti al mare! Dopo l'unità il deputato nepoletano Mariani con un'interrogazione parlamentare chiese se fosse giusto mantenere a spese dello stato un brigante graziato dai Borboni.
"La vita si svolge relativamente pacifica in quello che fu detto il paese della Madonna o anche il paese dei preti. Schiere di sacerdoti uscirono difatti dal suo grembo diffondendo ovunque l’ansia del bene e la pratica delle virtù cristiane. Ben cinque fratelli Capilupi furono sacerdoti contemporaneamente. Fuori dalle grandi vie di comunicazione, Pentone si tenne tranquilla. Gli eserciti dei conquistatori passarono al largo e il piccolo paesello restò immune anche dalla piaga del brigantaggio. Solo il famigerato Giosafatte Talarico calò sulle montagne di Pentone ma lo fece solo per avvicinarsi in devoto raccoglimento al Santuario della Madonna di Termine di cui, si diceva, portasse costantemente uno scapolare".
Giosafatte vive ancor oggi nella memoria collettiva del suo paese, Panettieri, e dei paesi vicini, come il vendicatore dei torti, il romantico difensore dei deboli! Giosafatte fu un brigante solitario e particolare: uccideva solo per vendetta o per ridare ai poveri quello che l'arroganza dei baroni aveva loro tolto! La sua abilità nel travestimento, la sua cultura e soprattutto l'accortezza di non legarsi per troppo tempo a bande numerose, ma avere solo due amici fedeli: Felice Cimicata di Taverna e Benedetto Sacco di Castagna, fecero di lui un imprendibile fantasma, una leggenda vivente! Solo un patto con il monarca borbonico lo stanò dalle selve silane. Nel 1845 il re Ferdinando II, desideroso di dare all'Europa un'immagine pulita del suo regno, constatato che con la repressione non riusciva a venire a capo del fenomeno e insensibile alle tematiche sociali, vero scoglio insito nella sua mente e insuperabile dalla sua mentalità, propose a Giosafatte e ad altri briganti di arrendersi in cambio di una nuova e libera vita lontano dalla Sila. Giosafatte così venne esiliato nell'isola di Ischia dove ebbe casa e stipendio. Aveva allora 40 anni e altri 40 visse in completa tranquillità davanti al mare! Dopo l'unità il deputato nepoletano Mariani con un'interrogazione parlamentare chiese se fosse giusto mantenere a spese dello stato un brigante graziato dai Borboni.

ZEUS- Numero di messaggi: 262
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
RICORDI LONTANI………..
La giornata cominciava all'alba,ci si alzava presto , prestissimo e prima di partire per la campagna si andava a Messa , tutti, uomini e donne e poi si tornava a casa,dove la nonna aveva preparato ‘na bella fressurata de pipi e patati,pasto semplice ma che riempiva lo stomaco per un’intera giornata. Si camminava a lungo per raggiungere le campagne, dove si lavorava senza sosta fino al tramonto del sole.
I lavori erano molto pesanti anche per le donne, che andavano a lavorare in campagna ed affidavano i piccoli alle sorelline di qualche anno più grandi oppure ai nonni ormai grandi e consumati da una vita usurante .
Appena l’età lo consentiva anche se si era sempre molto piccoli ,noi bambini dovevamo seguire i nostri genitori in quelle campagne troppo grandi per noi e che non finivano mai. Si raccoglievano le olive ed il grano - per le provviste di olio e farina -, ma anche cicorie e rape per la cena.
Le case di prima si sviluppavano su un solo piano, avevano il pavimento di calce battuta e ricevevano luce da piccole finestre e dalla porta a due battenti.
Il letto matrimoniale era molto alto, costituito da due cavalletti di ferro, su cui poggiavano delle tavole, sopra le quali era posto il materasso.
Solo i benestanti potevano permettersi un materasso di lana, che ogni anno in primavera veniva rifatto. Anche la paglia del materasso veniva pulita e rinnovata, aggiungendone di nuova.
Il letto non ospitava solamente i genitori, ma anche numerosi bambini. Inoltre, esso fungeva da ripostiglio, sotto cui venivano nascoste. le provviste.
C'era anche un portabiancheria ed un letto per qualche figlio; un piccolo tavolo, che serviva anche per conservare bene i fichi secchi e le mandorle.
L'angolo cucina comprendeva un piccolo camino, che serviva non solo per scaldare la casa, ma anche per cuocere i legumi nella pignata.
Un tavolo basso serviva per mangiare e per molti altri usi.
Quindi, nelle antiche case si viveva in pochi metri quadrati in dodici o piu` persone.
Fare il pane era un vero e proprio rito, che si ripeteva ogni settimana. Si andava alla marina per prendere l'acqua salata. Ci si recava, quindi, dal fornaio, per prenotare.
Poiché la farina poteva presentare impurità, perchè era macinata nel mulino locale, l'impasto richiedeva molta fatica. Dopo che era stata impastata, la massa si lasciava lievitare per molte ore e all'alba si portava al forno, dopo la chiamata del fornaio ma la maggior parte delle persone il pane se lo cucinava nei propri forni. Il pane così pronto si riponeva dentro dei “cannizzi”, posti vicino al soffitto
La giornata cominciava all'alba,ci si alzava presto , prestissimo e prima di partire per la campagna si andava a Messa , tutti, uomini e donne e poi si tornava a casa,dove la nonna aveva preparato ‘na bella fressurata de pipi e patati,pasto semplice ma che riempiva lo stomaco per un’intera giornata. Si camminava a lungo per raggiungere le campagne, dove si lavorava senza sosta fino al tramonto del sole.
I lavori erano molto pesanti anche per le donne, che andavano a lavorare in campagna ed affidavano i piccoli alle sorelline di qualche anno più grandi oppure ai nonni ormai grandi e consumati da una vita usurante .
Appena l’età lo consentiva anche se si era sempre molto piccoli ,noi bambini dovevamo seguire i nostri genitori in quelle campagne troppo grandi per noi e che non finivano mai. Si raccoglievano le olive ed il grano - per le provviste di olio e farina -, ma anche cicorie e rape per la cena.
Le case di prima si sviluppavano su un solo piano, avevano il pavimento di calce battuta e ricevevano luce da piccole finestre e dalla porta a due battenti.
Il letto matrimoniale era molto alto, costituito da due cavalletti di ferro, su cui poggiavano delle tavole, sopra le quali era posto il materasso.
Solo i benestanti potevano permettersi un materasso di lana, che ogni anno in primavera veniva rifatto. Anche la paglia del materasso veniva pulita e rinnovata, aggiungendone di nuova.
Il letto non ospitava solamente i genitori, ma anche numerosi bambini. Inoltre, esso fungeva da ripostiglio, sotto cui venivano nascoste. le provviste.
C'era anche un portabiancheria ed un letto per qualche figlio; un piccolo tavolo, che serviva anche per conservare bene i fichi secchi e le mandorle.
L'angolo cucina comprendeva un piccolo camino, che serviva non solo per scaldare la casa, ma anche per cuocere i legumi nella pignata.
Un tavolo basso serviva per mangiare e per molti altri usi.
Quindi, nelle antiche case si viveva in pochi metri quadrati in dodici o piu` persone.
Fare il pane era un vero e proprio rito, che si ripeteva ogni settimana. Si andava alla marina per prendere l'acqua salata. Ci si recava, quindi, dal fornaio, per prenotare.
Poiché la farina poteva presentare impurità, perchè era macinata nel mulino locale, l'impasto richiedeva molta fatica. Dopo che era stata impastata, la massa si lasciava lievitare per molte ore e all'alba si portava al forno, dopo la chiamata del fornaio ma la maggior parte delle persone il pane se lo cucinava nei propri forni. Il pane così pronto si riponeva dentro dei “cannizzi”, posti vicino al soffitto

ZEUS- Numero di messaggi: 262
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Zeus sei un vulcano ,veramente belli sti fattarelli continua così a deliziarci con questi bei racconti 


zagor- Numero di messaggi: 315
Data d'iscrizione: 28.08.09

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
eiu i volerra lejira ma l'avatar e zeus mi fa spagniara, bravo ogni tantu mintaccenna ncuna in dialettu ca facimu nu ripassu e paroli
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Il riso è il sole che scaccia l'inverno dal volto umano. ( VICTOR HUGO )

Tonino- Numero di messaggi: 858
Data d'iscrizione: 26.04.09
Età: 62
Località: Sellia
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Grazie Zagor,sono contento di deliziarti con i miei racconti, ci vuole un po' di tempo per leggerli ma d'altra parte i fattarelli sunu nu pocu longhi!!
Tonì, in effetti i fattarelli in dialetto sono più belli ma ce vò troppu tempu !!!mannaja.
Tonì, in effetti i fattarelli in dialetto sono più belli ma ce vò troppu tempu !!!mannaja.

ZEUS- Numero di messaggi: 262
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
voglio leggere qualche fatto di magare---- 

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un mafioso non vale una cucuzza - ZAC !

roddy- Numero di messaggi: 250
Data d'iscrizione: 04.01.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Roddy, può darsi che ti accontenterò!! ciao

ZEUS- Numero di messaggi: 262
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Era una bella ragazza, delusa in amore, amareggiata per l'abbandono del suo fidanzato, sicuramente disperata! Qualcuno disse che era infelicemente in attesa di un bimbo… e, a quei tempi, le vie d'uscita per superare la vergogna e lo scandalo, oltre che il dolore, erano realmente molto scarse. Fu lei che “inaugurò”, in un modo tragico, quello che per oltre trent'anni (fino alla costruzione, nei primi anni ‘60, del non meno noto, per gli stessi motivi, Viadotto Morandi) fu definito, a giusta ragione, “il ponte maledetto” e poi, visto che in molti seguirono il triste esempio della ragazza, “il ponte dei suicidi”. La giovane donna pose fine ai suoi giorni lanciandosi giù dal ponte. La trovarono dopo molto tempo, per caso, proprio perché nessuno immaginava che avesse potuto ideare ed attuare quel tipo di gesto estremo in quel luogo. Il ponte esisteva da troppo poco tempo e la sua costruzione non era stata realizzata per gli scopi ai quali la fanciulla si ispirò. Esso era nato per facilitare le comunicazioni fra Catanzaro Centro e la periferia, ma per lei rappresentò solo il mezzo per la definitiva interruzione delle comunicazioni con il mondo intero! L'anima in pena della ragazza si aggirò per molti anni nei pressi del “ponte maledetto”. Fu vista da molti testimoni, negli anni a seguire, sia di notte che di giorno, i quali, a turno, periodicamente, raccontavano di aver incontrato o intravisto la triste figura di una donna che compariva improvvisamente alla vista di chi attraversava il viadotto, per poi sparire repentinamente ed inspiegabilmente. Il comune denominatore delle apparizioni era uno: ella portava un vestito bianco (il vestito che aveva indosso quando la ritrovarono) il quale, in inverno, appariva quanto mai inadatto e di notte acquistava una innaturale luminescenza. Lo spettro non fece mai nessuna comunicazione verbale (in nessun racconto è stato riferito che ella parlò). Chi riuscì a vederla meglio, disse che era visibilmente triste o piangente, appoggiata alla balaustra, nell'atto, a volte, di guardare giù… ma quasi sempre ferma, in attesa. E' chiaro che ella volesse solo “farsi vedere”, ripetutamente, di modo che si parlasse di lei. Forse solo per ricordare ai passanti, o a chi conosceva la sua storia, che lei “esisteva” ancora, oltre la morte.
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- Giacomo Leopardi-

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