FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Pagina 2 su5 • Condividere •
Pagina 2 su5 •
1, 2, 3, 4, 5 
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Oneri ed onore a chi sono di pertinenza. Con un vivo ringraziamento del lavoro.Alla fine, mandare la parcella, sperando che sia modesta.

selliotuluntanu- Numero di messaggi: 1657
Data d'iscrizione: 11.01.09
Età: 66
Località: ( MI )
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
mandare la porcella?

roddy- Numero di messaggi: 250
Data d'iscrizione: 04.01.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Si Roddy, troppo comodo combinare i guai- errori - farseli riparare a gratis. Al circo ecquestre, i cavalli x andare aventi vogliono il quadretto di zucchero. Chiedo scusa a chi di dovere,solo un esempio.
Modo di dire, per niente, neanche il cane muove la coda, ecc.ecc.
Modo di dire, per niente, neanche il cane muove la coda, ecc.ecc.
Ospite- Ospite
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
roddy ha scritto:mandare la porcella?
Scusa, ma lo sto leggendo solo adesso, mi stajiu sgasciannu di risi. haha.gif haha.gif haha.gif

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
dio o deo zeus --non ridere troppo che ti cade la dentiera--ora mi accorfo che selliotu aveva scritta pArcella e non porcella--questi sono i guai di chi a scuola e andato poco-- io sul tetto tengo i parafulmini e sulla porta i parapulman--
_________________

un mafioso non vale una cucuzza - ZAC !

roddy- Numero di messaggi: 250
Data d'iscrizione: 04.01.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
roddy ha scritto:dio o deo zeus --non ridere troppo che ti cade la dentiera--ora mi accorfo che selliotu aveva scritta pArcella e non porcella--questi sono i guai di chi a scuola e andato poco-- io sul tetto tengo i parafulmini e sulla porta i parapulman--
Roddice' aqquannu aqquannu avia 'ppenzatu mala......

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
A proposito di storielle che fanno rizzare i capelli, questo fatto successe una cinquantina d'anni fa nel rione Madonna della Neve, dove viveva un signore che aveva l'abitudine di rincasare a tarda notte. Un paio di buontemponi che vivevano nei pressi decisero di giocargli uno scherzetto. Si misero d'accordo, una notte presero due lenzuola e si andarono a nascondere nella penombra della vecchia chiesetta della Madonna della Neve. Al solito orario avvistarono da lontano il nottambulo che si dirigeva verso di loro; quando giunse a pochi passi, uscirono dalla penombra coperti dalla testa ai piedi dalle lenzuola e stettero immobili. A quella vista spettrale, al nottambulo gli balzo' il cuore in gola ed il sangue gli si ghiaccio' nelle vene; segui' una corsa da centometrista record verso casa sua, guardandosi dietro per vedere se i fantasmi erano alle sue spalle. Appena giunse ansante dentro casa, butto' la moglie giu' dal letto e tutto tremante, con la voce che non gli usciva e coi gesti cerco' di fargli capire quello che aveva appena visto.
Da quella fatidica notte, il nottambulo comincio' a rincasare prima dell'imbrunire.
(Storia vera)
Da quella fatidica notte, il nottambulo comincio' a rincasare prima dell'imbrunire.
(Storia vera)
_________________
Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo.
- Giacomo Leopardi-

Admin- Admin
- Numero di messaggi: 3851
Data d'iscrizione: 08.09.08
Località: Mare Nostrum

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
“ARA SCOLA”
La maestra pretendeva troppo da noi, ma, volendo essere sinceri, in quel periodo studiavamo poco.
Purtroppo, o per una ragione o per un'altra, il tempo che avevamo a disposizione per arricchire il nostro bagaglio culturale era sempre scarso.
Le tentazioni di andare a giocare nelle strade erano tante. Ma come si faceva a dire di no agli amici che venivano fin sotto casa a chiamarci per partecipare ai loro giochi? Fuori le ore passavano veloci e le giornate erano corte, cortissime.
Imbruniva presto, ormai.
Rientrati a casa dopo il suono dell'Ave Maria era faticoso leggere o scrivere vicino alla tremolante fiammella della lumera, che illuminava fiocamente la stanza, disturbati spesso dal chiasso di fratellini più piccoli di noi.
La buona volontà di recuperare il tempo perduto non mancava, ma, da sola non era sufficiente. II freddo cominciava a farsi sentire la sera ed i genitori si ritrovavano stanchi, dopo una giornata di lavoro. Desideravano andare a letto presto ed allora si, chiudeva il libro e ... buona notte!
Una mattina anche io fui colto in fallo.
Chiamato a ripetere la lezione assegnataci il giorno prima, balbettai, farfugliai qualche cosa, ma la maestra non ci casco. Anzi, impietosamente, mi chiese di ripetere lezioni di giorni passati che io, purtroppo, non avevo imparato.
Ebbe cosi la certezza assoluta della mia ignoranza piena, completa, generale, ingiustificabile.
- In ginocchio! - grido - e con i ceci.
Pazienza!
Era una punizione severa, ma prevista e tollerabile.
Con rassegnazione stavo portandomi accanto alla lavagna per scontare il meritato castigo, quando improvvisamente aggiunse:
- Faro avvisare tua madre. Chi ci va a dirglielo?
Vi fu un attimo di silenzio, poi si udì una voce proveniente dal fondo dell'aula:
- Ci vado io, maestra!
Mi voltai per guardare in faccia quell'ignobile volontario che si offriva con tanta premura, quasi con entusiasmo e, con grande rammarico, dovetti constatare che si trattava di Raffaelino, il mio migliore amico.
II tempo passava ed i ceci martoriavano i miei poveri ginocchi, ma non era quella la mia pena maggiore.
Pochi minuti prima dell'uscita Raffaelino torno.
- Gliel'ho detto, maestra - annuncio raggiante, ed aggiunse:
- C'era anche Don Raffaele.
Questa ultima precisazione mi raggelo.
Don Raffaele era mio zio. Avevo molta soggezione di lui e ci tenevo a che egli mi considerasse un ragazzo bravo e studioso.
Suono il mezzogiorno e la classe si svuoto in un baleno. Restammo io, inginocchiato sui ceci, e la maestra che, sferruzzando ad una calza, attendeva di essere
chiamata per il pranzo dalla madre che, assieme a lei, abitava il piano di sopra.
Quando, finalmente, si udì la voce roca della vecchia che la chiamava da una finestra, fui liberato.
Le strade erano deserte e solo qualche cane, acciambellato per terra al sole, alzava indifferente la testa al mio passaggio e mi rivolgeva uno sguardo sonnacchioso.
A casa i miei stavano gia pranzando.
Lo zio era seduto a capotavola,mia madre ad un lato e, di fronte a lei, all'altro lato, c’era il piatto con la minestra che mi aspettava.
- Sei venuto tardi! - disse mia madre.
- Eh - mugolai io, sperando che, almeno per il momento, il discorso non andasse avanti. Infatti mia madre non aggiunse altro e mio zio rimase silenzioso.
Occupai il mio posto ed affondai il cucchiaio nella minestra.
Aspettavo la tempesta da un momento all'altro. Lo stomaco mi si era chiuso come se fosse attanagliato in una morsa e rifiutava il cibo che io mi sforzavo di mandar giu.
I minuti scorrevano lenti, penosi, interminabili e nessuno parlava.
Mia madre porto a tavola il secondo piatto. Quel silenzio che si prolungava, non era tranquillizzante per me, anzi mi rendeva più teso e nervoso. Pensavo a quei temporali violentissimi che arrivavano dopo una lunga preparazione, quando il cielo si oscura lentamente per l'addensarsi di nubi pesanti e nere che all'improvviso, si aprono tra scrosci di pioggia, i lampi e tuoni fragorosi. Ma il pranzo fini senza che avvenisse nulla Mio zio s'alzo e lentamente si reco nella sua stanza, per il solito riposino pomeridiano. Un filo di speranza germoglio nel mio animo. Appena mi fu possibile, lasciai la casa e volai in piazza. Raffaelino era la ed osservava, con apparente interesse, un'insegna posta sopra la porta di una bottega ancora chiusa. Lo raggiunsi e domandai con ansia: -Beh?
Silva - mi rispose con un sorrisetto quasi canzonatorio, - Hai potuto veramente credere che fossi tanto vigliacco da portare l'imbasciata a tua madre? Hai dimenticato la mia amicizia?
E concluse con una espressione coloratissima che non riporto, ma che stava a significare:Ho ingannato la maestra.
La maestra pretendeva troppo da noi, ma, volendo essere sinceri, in quel periodo studiavamo poco.
Purtroppo, o per una ragione o per un'altra, il tempo che avevamo a disposizione per arricchire il nostro bagaglio culturale era sempre scarso.
Le tentazioni di andare a giocare nelle strade erano tante. Ma come si faceva a dire di no agli amici che venivano fin sotto casa a chiamarci per partecipare ai loro giochi? Fuori le ore passavano veloci e le giornate erano corte, cortissime.
Imbruniva presto, ormai.
Rientrati a casa dopo il suono dell'Ave Maria era faticoso leggere o scrivere vicino alla tremolante fiammella della lumera, che illuminava fiocamente la stanza, disturbati spesso dal chiasso di fratellini più piccoli di noi.
La buona volontà di recuperare il tempo perduto non mancava, ma, da sola non era sufficiente. II freddo cominciava a farsi sentire la sera ed i genitori si ritrovavano stanchi, dopo una giornata di lavoro. Desideravano andare a letto presto ed allora si, chiudeva il libro e ... buona notte!
Una mattina anche io fui colto in fallo.
Chiamato a ripetere la lezione assegnataci il giorno prima, balbettai, farfugliai qualche cosa, ma la maestra non ci casco. Anzi, impietosamente, mi chiese di ripetere lezioni di giorni passati che io, purtroppo, non avevo imparato.
Ebbe cosi la certezza assoluta della mia ignoranza piena, completa, generale, ingiustificabile.
- In ginocchio! - grido - e con i ceci.
Pazienza!
Era una punizione severa, ma prevista e tollerabile.
Con rassegnazione stavo portandomi accanto alla lavagna per scontare il meritato castigo, quando improvvisamente aggiunse:
- Faro avvisare tua madre. Chi ci va a dirglielo?
Vi fu un attimo di silenzio, poi si udì una voce proveniente dal fondo dell'aula:
- Ci vado io, maestra!
Mi voltai per guardare in faccia quell'ignobile volontario che si offriva con tanta premura, quasi con entusiasmo e, con grande rammarico, dovetti constatare che si trattava di Raffaelino, il mio migliore amico.
II tempo passava ed i ceci martoriavano i miei poveri ginocchi, ma non era quella la mia pena maggiore.
Pochi minuti prima dell'uscita Raffaelino torno.
- Gliel'ho detto, maestra - annuncio raggiante, ed aggiunse:
- C'era anche Don Raffaele.
Questa ultima precisazione mi raggelo.
Don Raffaele era mio zio. Avevo molta soggezione di lui e ci tenevo a che egli mi considerasse un ragazzo bravo e studioso.
Suono il mezzogiorno e la classe si svuoto in un baleno. Restammo io, inginocchiato sui ceci, e la maestra che, sferruzzando ad una calza, attendeva di essere
chiamata per il pranzo dalla madre che, assieme a lei, abitava il piano di sopra.
Quando, finalmente, si udì la voce roca della vecchia che la chiamava da una finestra, fui liberato.
Le strade erano deserte e solo qualche cane, acciambellato per terra al sole, alzava indifferente la testa al mio passaggio e mi rivolgeva uno sguardo sonnacchioso.
A casa i miei stavano gia pranzando.
Lo zio era seduto a capotavola,mia madre ad un lato e, di fronte a lei, all'altro lato, c’era il piatto con la minestra che mi aspettava.
- Sei venuto tardi! - disse mia madre.
- Eh - mugolai io, sperando che, almeno per il momento, il discorso non andasse avanti. Infatti mia madre non aggiunse altro e mio zio rimase silenzioso.
Occupai il mio posto ed affondai il cucchiaio nella minestra.
Aspettavo la tempesta da un momento all'altro. Lo stomaco mi si era chiuso come se fosse attanagliato in una morsa e rifiutava il cibo che io mi sforzavo di mandar giu.
I minuti scorrevano lenti, penosi, interminabili e nessuno parlava.
Mia madre porto a tavola il secondo piatto. Quel silenzio che si prolungava, non era tranquillizzante per me, anzi mi rendeva più teso e nervoso. Pensavo a quei temporali violentissimi che arrivavano dopo una lunga preparazione, quando il cielo si oscura lentamente per l'addensarsi di nubi pesanti e nere che all'improvviso, si aprono tra scrosci di pioggia, i lampi e tuoni fragorosi. Ma il pranzo fini senza che avvenisse nulla Mio zio s'alzo e lentamente si reco nella sua stanza, per il solito riposino pomeridiano. Un filo di speranza germoglio nel mio animo. Appena mi fu possibile, lasciai la casa e volai in piazza. Raffaelino era la ed osservava, con apparente interesse, un'insegna posta sopra la porta di una bottega ancora chiusa. Lo raggiunsi e domandai con ansia: -Beh?
Silva - mi rispose con un sorrisetto quasi canzonatorio, - Hai potuto veramente credere che fossi tanto vigliacco da portare l'imbasciata a tua madre? Hai dimenticato la mia amicizia?
E concluse con una espressione coloratissima che non riporto, ma che stava a significare:Ho ingannato la maestra.

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Caru cumpari stasira t'immitu,
porta 'u pana ca u mejiu è mucatu,
porta a carna ca ejiu mintu 'u spitu,
porta 'u vinu ca u mejiu è acitu,
caru cumpari si vvoi t'immitu.
Storia di due compari che nella miseria ,cercavano di approfittarsi l'uno dell'altro.
porta 'u pana ca u mejiu è mucatu,
porta a carna ca ejiu mintu 'u spitu,
porta 'u vinu ca u mejiu è acitu,
caru cumpari si vvoi t'immitu.
Storia di due compari che nella miseria ,cercavano di approfittarsi l'uno dell'altro.

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
L’atru jiornu portavi u ciucciu a cangiara i scerri,ce fici propriu nu bellu pari e scarpi novi! Poi u partavi ara Jiumara e ce fici na bella lavata quandu passau mastru ‘Ntoni chi suspirannu mi dissa “cumpari Turi!.. a lavara a capu aru ciucciu ce perdi l’acqua e ru sapuna”. Eh,beneditta virtù e na vota!!

zagor- Numero di messaggi: 322
Data d'iscrizione: 28.08.09

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
ARA PROCESSIONA DU PAISA
Che bei tempi quannu piccirilli faciamu i chierichetti ara Chijesa ‘cu a muzzetta, pariamu tanti angioletti???
L’arciprevita ce tenia assai ara nostra prisenza in Chiesa soprattutto quannu c’era na festa religiosa.
Mi recordu ‘ca duranta a Quaresima ‘u venerdì sira, prima da “Via Crucis” ,l’arciprevita stabiliva chi di noi avia ‘dde portara a Crucia.
Nui “angioletti”,chi ‘nni mancavanu sulu l’ali ma eravamu tali, sapiamu benissimo la fine che si andava incontro.
Quella sera…..il prescelto fu’ Nicola (nome inventato), anche se scommetto che qualcuno si identificherà sicuramente nel personaggio…dunque dicevo…..Nicola fu’ il fortunato amico mio del cuore, mi scappavamo le lacrime, ancora oggi mi domando se mi ero commosso dal dispiacere che la sorte avesse scelto lui oppure che l’avessi scampata io!!
Nicola le aveva provate veramente tutte,aveva esaurito il suo repertorio, abilmente ripassato a casa come una filastrocca ma non servì a molto.
Dice Nicola: “Arciprè,mi sentu mala, mi dola ra panza,mi vena ru vommicu…”
L’arcipreviata irremovibbila.
Dice Nicola: “Arciprè, c’è a mamma chi m’aspetta ara casa m’ha dittu numma fazzu tardu…”
L’Arciprevita si gira comu na furia e stuffu e tutti sti languri, ce ietta nu buffettuna aru mussu !! nu tonfu chi rimbimbau pe’ tutta a sacrestia.
Dice L’Arciprevita:”Nicò và pija subitu a Crucia o tifazzu passara a gulia ma cunti fisserii.
Il povero Nicola tra u cazzottu chi avia pijatu e tra il compito che di lì a poco doveva assolvere,avia de ijra aru “bagnu” chiamiamolo così.
“Arciprè, mi scappa a piì”.
Pam, ‘natru cazzottu “ t’aiu dittu numma cunti ciù fisserii”.
Povero amico mio ,nessuno di noi, si sarebbe voluto mettere nei suoi “ panni” e in quel momento meno che mai visto che la liberò senza pensarci 2 volte.
Tutti i pantaloni bagnati e come si vedeva!!!!
L’Arciprete un po’ imbarazzato , ma non poi più di tanto:”bene ti sta a prossima vota t’impari ma cunti buggij e moticata ma va e pij sta Crucia”.
Finalmente inizia la Via Crucis,Nicola avanti con la Croce e noi tutti dietro con le candele accese.
“Nicò, statti fermu ce sta facennu pijara ‘u terramotu a sta Crucia, vida ca tinne ijettu ‘natru…”
Il caro Nicola effettivamente non stava fermo perché na vota si girrava ‘dde na parta, na votra e ‘’natra preoccupato.
Man mano che si andava avanti con le “ stazioni” a 1°,2°,3°ecc….Nicola si rincuorava sempre di più pensando che dopo quello che era successo a lui i suoi amici avevano avuto un po’ di clemenza.
Ormai convinto di questo,si arriva all’ultima stazione, mentre rispondevamo ara ‘mposta dell’arciprevita,Antonio, il più piccolo di tutti e ‘ ciù malu cupatu,fa finta d’nciampare e la candela và dritta dritta subra a capu e Nicola.
Non ci vuole molto affinchè la fiamma attraversi la folta chioma del poveretto , l’arciprevita in quel nano secondo e non capendo cosa fosse successo, prima ce ijetta l’ennesimo buffettuna aru mussu convinto che l’artefice fosse solo lui anche se non avesse capito come e poi per appappare il fuoco sulla testa ci butto di tutto compresa l’acqua santa rimasta.
Vi lascio immaginare la reazione delle persone ,China ridia, china ciancia e china gridava…..
Anche questa volta, possiamo dire MISSIONE COMPIUTA!
Tra una risata e l’altra nella mia mente già pensavo chi sa’ chi sarà il prossimo venerdì a portare la croce?
Ah! Io certamente no! Sono certo che sarò ammalato e purtroppo dovranno fare a meno di me!
Che bei tempi quannu piccirilli faciamu i chierichetti ara Chijesa ‘cu a muzzetta, pariamu tanti angioletti???
L’arciprevita ce tenia assai ara nostra prisenza in Chiesa soprattutto quannu c’era na festa religiosa.
Mi recordu ‘ca duranta a Quaresima ‘u venerdì sira, prima da “Via Crucis” ,l’arciprevita stabiliva chi di noi avia ‘dde portara a Crucia.
Nui “angioletti”,chi ‘nni mancavanu sulu l’ali ma eravamu tali, sapiamu benissimo la fine che si andava incontro.
Quella sera…..il prescelto fu’ Nicola (nome inventato), anche se scommetto che qualcuno si identificherà sicuramente nel personaggio…dunque dicevo…..Nicola fu’ il fortunato amico mio del cuore, mi scappavamo le lacrime, ancora oggi mi domando se mi ero commosso dal dispiacere che la sorte avesse scelto lui oppure che l’avessi scampata io!!
Nicola le aveva provate veramente tutte,aveva esaurito il suo repertorio, abilmente ripassato a casa come una filastrocca ma non servì a molto.
Dice Nicola: “Arciprè,mi sentu mala, mi dola ra panza,mi vena ru vommicu…”
L’arcipreviata irremovibbila.
Dice Nicola: “Arciprè, c’è a mamma chi m’aspetta ara casa m’ha dittu numma fazzu tardu…”
L’Arciprevita si gira comu na furia e stuffu e tutti sti languri, ce ietta nu buffettuna aru mussu !! nu tonfu chi rimbimbau pe’ tutta a sacrestia.
Dice L’Arciprevita:”Nicò và pija subitu a Crucia o tifazzu passara a gulia ma cunti fisserii.
Il povero Nicola tra u cazzottu chi avia pijatu e tra il compito che di lì a poco doveva assolvere,avia de ijra aru “bagnu” chiamiamolo così.
“Arciprè, mi scappa a piì”.
Pam, ‘natru cazzottu “ t’aiu dittu numma cunti ciù fisserii”.
Povero amico mio ,nessuno di noi, si sarebbe voluto mettere nei suoi “ panni” e in quel momento meno che mai visto che la liberò senza pensarci 2 volte.
Tutti i pantaloni bagnati e come si vedeva!!!!
L’Arciprete un po’ imbarazzato , ma non poi più di tanto:”bene ti sta a prossima vota t’impari ma cunti buggij e moticata ma va e pij sta Crucia”.
Finalmente inizia la Via Crucis,Nicola avanti con la Croce e noi tutti dietro con le candele accese.
“Nicò, statti fermu ce sta facennu pijara ‘u terramotu a sta Crucia, vida ca tinne ijettu ‘natru…”
Il caro Nicola effettivamente non stava fermo perché na vota si girrava ‘dde na parta, na votra e ‘’natra preoccupato.
Man mano che si andava avanti con le “ stazioni” a 1°,2°,3°ecc….Nicola si rincuorava sempre di più pensando che dopo quello che era successo a lui i suoi amici avevano avuto un po’ di clemenza.
Ormai convinto di questo,si arriva all’ultima stazione, mentre rispondevamo ara ‘mposta dell’arciprevita,Antonio, il più piccolo di tutti e ‘ ciù malu cupatu,fa finta d’nciampare e la candela và dritta dritta subra a capu e Nicola.
Non ci vuole molto affinchè la fiamma attraversi la folta chioma del poveretto , l’arciprevita in quel nano secondo e non capendo cosa fosse successo, prima ce ijetta l’ennesimo buffettuna aru mussu convinto che l’artefice fosse solo lui anche se non avesse capito come e poi per appappare il fuoco sulla testa ci butto di tutto compresa l’acqua santa rimasta.
Vi lascio immaginare la reazione delle persone ,China ridia, china ciancia e china gridava…..
Anche questa volta, possiamo dire MISSIONE COMPIUTA!
Tra una risata e l’altra nella mia mente già pensavo chi sa’ chi sarà il prossimo venerdì a portare la croce?
Ah! Io certamente no! Sono certo che sarò ammalato e purtroppo dovranno fare a meno di me!

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Bravo Zeus cosi ti voglio! voglioso di raccontare i fattarelli de na vota e renderci parcecipi di queste belle storielle 


zagor- Numero di messaggi: 322
Data d'iscrizione: 28.08.09

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Trattasi di storia vera documentata quindi ho preferito non cambiare i nomi dei protagonisti
Palazzo De Nobili. Catanzaro. Adele De Nobili
Adele, suora fantasma
La storia si pone fra la fine degli anni 1830 – 1840 a cavallo del periodo storico carbonaro-rivoluzionario racconta di una disgrazia catanzarese di due famiglie fra le più note della città s’innamorarono.
Lei, Adele, figlia del marchese De Nobili (già deceduto al tempo del nostro racconto) era appena ventenne e viveva nel suo palazzo (Palazzo De Nobili, appunto, oggi sede del Municipio) insieme alla madre e ai suoi tre fratelli. Lui, Saverio Marincola, figlio dell’omonima casata nobiliare, è il personaggio maschile. I due s’incontravano furtivamente in quanto la loro relazione era osteggiata dalle due famiglie che erano divise anche per le loro tendenze politiche: l’una, la famiglia De Nobili, fedele al governo borbonico, l’altra, i Marincola, progressista e rivoluzionaria, appoggiava la politica indipendentista carbonara. Saverio, ogni sera incontrava Adele sotto la sua finestra (l’ultima finestra a destra della facciata anteriore di Palazzo De Nobili) e qui i due con la paura di essere scoperti dai fratelli di lei, si lanciano baci e promesse d’amore. Ma, una sera, il maggiore dei fratelli di Adele si accorge della tresca, apre il portone principale del palazzo ed affronta a duello Saverio; quest’ultimo si difende ma poi riesce a fuggire, incalzato non solo dal maggiore, ma anche dagli altri due fratelli della fanciulla. Ad Adele, che viene reclusa nella sua stanza, ma il Marincola escogita un piano per poterla rivedere, facendo in modo che ella non rischiasse di farsi scoprire. Saverio arrivava la sera sotto Palazzo De Nobili in sella al suo cavallo, i cui zoccoli erano ferrati d’argento in modo tale che il suono emesso durante il galoppo fosse diverso da quello degli altri cavalli che normalmente avevano gli zoccoli in ferro. Quel suono, per Adele, era un segnale, ed ella si affacciava alla sua finestra per rivedere e salutare l’amato. La storia non evolve per almeno sei mesi; quando, una sera, intorno alle ore 21.00, il Marincola, provenendo dalla zona di Catanzaro Lido, dove si era recato ad ispezionare alcuni latifondi, viene appostato, nei pressi della salita di rione Samà, e fermato da alcuni colpi di carabina che alcuni sconosciuti gli sparano contro: soccorso da alcuni presenti, morirà dopo due ore. Alla notizia della morte di Saverio, Adele si rinchiude nel suo dolore. Non mangia, non dorme, non vuole vedere nessuno. La magistratura indaga e scopre i colpevoli: sono i fratelli di Adele. I tre fratelli De Nobili fuggono nottetempo salpando verso l’isola di Corfù. Adele, affranta, lascia il palazzo, arriva in carrozza fino a Pizzo Calabro e qui s’imbarca per Napoli dove viene accolta nel Convento delle “Murate Vive”. E’ qui, divenuta suora, che trascorrerà il resto della sua vita. Intanto i fratelli, dall’isola di Corfù, condannati in contumacia, fanno sapere agli operatori di giustizia che, se il loro reato fosse stato perdonato, avrebbero rivelato alle autorità di una certa operazione rivoluzionaria che, dall’isola di Corfù, sarebbe approdata sulle coste calabresi per tentare di far insorgere gli animi al patriottismo, contro i Borboni. Questa spedizione, in effetti, era capitanata da due fratelli che, ufficiali nella Marina Austriaca, nel 1841 disertarono per la causa dell’unità e libertà d’Italia e fondarono la società segreta “Esperia”, affiliata nel 1842 alla Giovine Italia di Mazzini. I due fratelli erano i famosi Attilio ed Enrico Bandiera (Venezia 1810 e 1819, vallone di Rovito, Cosenza 1844) che sbarcarono in Calabria per fomentare una sollevazione ed, appunto, furono traditi e fucilati il 25 luglio 1844 a Cosenza per la delazione dei fratelli De Nobili. In conseguenza alla loro delazione, i fratelli De Nobili, furono prosciolti dalla condanna di omicidio e fu permesso loro di rientrare in Calabria. Il più piccolo di loro cercò di farsi perdonare dalla sorella ed andò a trovarla a Napoli pur sapendo che era difficile vederla ma, ella rifiutò risolutamente di incontrarlo. Adele si considerava morta per il mondo intero e non avendo il coraggio di uccidersi, aveva deciso, pur soffrendo enormemente, di essere per sempre il simbolo del rimorso per i fratelli che si erano macchiate le mani di sangue. Dopo la morte di Adele, molti testimoni giurano di aver visto una figura spettrale, vestita da suora, aggirarsi nel Palazzo De Nobili. Molti di essi sono gli impiegati del Comune di Catanzaro che, anche durante il giorno, vengono disturbati da rumori improvvisi (come lo strano trascinarsi di catene), spostamento di oggetti e improvviso chiudersi o aprirsi di porte. Inoltre, la notte, gli uomini di vigilanza dell’agenzia: “Buccafurri”, dichiarano di rimanere con molto disagio nell’atrio del Municipio e, soprattutto, di essere timorosi nel fare il giro d’ispezione per le stanze, dato che alcuni di essi hanno visto e sentito lo spettro di Adele. E’ uno spirito ancora carico di rancore e di odio per la morte ingiusta del suo amato Saverio, vittima incolpevole di un amore non realizzato. Il fantasma della fanciulla torna nella casa paterna, nella speranza di rivedere ancora una volta quello di Saverio, ma non può più farlo perché affacciarsi alla finestra della sua stanza è impossibile, in quanto, nel frattempo, è stata murata. L’anima della suora vaga poiché dannata. Non è stata, in effetti, la fede a farle prendere i voti, ma la disperazione e l’odio, quindi il suo giuramento verso Dio fu falso e ciò la condanna a vagare per sempre.
Palazzo De Nobili. Catanzaro. Adele De Nobili
Adele, suora fantasma
La storia si pone fra la fine degli anni 1830 – 1840 a cavallo del periodo storico carbonaro-rivoluzionario racconta di una disgrazia catanzarese di due famiglie fra le più note della città s’innamorarono.
Lei, Adele, figlia del marchese De Nobili (già deceduto al tempo del nostro racconto) era appena ventenne e viveva nel suo palazzo (Palazzo De Nobili, appunto, oggi sede del Municipio) insieme alla madre e ai suoi tre fratelli. Lui, Saverio Marincola, figlio dell’omonima casata nobiliare, è il personaggio maschile. I due s’incontravano furtivamente in quanto la loro relazione era osteggiata dalle due famiglie che erano divise anche per le loro tendenze politiche: l’una, la famiglia De Nobili, fedele al governo borbonico, l’altra, i Marincola, progressista e rivoluzionaria, appoggiava la politica indipendentista carbonara. Saverio, ogni sera incontrava Adele sotto la sua finestra (l’ultima finestra a destra della facciata anteriore di Palazzo De Nobili) e qui i due con la paura di essere scoperti dai fratelli di lei, si lanciano baci e promesse d’amore. Ma, una sera, il maggiore dei fratelli di Adele si accorge della tresca, apre il portone principale del palazzo ed affronta a duello Saverio; quest’ultimo si difende ma poi riesce a fuggire, incalzato non solo dal maggiore, ma anche dagli altri due fratelli della fanciulla. Ad Adele, che viene reclusa nella sua stanza, ma il Marincola escogita un piano per poterla rivedere, facendo in modo che ella non rischiasse di farsi scoprire. Saverio arrivava la sera sotto Palazzo De Nobili in sella al suo cavallo, i cui zoccoli erano ferrati d’argento in modo tale che il suono emesso durante il galoppo fosse diverso da quello degli altri cavalli che normalmente avevano gli zoccoli in ferro. Quel suono, per Adele, era un segnale, ed ella si affacciava alla sua finestra per rivedere e salutare l’amato. La storia non evolve per almeno sei mesi; quando, una sera, intorno alle ore 21.00, il Marincola, provenendo dalla zona di Catanzaro Lido, dove si era recato ad ispezionare alcuni latifondi, viene appostato, nei pressi della salita di rione Samà, e fermato da alcuni colpi di carabina che alcuni sconosciuti gli sparano contro: soccorso da alcuni presenti, morirà dopo due ore. Alla notizia della morte di Saverio, Adele si rinchiude nel suo dolore. Non mangia, non dorme, non vuole vedere nessuno. La magistratura indaga e scopre i colpevoli: sono i fratelli di Adele. I tre fratelli De Nobili fuggono nottetempo salpando verso l’isola di Corfù. Adele, affranta, lascia il palazzo, arriva in carrozza fino a Pizzo Calabro e qui s’imbarca per Napoli dove viene accolta nel Convento delle “Murate Vive”. E’ qui, divenuta suora, che trascorrerà il resto della sua vita. Intanto i fratelli, dall’isola di Corfù, condannati in contumacia, fanno sapere agli operatori di giustizia che, se il loro reato fosse stato perdonato, avrebbero rivelato alle autorità di una certa operazione rivoluzionaria che, dall’isola di Corfù, sarebbe approdata sulle coste calabresi per tentare di far insorgere gli animi al patriottismo, contro i Borboni. Questa spedizione, in effetti, era capitanata da due fratelli che, ufficiali nella Marina Austriaca, nel 1841 disertarono per la causa dell’unità e libertà d’Italia e fondarono la società segreta “Esperia”, affiliata nel 1842 alla Giovine Italia di Mazzini. I due fratelli erano i famosi Attilio ed Enrico Bandiera (Venezia 1810 e 1819, vallone di Rovito, Cosenza 1844) che sbarcarono in Calabria per fomentare una sollevazione ed, appunto, furono traditi e fucilati il 25 luglio 1844 a Cosenza per la delazione dei fratelli De Nobili. In conseguenza alla loro delazione, i fratelli De Nobili, furono prosciolti dalla condanna di omicidio e fu permesso loro di rientrare in Calabria. Il più piccolo di loro cercò di farsi perdonare dalla sorella ed andò a trovarla a Napoli pur sapendo che era difficile vederla ma, ella rifiutò risolutamente di incontrarlo. Adele si considerava morta per il mondo intero e non avendo il coraggio di uccidersi, aveva deciso, pur soffrendo enormemente, di essere per sempre il simbolo del rimorso per i fratelli che si erano macchiate le mani di sangue. Dopo la morte di Adele, molti testimoni giurano di aver visto una figura spettrale, vestita da suora, aggirarsi nel Palazzo De Nobili. Molti di essi sono gli impiegati del Comune di Catanzaro che, anche durante il giorno, vengono disturbati da rumori improvvisi (come lo strano trascinarsi di catene), spostamento di oggetti e improvviso chiudersi o aprirsi di porte. Inoltre, la notte, gli uomini di vigilanza dell’agenzia: “Buccafurri”, dichiarano di rimanere con molto disagio nell’atrio del Municipio e, soprattutto, di essere timorosi nel fare il giro d’ispezione per le stanze, dato che alcuni di essi hanno visto e sentito lo spettro di Adele. E’ uno spirito ancora carico di rancore e di odio per la morte ingiusta del suo amato Saverio, vittima incolpevole di un amore non realizzato. Il fantasma della fanciulla torna nella casa paterna, nella speranza di rivedere ancora una volta quello di Saverio, ma non può più farlo perché affacciarsi alla finestra della sua stanza è impossibile, in quanto, nel frattempo, è stata murata. L’anima della suora vaga poiché dannata. Non è stata, in effetti, la fede a farle prendere i voti, ma la disperazione e l’odio, quindi il suo giuramento verso Dio fu falso e ciò la condanna a vagare per sempre.

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
ajalà chi papellu chi scrivisti!!!!
_________________
A pensare male si fà peccato, ma molto spesso si indovina. (Giulio Andreotti).

dirramatore- Numero di messaggi: 806
Data d'iscrizione: 27.12.08
Età: 32
Località: Simeri Crichi - Vigna Ranna

Re: FATTI E FATTARELLI DI SELLIA .......E DINTORNI
Si , a reggiuna, ma armenu t'anu piaciutu?

ZEUS- Numero di messaggi: 263
Data d'iscrizione: 05.10.09
Pagina 2 su5 •
1, 2, 3, 4, 5 
Permesso del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum

