IL NOME GEOVA

Pagina 1 di 3 1, 2, 3  Seguente

Andare in basso

IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 0:47

Sembra che tutti siamo contro i testimoni di Geova, però non è così in realtà. Come dissi in un mio messaggio sull'altro 3D, :
"chi predica ha sulle sue spalle una enorme responsabilità: riportare la parola di Dio nella sua originalità" . I TdG insegnano , come prima cosa, che Dio ha un nome ed è Geova. E' vero che le traduzioni hanno sostituito il nome JHWH con Signore o Eterno , ma non è vero che questo nome sia GEOVA. Gli ebrei fecero di tutto per cercare di non pronunciare questo nome che vuole dire: IO SONO COLUI CHE SONO :
Esodo 3:13 Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?»
Esodo 3:14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi"».
Esodo 3:15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "JHWH, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione.

Gli ebrei , utilizzavano il nome ADONAI(signore) nella loro lingua : per non pronunciare JHWH , presero le vocali di ADONAI e le inserirono alle consonanti JHWH . Venne fuori il nome JEHOWAH(in latino) da cui GEOVA. Ma Geova non vuol dire niente. E' cme prendere le consonanti di ETERNO e mettervi le vocali di SIGNORE. Che viene fuori? un nome che nn vuol dire niente.
Ora se i TdG vogliono chiamare Dio, Geova , ok. Però non mi sembra corretto che debbano convincere il popolo che questo sia il vero nome di DIO.

avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Mar 15 Feb - 3:21

GEOVA


Definizione: Nome proprio del solo vero Dio, nome che egli stesso si è dato. Geova è il Creatore e di conseguenza il legittimo Sovrano dell’universo. “Geova” è la versione italiana del Tetragramma ebraico, יהוה, che significa “Egli fa divenire”. Queste quattro lettere ebraiche si possono rappresentare in molte lingue con le lettere JHVH o YHWH.


Dove si trova il nome di Dio in alcune delle principali traduzioni bibliche?


Vecchio e Nuovo Testamento, tradotti da Antonio Martini: Nelle note ad Esodo 3:14 e 15 dice fra l’altro: “La maniera di pronunziare il nome incomunicabile di Dio è diversa negli antichi autori . . . I più lo pronunziano Jehovah . . . Con questo nome Jehovah io sarò rammentato, e invocato ne’ tempi avvenire”.


La Sacra Bibbia, di Giovanni Diodati: In varie edizioni riporta il nome “Geova” nell’intestazione di pagina 584 e nella soprascritta di Isaia 41.


Versione Riveduta, di Giovanni Luzzi: Nelle note a Esodo 3:15 e 6:3 usa la forma Jahveh. Nella nota a Matteo 1:21 usa la forma Gèova. In Genesi 22:14 ha “Iehovah” come parte di un nome composto.


La Sacra Bibbia, a cura del Pontificio Istituto Biblico: Usa varie volte “Jahve”, ad esempio in Esodo 3:15; 6:2; Salmo 83:19. (Questa e altre traduzioni che usano il nome di Dio in vari luoghi non dovrebbero coerentemente usarlo tutte le volte che il Tetragramma ricorre nel testo ebraico?)


La Bibbia Concordata: Usa “Iavè” in Salmo 83:19.


La Bibbia, a cura di Fulvio Nardoni: Il nome “Jahweh” vi ricorre più volte, ad esempio in Esodo 6:2, 3, 6, 8; Isaia 1:24; 3:1; 10:33; 26:4; 40:10; 51:22; 61:1, ecc.


Versioni di Salvatore Garofalo, di Luigi Moraldi, di Bonaventura Mariani: Usano regolarmente il nome di Dio in tutte le Scritture Ebraiche, a cominciare da Genesi 2:4.


La Sacra Bibbia, delle Edizioni Paoline: Alcune volte ha “Jahvé” nel testo, come in Esodo 6:2, 3 e Geremia 1:6. L’edizione del 1970 ha “Jahvé” in Salmo 83:19, al posto di “il Signore” di edizioni precedenti.


La Sacra Bibbia, versione della CEI: Nella nota in calce a Esodo 3:14, 15 ha “JHWH”; nella nota a 1 Maccabei 3:18 parla del “nome santo di Dio Jahveh”.


La Bibbia di Gerusalemme: Il nome di Dio è menzionato in varie note in calce, come quelle su Esodo 3:13, Isaia 42:8, ecc.


La Sacra Bibbia, a cura di Giuseppe Ricciotti: Menziona il nome divino nelle note a Esodo 3:14; 6:2, 3; Gioele 3:12; Giona 4:10, 11.


Nuovissima Versione della Bibbia (Edizioni Paoline): Riporta il nome divino nella nota ad Esodo 6:2-8.


Il Nuovo Testamento e i Salmi, a cura di Giovanni Luzzi: Oltre che nella nota a Matteo 1:1, usa regolarmente “Jahveh” nella traduzione dei Salmi.


Il Nuovo Testamento e i Salmi, a cura di Oscar Cocorda: Usa varie volte “Iaveh” nei Salmi, ma in Salmo 83:18 ha “JEHOVA”.


Traduzione del Nuovo Mondo: Questa traduzione usa il nome Geova sia nelle Scritture Ebraiche che in quelle Greche Cristiane, complessivamente 7.210 volte.


The Emphatic Diaglott, di Benjamin Wilson: In questa traduzione delle Scritture Greche Cristiane il nome Geova si trova in Matteo 21:9 e in 17 altri passi.




Perché molte traduzioni della Bibbia non usano il nome personale di Dio o lo usano solo qualche volta?



A pagina 41 della prefazione, la versione a cura del Pontificio Istituto Biblico dice: “Per esprimere l’idea di Dio la lingua ebraica dispone di molti termini. Il più frequente (1.440 volte nel Pentateuco, più di 6.800 volte in tutta la Bibbia) è ‘Jahve’ . . . , nome proprio, come personale”. Spiegando poi i motivi per cui traduce quasi sempre Jahve con “il Signore”, in una nota della stessa pagina dice: “Il Signore non è propriamente la traduzione di ‘Jahve’ . . . ma sì di ‘Adonai’. Ora la tradizione ebraica . . . prescrive appunto di leggere ‘Adonai’ ogni qualvolta nel testo è scritto ‘Jahve’, ed è pratica antichissima, . . . al cuore cristiano la voce ‘il Signore’ manda un suono ben noto e commovente, ‘Jahve’ non gli dice nulla, e noi vogliamo che nella nostra versione la parola di Dio vada diritta al cuore del lettore”. (Perciò, nell’eliminare quasi del tutto dalla Sacra Bibbia il nome personale del suo divino Autore, nome che nel testo originale ebraico ricorre più spesso di qualsiasi altro nome o titolo, i traduttori si sono basati sul loro proprio concetto di ciò che è appropriato. Ammettono di aver seguito l’esempio degli aderenti al giudaismo, ai quali Gesù disse: “Avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione”. — Matt. 15:6).



Quei traduttori che si sono sentiti in dovere di includere il nome personale di Dio almeno una volta o alcune volte nel testo principale, pur non riportandolo tutte le volte che compare in ebraico, hanno evidentemente seguito l’esempio di William Tyndale, che incluse il nome divino nella traduzione del Pentateuco pubblicata nel 1530, ponendo così fine alla consuetudine di omettere del tutto il nome di Dio.



Gli ispirati scrittori delle Scritture Greche Cristiane usarono il nome Geova?


Nel IV secolo, Girolamo scrisse: “Matteo, che è anche Levi, e che da pubblicano divenne apostolo, per primo compose un Vangelo di Cristo in Giudea nella lingua e nei caratteri ebraici, a beneficio di quelli della circoncisione che avevano creduto”. (De viris inlustribus, cap. III) Questo Vangelo include 11 citazioni dirette di brani delle Scritture Ebraiche contenenti il Tetragramma. Non c’è alcun motivo per ritenere che Matteo non abbia citato i brani così com’erano nel testo ebraico dal quale citava.


Altri scrittori ispirati che redassero parti delle Scritture Greche Cristiane citarono centinaia di brani dalla Settanta, una traduzione greca delle Scritture Ebraiche. Molti di questi brani includevano il Tetragramma ebraico nel testo greco, così come attestano antiche copie della Settanta. In armonia con l’atteggiamento di Gesù stesso nei confronti del nome del Padre suo, i discepoli di Gesù avrebbero senz’altro conservato quel nome in tali citazioni. — Confronta Giovanni 17:6, 26.


Scrivendo nel Journal of Biblical Literature, George Howard, dell’università della Georgia, afferma: “Sappiamo di sicuro che i giudei di lingua greca continuarono a scrivere יהוה nelle loro Scritture greche. Inoltre, è molto improbabile che i primi cristiani ebrei di lingua greca, che erano conservatori, si distaccassero da questa usanza. Anche se in riferimenti secondari a Dio usarono probabilmente le parole [Dio] e [Signore], sarebbe stato molto strano che togliessero il Tetragramma dal testo biblico stesso. . . . Dato che il Tetragramma era ancora scritto nelle copie della Bibbia greca che formavano le Scritture della chiesa primitiva, è ragionevole credere che gli scrittori del NT [Nuovo Testamento], citando la Scrittura, conservassero il Tetragramma nel testo biblico. . . . Ma quando fu tolto dal VT [Vecchio Testamento] greco, fu tolto anche dalle citazioni del VT nel NT. Pertanto, verso l’inizio del secondo secolo, l’uso di sostituti deve aver fatto sparire il Tetragramma da entrambi i Testamenti”. — Vol. 96, n. 1, marzo 1977, pp. 76, 77.




Qual è la corretta pronuncia del nome divino? Geova o Yahweh?


Nessun uomo può oggi sapere con certezza come lo si pronunciasse in origine in ebraico. Perché? In origine nell’ebraico biblico si scrivevano solo le consonanti, senza vocali. Finché la lingua fu di uso quotidiano, i lettori non ebbero difficoltà ad aggiungere le vocali opportune. Col tempo, però, sorse fra gli ebrei una superstizione secondo cui era sbagliato pronunciare ad alta voce il nome proprio di Dio, per cui si servivano di termini sostitutivi. Secoli dopo, studiosi ebrei svilupparono un sistema di punti per rappresentare le vocali da usarsi nel leggere l’ebraico antico, ma, per quanto riguarda le quattro consonanti che rappresentano il nome divino, le vocalizzarono con le vocali dei termini sostitutivi. Così la pronuncia originale del nome divino andò perduta.


Molti studiosi preferiscono la pronuncia “Yahweh”, ma vi è incertezza al riguardo e gli studiosi non sono concordi. D’altra parte, “Geova” è la pronuncia più nota e tradizionalmente accettata, essendo stata in uso per secoli nella lingua italiana. — Vedi alla voce “Geova” il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, XI ediz.; il Novissimo Dizionario della Lingua Italiana, di Fernando Palazzi; il Dizionario della lingua italiana, di Devoto e Oli.



J. B. Rotherham, nella sua Emphasised Bible, usò in tutte le Scritture Ebraiche la forma Yahweh. Ma in seguito, nei suoi Studies in the Psalms, usò la forma “Jehovah” (Geova), spiegando: “JEHOVAH — L’uso di questa forma inglese del nome commemorativo . . . nella presente versione del Salterio non è dovuto ad alcun dubbio circa la pronuncia più corretta, Yahwéh, ma esclusivamente alla constatazione personale dell’utilità di non discostarsi dalla forma più nota all’occhio e all’orecchio del pubblico in una questione come questa, dove la cosa principale è che il nome divino venga riconosciuto con facilità”. — Londra, 1911, p. 29.



Dopo aver discusso varie pronunce, il professore tedesco Gustav Friedrich Oehler concluse dicendo: “Da questo punto in poi uso la parola Geova, perché in effetti questo nome è stato adottato nel nostro vocabolario, e non può essere sostituito”. — Theologie des Alten Testaments, seconda edizione, Stoccarda, 1882, p. 143.


Lo studioso gesuita Paul Joüon afferma: “Invece della (presunta) forma Yahweh, nelle nostre traduzioni abbiamo usato la forma Jéhovah . . . che è la forma letteraria convenzionale in francese”. — Grammaire de l’hébreu biblique, Roma, 1923, nota in calce a p. 49.


La maggior parte dei nomi subiscono qualche trasformazione da una lingua all’altra. Gesù era ebreo di nascita, e in ebraico il suo nome si pronunciava forse Yeshùa‛, ma gli scrittori ispirati delle Scritture Cristiane non esitarono a usare la forma greca del nome, Iesoùs. Nella maggioranza delle altre lingue la pronuncia è leggermente diversa, ma ci sentiamo liberi di usare la forma comune nella nostra lingua. Lo stesso vale per altri nomi biblici. Come possiamo dunque mostrare il dovuto rispetto per Colui al quale appartiene il nome più importante di tutti? Non menzionando o non scrivendo mai il suo nome perché non sappiamo esattamente come si pronunciasse in origine? O, piuttosto, usando la pronuncia e la grafia comuni nella nostra lingua, lodando Colui al quale esso appartiene e comportandoci quali suoi adoratori in una maniera che gli reca onore?


Perché è importante conoscere e usare il nome personale di Dio?



Si può avere un’intima relazione con qualcuno di cui non si conosce il nome? Per coloro che non conoscono il Suo nome, Dio spesso è solo una forza impersonale, non una Persona reale che conoscano e amino e alla quale possano parlare di cuore in preghiera. Se pregano, le loro preghiere sono puramente rituali, ripetizioni formali di espressioni imparate a memoria.


I veri cristiani hanno ricevuto da Gesù Cristo l’incarico di fare discepoli di persone di tutte le nazioni. Nell’ammaestrare queste persone, come si può precisare l’identità del vero Dio così da distinguerlo dai falsi dèi delle nazioni? Solo chiamandolo col Suo nome personale come fa la Bibbia. — Matt. 28:19, 20; 1 Cor. 8:5, 6.


Eso. 3:15: “Dio disse . . . a Mosè: ‘Devi dire questo ai figli d’Israele: “Geova l’Iddio dei vostri antenati . . . mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome a tempo indefinito, e questo è il memoriale di me di generazione in generazione’”.


Isa. 12:4: “Rendete grazie a Geova! Invocate il suo nome. Fate conoscere fra i popoli le sue gesta. Menzionate che il suo nome dev’essere innalzato”.


Ezec. 38:17, 23: “Il Sovrano Signore Geova ha detto questo: ‘. . . E certamente mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere davanti agli occhi di molte nazioni; e dovranno conoscere che io sono Geova’”.


Mal. 3:16: “Quelli che avevano timore di Geova parlarono gli uni con gli altri, ciascuno col suo compagno, e Geova prestava attenzione e ascoltava. E si cominciò a scrivere dinanzi a lui un libro di memorie per quelli che avevano timore di Geova e per quelli che pensavano al suo nome”.


Giov. 17:26: “[Con riferimento ai suoi seguaci, Gesù disse in preghiera al Padre suo:] Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, affinché l’amore col quale mi hai amato sia in loro e io unito a loro”.


Atti 15:14: “Simeone ha narrato completamente come Dio per la prima volta rivolse l’attenzione alle nazioni per trarne un popolo per il suo nome”.




http://www.watchtower.org/i/20040122/article_01.htm


Ultima modifica di armando mirante il Mer 30 Mar - 2:30, modificato 4 volte
avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 14:52

Avevo scritto un post ma le risponderò un pò alla volta dato che ha fatto molte citazioni.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 14:58

L'interpretazione del tetragramma si basa su un passo del Libro dell'Esodo (3.14): in tale versetto esso è solitamente tradotto in italiano con "io sono". La frase completa è tradotta: "io sono ciò che sono", "io sono colui che è", "io sono colui che sono" o ancora "io sono io-sono".
La Jewish encyclopedia riporta:
« è possibile determinare con un buon grado di certezza la pronuncia storica del Tetragramma, e il risultato è in accordo con l'affermazione contenuta in Esodo 3,14, nel quale la radice verbale si rivela come "Io sarò", una frase che è immediatamente preceduta dall'affermazione completa "Io sarò ciò che sarò", oppure, come nelle versioni in italiano (o in inglese) "Io sono" e "Io sono colui che è l'essere". Il nome deriva dalla radice del verbo essere, ed è visto come un imperfetto. Questo punto è decisivo per la pronuncia poiché l'etimologia è basata in questo caso sulla parola nota. Gli esegeti più antichi, come Onkelos, i Targumin di Gerusalemme e lo pseudo-Gionata considerano Ehyeh e Ehyeh asher Ehyeh come il nome della Divinità, e accettano l'etimologia di hayah: "essere" »
Il versetto potrebbe anche significare "io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere" oppure "Io sono l'essenza dell'essere"; il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera e che attualmente è fuori del tempo.[3]
Con ciò YHWH dice a Mosè di essere colui che è sempre presente a favore del suo popolo. Il nome di Dio assume così un doppio significato:
storico-salvifico: io sono colui che è presente per salvare il mio popolo dalla schiavitù d'Egitto; si ritiene che tale significato sia il più fedele al contesto in cui il nome appare.
metafisico: io sono colui che esiste di per sé; Dio rivela a Mosè di essere l'Essere in quanto essere. Tale significato è stato sviluppato in epoca cristiana, soprattutto nell'ambito della riflessione metafisica e ontologica. Infatti, le caratteristiche di YHWH corrispondono a quelle che Parmenide aveva definito per l'essere (immutabilità, incorruttibilità, eternità...).
Per altri ebraisti[quali?], יהוה è una forma verbale, causativo imperfetto di הוה (hawàh, "divenire")[4], traducibile con "Egli fa divenire". Questo nome sottintende che chi lo porta sia il creatore che "fa divenire", porta all'esistenza le cose o diviene qualsiasi cosa voglia per adempiere la sua volontà. In seconda analisi può essere tradotto come "Colui che verrà", rivelando la sua incarnazione nel Messia.[senza fonte]
Secondo un'altra teoria non molto affermata, al tempo di Mosè in Egitto la luna era indicata dal termine Jah e dunque Jah-wah poteva essere il termine preciso per luna-crescente. Il Dio ebraico deriverebbe quindi da una divinità lunare[senza fonte].
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 14:59

In assenza di una vocalizzazione precisa, ogni traduttore moderno deve usare un criterio per inserire nel tetragramma le vocali che permettano di leggerlo in una delle lingue correnti. Nelle edizioni odierne della Bibbia il nome può essere pertanto trascritto in vari modi, a seconda delle ipotesi sottese.
Le vocalizzazioni più conosciute sono:
A E (Yahweh)
E O A (Yehowah, da cui, in italiano, Geova)
La vocalizzazione O A I sembra molto forzata. È accettata la vocalizzazione A E, che fa riferimento al testo del capitolo 3 del libro dell'Esodo in cui Dio rivela il suo nome a Mosè. In questo caso dal testo si evince che יהוה è una forma arcaica del verbo essere in ebraico (hawah, moderno hajah), significante "Egli è", in una forma causativa del verbo.
Forzata è anche la vocalizzazione I I, che deriverebbe da un'altra trascrizione (יי). Si tenga poi presente che la lettera vav (ו), una volta vocalizzata in O o U, perde il suono V per assumere un suono puramente vocalico, quindi il tetragramma potrebbe essere una sequenza di soli suoni vocalici.
In tempi recenti, altri studiosi[quali?] hanno analizzato alcuni nomi ebraici di persone o luoghi contenuti nelle scritture che contengono una forma abbreviata del nome divino. Le ipotesi scaturite da questi studi separati si concentrano su una fonetizzazione con tre sillabe, come ad esempio Yahowah o Yahuwah (così George Wesley Buchanan, professore emerito del Wesley Theological Seminary di Washington).
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 15:05

Yahweh (Jahvè)
Questa forma è quella sulla quale si ha il consenso della maggior parte degli studiosi. Si ritiene che sia derivata dalla pronuncia samaritana del nome divino. Infatti Teodoreto (vissuto approssimativamente tra il 393 e il 457), riferendosi al modo di pronunciare dei Samaritani, trascrisse il nome in greco come Jabe. Gli studiosi[quali?] hanno pertanto inserito le vocali del samaritano Jabe nelle originali consonantiche ebraiche, pronunciando così Yahweh. La pronuncia Yahweh è inoltre riportata da Clemente Alessandrino, che ne deriva la fonetizzazione dal verbo essere in ebraico, legato anche ad un'interpretazione di Esodo 3. Alcuni biblisti tuttavia nutrono dubbi su questi precedenti.

Yehowah (Geova)


Estratto (p. 559) dal Pugio fidei di Raimondo Martí (1270)

Il nome di Dio nella chiesa Cattolica di St. Martinskirche, Olten, Svizzera (1521)
Geova è la forma italiana di יהוה con le vocali di Adonai ("Signore") nella sua forma plurale, Edonà, che è la vocalizzazione specifica del tetragramma biblico come è presente nel testo masoretico, cioè la versione più recente della Bibbia in uso presso gli ebrei.
I punti vocalici così formati (יְהוָה) sono simili ma non identici a quelli presenti in אֲ-דנָי (Adonai, "Signore").
I primi testi che contengono יְהוָה, con la fonetizzazione ottenuta dal testo masoretico, sono stati scritti nel:
1270 ("Jehova", in latino)
1530 ("Ieova", in italiano)
1562 ("Iehova", in italiano)
1778 ("Jehovah", in italiano)
"Geova" in italiano moderno
(si tenga presente che la lettera "J" quasi sempre si pronuncia come la lettera "G" (Jolly, Jeans, Jenny, ecc.)[senza fonte]
Studiosi cattolici hanno talvolta usato questo nome nei secoli passati (ma solo in versioni di studio, mai nella preghiera o nella liturgia o nel catechismo) come la fonetizzazione di un nome di Dio nella Bibbia anche se, sostenendo che è filologicamente errato, ne hanno progressivamente abbandonato l'uso, sostituendolo con Yahweh. Ultimamente si preferisce non vocalizzare affatto il tetragramma. La Chiesa Cristiana Ortodossa ha usato questo nome nello stesso modo durante gli ultimi due secoli.[6] In Italia i Testimoni di Geova hanno usato questo nome in maniera estesa già nel 1903, nel libro di Charles Taze Russell, "Il divin piano dell'Età", tradotto dal professor valdese Daniele Rivoir[7], ufficializzandolo il 26 luglio del 1931 quando hanno assunto l'attuale denominazione. La Chiesa dei Santi degli ultimi giorni sostiene che Geova è il nome di Gesù prima di nascere (Giovanni 8:58 che fa riferimento ad Esodo 3:14), mentre Elohim indicherebbe Dio Padre (Matteo 3:17).[senza fonte]
In latino Jehovah è visibile nelle decorazioni della chiesa cattolica di S. Agata a Santhià (Vercelli), nella forma Jehova è visibile nella volta di uno degli altari minori del duomo di Fossano (Cuneo) e nella forma Jeova sulla soglia del presbiterio della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (Novara). Si riportano di seguito le posizioni di ebrei, cristiani e testimoni di Geova ed altri:

Ebraismo

Nell'ebraismo, oltre ad evitare la vocalizzazione del tetragramma in generale, si ritiene filologicamente errata questa forma, come riportato nel 1908 nella Jewish Encyclopedia [1]:
« Jehovah: Pronuncia scorretta introdotta da teologi cristiani, ma completamente rifiutata dagli ebrei, dell'ebraico יהוה, nome ineffabile di Dio (tetragramma o "Shem ha-Meforash". Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile; è derivata dalla pronuncia delle vocali del "ḳere" (lettura marginale del testo masoretico: "Ado-nay"), con le consonanti di "ketib" (lettura testuale di "יהוה") - poiché la parola Ado_nai (Signore) veniva usata come sostituto di יהוה ogni volta che tale parola compariva, con una sola eccezione, in libri biblici o liturgici. Adonai presenta le vocali "shewa" (il composto sotto il gutturale א diventa semplice sotto י), "ḥolem," e "ḳameẓ," e ciò porta a "Jehovah").
[...]
Queste sostituzioni di Ado_nai ed E-loim al posto di יהוה furono introdotte per evitare la profanazione del Nome Ineffabile.
[...]
La lettura Jehovah è una invenzione relativamente recente. I primi commentatori cristiani riportano che il tetragramma veniva scritto, ma non pronunciato dagli ebrei. Generalmente si ritiene che il nome Jehovah sia stato un'invenzione del confessore di papa Leone X, Pietro Colonna Galatino, "De Arcanis Catholicæ Veritatis," 1518, folio XLIII.) che fu imitato nell'uso di questa forma ibrida da Fagius. Pare tuttavia che anche prima di Galatin questo nome sia stato in uso comune, e compare nel Pugno Fidei di Raymond Martin, scritto nel 1270. »
(Jewish Encyclopedia, voce Jehovah)
Secondo l'Ebraismo, qualsiasi materiale con su scritto o inciso il tetragramma, tanto più se scritto da uno scriba in stato di purità su fogli di pergamena, non può essere gettato via e deve essere custodito in un contenitore apposito chiamato Ghenizah oppure sotterrato in un terreno riservato specificatamente a questo scopo.

Chiese cristiane
La vocalizzazione Jehova o Geova ebbe una certa diffusione fino al XIX secolo ed oltre, soprattutto in ambito protestante, ma attualmente si ritiene filologicamente più corretta l'altra forma di vocalizzazione, per i motivi sopra esposti. Nel mondo inglese comunque si continua ad usare la forma Yehowah, essendo stata diffusa da diverse traduzioni autorevoli come la King James Version.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 15:07

Spero di essere stato esauriente. Il tutto è tratto da WIKIPEDIA.

Inoltre le dirò che molti tra voi hanno ammesso che Geova non è il nome CORRETTO di Dio per quanto citato nel primo post.

Cmq rispetto se lei crede ed è convinto nel nome Geova.
Pace a voi
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Mar 15 Feb - 15:28

Guardi lei stesso afferma:

"Nessun uomo può oggi sapere con certezza come lo si pronunciasse in origine in ebraico. Perché? In origine nell’ebraico biblico si scrivevano solo le consonanti, senza vocali. Finché la lingua fu di uso quotidiano, i lettori non ebbero difficoltà ad aggiungere le vocali opportune. Col tempo, però, sorse fra gli ebrei una superstizione secondo cui era sbagliato pronunciare ad alta voce il nome proprio di Dio, per cui si servivano di termini sostitutivi. Secoli dopo, studiosi ebrei svilupparono un sistema di punti per rappresentare le vocali da usarsi nel leggere l’ebraico antico, ma, per quanto riguarda le quattro consonanti che rappresentano il nome divino, le vocalizzarono con le vocali dei termini sostitutivi. Così la pronuncia originale del nome divino andò perduta".

Legga questi versetti:

Romani 14:21 È bene non mangiar carne, né bever vino, né far cosa alcuna che possa esser d'intoppo al fratello.
Romani 14:22 Tu, la convinzione che hai, serbala per te stesso dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva.
Romani 14:23 Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con convinzione; e tutto quello che non vien da convinzione è peccato.

Ciò che lei mi riporta proviene dalla spiegazione della watchtower. Ma lei ne è convinto?
Non tutte le persone hanno la possibilità di fare ricerca; ci sono pover'uomini che pendono dalle vostre labbra, in base a ciò che predicate. Ciò che essi crederanno dipenderà dalla vostra parola. Voi quindi sarete responsabili dell'istruzione del pover'uomo.

Siete liberi di professare e credere ma sapete che siete responsabili. Se per caso , per ipotesi, dovreste predicare il falso inconsapevolmente credendovi in buonafede, credo che Dio lo vedrà e vi perdonerà. La colpa sarà data a chi vi ha insegnato ecc.. fino ad arrivare al vero colpevole.

Gesù disse : andate e predicate! E' vero ....ma predicare la buona notizia, la sua parola nella sua originalità.


Quanto sopra riportato è solo una mia umile osservazione ma credo vada per logica.

che il Signore ci illumini.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Dom 6 Mar - 20:15

Nel Medioevo il nome di Dio era abbastanza diffuso in Europa. Quel nome, rappresentato dalle quattro consonanti ebraiche conosciute come il Tetragramma e traslitterate di solito YHWH(o JHVH), compariva su monete, su facciate di case, in molti libri e Bibbie, e perfino in alcune chiese cattoliche e protestanti. Tuttavia in tempi recenti `e invalsa la tendenza ad eliminare il nome di Dio dalle traduzioni della Bibbia e ad evitare di usarlo anche in altri contesti. Un’indicazione di questo `e la lettera alle Conferenze episcopali sul nome di Dio datata 29 giugno 2008 ed emanata dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Con questo documento la Chiesa Cattolica ha stabilito che il Tetragramma, nei vari modi in cui viene reso, deve essere sostituito con “Signore”. Il Vaticano ha disposto che il nome di Dio non sia usato ne pronunciato nei canti e nelle preghiere durante le celebrazioni liturgiche.



http://www.notredamedesion.org/fr/dialogue_docsView.php?id=646&categoria=cattolici



http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/26/ratzinger-apre-agli-ebrei-non-usare.html



http://www.gliscritti.it/blog/entry/202




avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Dom 6 Mar - 20:41

Sicuramente è stato un errore togliere il tetragramma dalle traduzioni. Anche se la vera pronuncia è stata persa si doveva lasciare ugualmente il tetragramma. Ma la vera parola di Dio è e rimarrà sempre il testo originale. Purtroppo abbiamo bisogno anche delle traduzioni e sarebbe meglio confrontarne un bel pò :CEI , NUOVA RIVEDUTA, NUOVA DIODATI ,TNM....... . Il passo successivo è il confronto con la Interlineare.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Ven 25 Mar - 3:32

Perché usare il nome di Dio se non se ne conosce la pronuncia esatta?

Nessuno oggi sa esattamente come si pronunciava il nome di Dio in ebraico antico. Tuttavia va notato che il nome proprio di Dio compare nella Bibbia circa 7.000 volte. Quando era sulla terra, Gesù fece conoscere il nome divino e insegnò ai suoi discepoli a pregare per la santificazione di quel nome. (Matteo 6:9; Giovanni 17:6) Perciò una cosa è certa: usare il nome di Dio è della massima importanza per i cristiani. Perché allora oggi non si conosce la pronuncia esatta di questo nome? Principalmente per due motivi.


Primo, circa duemila anni fa, tra gli ebrei si diffuse una tradizione legata alla superstizione secondo cui era sbagliato pronunciare il nome di Dio. Quando nelle Scritture il lettore si imbatteva nel nome divino lo sostituiva con la parola “Signore”. Così, nel corso dei secoli, la pronuncia del nome divino andò perduta.


Secondo, l’ebraico antico si scriveva senza vocali, come si fa con alcune abbreviazioni in italiano o in altre lingue. Chi leggeva aggiungeva a memoria le vocali. Col tempo fu ideato un sistema per impedire che la giusta pronuncia delle parole ebraiche venisse completamente dimenticata. Nella Bibbia ebraica furono aggiunti a ciascuna parola dei segni vocalici. Nel caso del nome divino, però, o non venne aggiunto alcun segno vocalico o vennero aggiunti quelli della parola ebraica per “Signore”, in modo da ricordare al lettore di pronunciare quest’ultima.


Ci sono quindi pervenute solo le quattro consonanti del nome divino, chiamate Tetragramma, che un dizionario definisce “le quattro lettere dell’alfabeto ebraico (JHWH) con le quali viene trascritto, privo di segni per le vocali, il nome di Dio”. (Dizionario italiano De Mauro) Con l’aggiunta delle vocali, dal Tetragramma si è arrivati alla comune forma italianizzata “Geova”.


Alcuni biblisti propendono per la forma “Yahweh”. È forse più vicina alla pronuncia originale? Nessuno può dirlo. Tant’è vero che altri studiosi hanno avanzato delle riserve sull’uso di questa pronuncia. Nelle lingue moderne la pronuncia dei nomi biblici può discostarsi molto da quella originale ebraica, e ben pochi obiettano. Questi nomi fanno ormai parte della nostra lingua e sono facilmente riconoscibili. Lo stesso vale per il nome Geova.


I cristiani del I secolo furono definiti ‘un popolo per il nome di Dio’. Nel predicare usavano quel nome e incoraggiavano altri a invocarlo. (Atti 2:21; 15:14; Romani 10:13-15) Perciò, a prescindere dalla lingua che parliamo, Dio considera importante che usiamo il suo nome, ne comprendiamo il significato e viviamo in armonia con ciò che esso rappresenta.

http://www.watchtower.org/i/20080901a/article_01.htm
http://www.watchtower.org/i/20100701/article_03.htm
avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Ven 25 Mar - 3:50







avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Ven 25 Mar - 9:28

Come è stata conclusa la discussione con altri TdG, riporto alcuni argomeni trattati. La WTS sa benissimo che YEHOWAH è un nome che deriva dalla vocalizzazione del tetragramma ad opera di un frate cattolico nel 13 secolo. YEHOWAH è un nome che si può costruire con le vocali EOA inventate. Ce ne sono ovviamente tanti altri.
Il fatto è che oggi sappiamo con certezza che :
tutte le pronunce del tetragramma sono ipotizzabili, giacché non conosciamo quella originale. Tutte, eccettuata Jehovah (meglio sarebbe trascrivere Yehovah, altrimenti c’è il rischio che si legga Gehovah, con la j=g; già gli americani, poverini, hanno fatto questo errore).
Questa verità va ribadita: è possibile ipotizzare tutte le pronunce, ma non Yehovah. Il motivo è molto semplice: i masoreti camuffarono il tetragramma con le vocali di Adonày proprio per non far pronunciare quello vero, quindi Yehovah è sicurissimamente falso.


Tutti i nomi ebraici in lingua originale mancano di vocali ma la loro pronuncia è arrivata oralmente. Anche se non è esatta poco importa perchè si tratta di uomini e basta che sappiamo che facciamo riferimento a loro. Per Yeshùa nei primi secoli si sapeva l'esatta pronuncia. Il nome evoluto e riportato in italiano sarebbe Giosuè..ma noi lo chiamiamo Gesù per distinguerlo dall'altro nome biblico. In ogni caso cade ogni appiglio su YEHOWAH perchè di YHWH non si conosce affatto la pronuncia, nessuna vocalizzazione.

I nomi dovrebbero rimanere nella lingua originale comunque. SE Yehoshùa e Gesù non sono la stessa cosa....sappiamo con certezza che il primo nome esiste e si conosce la pronunca da cui si può arrivare ad un nome italiano (come in altra lingua)..nulla di nuovo. Di YHWH non conosciamo affatto la pronuncia se non quella adottata dai masoreti (che in ogni caso non è YEHOWAH). In particolare il frate cattolico del 13 secolo diffuse questo nome. YEHOWAH è utilizzato in passato e nei secoli passati per questo motivo. Tale nome compare in molti dizionari (ma non solo quello) per questi motivi. Compare anche YAHWEH comunque. Compare anche in alcuni film come "indiana jones e l'ultima crociata"..ma che vuol dire?

Riepiloghiamo:
La vocalizzazione di YHWH fu il risultato della combinazione del tetragramma con le vocali di Adonày. Così facendo, i masoreti avvertivano il lettore di leggere proprio Adonày al posto del tetragramma.

· Un frate cattolico, quando decifrò i punti vocalici, ritenne erroneamente che le vocali poste dai masoreti al tetragramma fossero quelle giuste.

· Da allora quella forma senza senso fu adottata fino all’inizio del 20° secolo, quando gli studiosi scoprirono la verità.

· Anziché adeguarsi, la Watchtower continuò a difendere l’indifendibile, appellandosi alla tradizione. Che tale tradizione sia assolutamente sbagliata, continua a non importarle nulla.

LA GIUSTIFICAZIONE DEI NOMI
Prendimo ad esempio il nome ebraico Yirmeyàhu : come questo nome vero sia almeno simile al nostro equivalente Geremia. La vostra tesi è che, dato che la pronuncia attuale è lontana da quella originale, la pronuncia di Geova è similmente lontana ma dobbiamo accettarla come accettiamo quella di Geremia. La vostra conclusione per giustificare tale accettazione è che “qualsiasi nome noi usiamo perde qualsiasi assonanza col nome originale”. Inoltre sostenete: “A noi non interessa il nome originale, perché se incominciassimo a pronunciare sempre Yiermeyahu, moltissimi non mi capirebbero !”.


C è la sostanziale differenza tra l’evoluzione dei due nomi.

Geremia. Questo nome, partendo dall’originale ebraico, è arrivato a noi nel corso dei secoli evolvendosi. Ciò vale per tutti i nomi di cose, animali e persone che ereditiamo dal latino. Così, la parola traslato deriva dal latino trans (= oltre) e dal latino latum (= portato); il nome Cesare deriva dal latino Caesar; e così via. Sono rari i nomi che manteniamo nell’originale latino, come media e summit (che gli ignoranti pronunciano “midia” e “sammit”, scambiandoli per inglesi). In Italiano abbiamo poi anche nomi derivati dall’ebraico, come Giovanni e, appunto, Geremia. La loro forma (e quindi pronuncia) attuale italiana si è evoluta dall’originale ebraico. Il punto è che in ebraico i nomi originali Yochanàn e Yrmeyàhu erano nomi veri usati presso gli ebrei.

Geova. Questo nome è l’evoluzione di un nome mai esistito. Da dove viene? Dalla lettura ingenua, assurda e sbagliata che un frate cattolico fece per primo del tetragramma vocalizzato dai masoreti. Ignorando del tutto lo stratagemma masoretico, quel frate cadde nella trappola. E da allora, tutti dietro.

Anche gli studi di Buchanan non prendono in considerazione YEHOWAH:
Secondo George Buchanan, professore emerito del Wesley Theological Seminary di Washington, la risposta è sì. Buchanan spiega: "Anticamente i genitori erano soliti dare ai figli nomi che derivavano da quelli delle loro divinità. Ciò significa che pronunciavano il nome dei figli come quello della divinità. Il Tetragramma era usato nei nomi di persona, e c'era sempre la vocale mediana".
Prendiamo ad esempio alcuni nomi propri contenuti nella Bibbia che incorporano una forma abbreviata del nome di Dio. Gionatan, che nella Bibbia ebraica compare nelle forme Yohnathàn o Yehohnathàn, significa "Yaho o Yahowah ha dato", dice Buchanan. Il nome del profeta Elia in ebraico è ʼEliyàh o ʼEliyàhu. Secondo Buchanan, il nome significa: "Il mio Dio è Yahu o Yahu-wah". Analogamente il nome ebraico reso Giosafat è Yehohshafàt, che significa "Yaho ha giudicato".
Secondo questo studioso sulla base degli antichi nomi personali ebraici, il nome divino dovrebbe essere:‘Yahowah' o ‘Yahuwah'.
Una pronuncia bisillabica del Tetragramma come "Yahweh" non consentirebbe la presenza del suono vocalico o nel nome di Dio. Ma nelle decine di nomi biblici che incorporano il nome divino, questo suono vocalico mediano compare sia nelle forme originali che in quelle abbreviate, come Yehohnathàn o Yohnathàn. Perciò Buchanan dice riguardo al nome divino: "La vocale u o oh non viene omessa in nessun caso. A volte il nome era abbreviato in ‘Ya', ma mai in ‘Ya-weh'. . . . Quando il Tetragramma veniva pronunciato con una sola sillaba era ‘Yah' o ‘Yo'. Quando veniva pronunciato con tre sillabe doveva essere ‘Yahowah' o ‘Yahuwah'. Se mai veniva abbreviato in due sillabe, sarebbe stato ‘Yaho'". - Biblical Archaeology Review.

DA DOVE DERIVA JEHOVAH.
. B. Rotherham, nella sua Emphasised Bible, [traduzione della Bibbia in lingua inglese] usò in tutte le Scritture Ebraiche la forma Yahweh. Ma in seguito, nei suoi Studies in the Psalms, usò la forma "Jehovah" (Geova), spiegando: "JEHOVAH - L'uso di questa forma inglese del nome commemorativo . . . nella presente versione del Salterio non è dovuto ad alcun dubbio circa la pronuncia più corretta, Yahwéh, ma esclusivamente alla constatazione personale dell'utilità di non discostarsi dalla forma più nota all'occhio e all'orecchio del pubblico in una questione come questa, dove la cosa principale è che il nome divino venga riconosciuto con facilità".

PERCHE' NON BISOGNA CHIAMARE DIO GEOVA
1. Quando Mosè si recò sul monte Sinai chiese a Dio più volte il suo nome e non glielo diede. Persino gli angeli non hanno voluto quasi mai dare il lor nome all'uomo e non vedo perchè doveva farlo Dio. Dio disse "io sono colui che sono " "io sono qualunque cosa voglio divenire". Dio invitò Mosè a continuare a chiamarlo YHWH già noto in precedenza. MA come mai Mosè continua a chiedere il nome se già lo sapeva?
In ogni caso possiamo fare un'osservazione:
Quando Mosè pretese di conoscere il vero nome di Dio, l’Altissimo non glielo svelò e gli disse che il suo popolo doveva continuare a chiamarlo come sempre (“Colui che è”). Ecco le sue parole:

“Dio disse ancora una volta a Mosè: ‘Devi dire questo ai figli d’Israele: Geova [perfetta traslitterazione del tetragramma camuffato dai masoreti: יְהוָה (Yehovàh)] l’Iddio dei vostri antenati, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome a tempo indefinito [לְעֹלָם (leolàm)]’”. – Es 3:15, TNM.

La parola ebraica לְעֹלָם (leolàm) è tradotta “per sempre” secondo la vocalizzazione dei masoreti. Nel testo originale, però, le vocali mancano, per cui la parola originale è לעלם (llm), che può essere benissimo essere letta lealèm, “affinché sia nascosto”. Ciò ha un senso. A Mosè che pretendeva di sapere il suo vero nome, Dio dice che devono continuare a chiamarlo come sempre hanno fatto e, anziché svelare il suo Nome, dice che quel modo (che nome non era) che avevano sempre usato (ovvero Yhvh = “Colui che è”) dovevano continuare a usarlo, e spiega anche perché: “Affinché [il mio nome vero] sia nascosto”.

2. Il nome YEHOWAH non esiste perchè si suppone fosse la vocalizzazione masoretica per nascondere il nome..invece si è scoperto che tale vocalizzazione è stata adottata dal frate cattolico. Per cui Jehovàh e quindi Geova sono tutti nomi inesistenti a prescindere.

3. Il nome di Dio abbreviato è indubbiamente Yàh (che riscontriamo anche nella parte finale di alleluyàh): “Mia forza e potenza è Iah” (Es 15:2, TNM); “Elevate [un canto] a Colui che cavalca per le pianure desertiche come Iah, che è il suo nome” (Sl 68:4, TNM). La forma yah (יה) diventa nel tetragramma alterato, yeh, trascritto jeh e letto dagli americani “gi” e in italiano “ge”. Questa è la prima mistificazione per non far riconoscere il vero tetragramma.
Ora arriva la bestemmia satanica, con la seconda parte del nome, che è –hovah. In ebraico è הוה (hovah), numero Strong 1943, che significa “disgrazia”, “calamità”, “rovina”, “perversione”. La formula satanica viene così ad essere “Colui che crea rovina”, “Colui che crea perversione”. Questa bestemmia sta dietro la forma ibrida Jehovah. È una demenza attribuire il nome Jehovah al Creatore, l’unico che “solo è il buono”. - Mt 19:17.
Il nome blasfemo che sta dietro Jehovah identifica perfettamente satana, “colui che crea rovina”, “colui che crea perversione”.

Ora..per ciò che mi riguarda ...personalmente non utilizzarei mai quel nome. Nella TNM compare circa 7260 volte. Le pubblicazioni della WTS affermano che il nome di Dio compare 7000 volte nel testo biblico. E' vero...ma è YHWH.

CONCLUSIONE
Se Dio avesse voluto davvero essere chiamato per nome ...oggi sarebbe arrivata a noi la pronuncia corretta invece così non è stato.

END Very Happy
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Sab 26 Mar - 0:14

IL NOME DI DIO SU ALCUNE CHIESE





chiesa evangelica saint moritz (svizzera)(JEHOVA)


chiesa riformata canton grigioni (svizzera)(IEHOVA)






denominato dei Canonici - Duomo di Firenze(TETRAGRAMMA)



fossano (cuneo)(JEHOVA)


Holmens Kirke, Copenaghen (Danimarca)(TETRAGRAMMA)



Montelapiano, Chieti Chiesa di San Michele(IEHOVA)




chiesa ospedale pdsacco(JEHOVA)




Rundetaarn Torre Rotonda(TETRAGRAMMA)



Tetragramma in un affresco di una chiesa di Venezia


tetragramma nome di Dio - Basilica di S. Marco (VENEZIA)



tetragramma nome di Dio - Chiesa di S.Moisè (Venezia)



tetragramma nome di Dio - Duomo di Siena


tetragramma nome di Dio- Duomo nuovo di Brescia


tetragramma nome di Dio- oratorio dei filippini (Roma)



tetragramma nome di Dio su una chiesa a Parma


avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Sab 26 Mar - 7:59

Il fatto che su molte chiese venga riportato il nome Jehova non mi sorprende. Che prova sarebbe se non che esce in un certo senso dai cattolici? Mi vuole dire questo? Infatti fu un frate cattolico a tramandare quel nome ..se non fosse stato per lui oggi nessuno lo userebbe. Quel nome venne usato dal 1520 fino al 20 secolo quando gli studiosi scoprirono che si trattata di un falso. Il tetragramma YHWH non ha nulla a che vedere con Geova.. Infatti su molte chiese compare correttamente YHWH ed in altre ERRONEAMENTE è stato messo Jehovah..tutto qui. ... Oggi persino la WTS è a conoscenza di ciò ed ovviamente ammettere la verità rinunciando al proprio cavallo di battaglia vorrebbe dire ripetere in modo più drastico l'evento del 1914 quando molti adepti abbandonarono la congregazione nonchè cambiare nome. Non credo lo farà. Io non capisco perchè tutti a presso alla WTS anche quando si è dimostrato la falsità del nome....e non solo che esso è pure una bestemmia contro l'altissimo.
Jehovah è stato scelto solo perchè suona meglio alle orecchie rispetto ad altri nomi. Ma che discorsi sono? Ammettere che Dio è scrupoloso riguardo al nome e che vuole ce lo usiamo,,,,e poi ce ne usciamo di scegliere un falso solo perchè dà l'idea ..mi sembra al quanto ridicolo. Sulla bibbia sta scritto di non beffeggiare l'altissimo.

Ho sentito TdG dire che i cattolici seguono la tradizione che è condannata nella bibbia eppure per tradizione essi seguono altro, ad esempio il nome. Io non attribuirò mai quel nome blasfemo all'altissimo , voi fate come volete.

Ora la mia domanda è: dobbiamo seguire la bibbia o una religione? Dobbiamo seguire la bibbia oppure una società? La risposta è che crediamo nella religione che pensiamo segua la bibbia. Ma è così? ci rifletta.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 22:50

Sign. Mirante sulla bibbia non si legge GEOVA da nessuna parte...sia chiaro ma si legge YHWH, tetragramma impronunciabile. Qualunque nome biblico, benchè l'ebraico non ha vocali si può dedurre con una percentuale di errore molto basso, anche perchè nomi e pronunce sono state tramandate oralmente...specialmente i nomi che compaiono nel NT. Ma anche se così non fosse non importa del nome degli uomini benchè si capisce a chi ci si stia riferendo. I Masoreti nel settimo secolo inventarono un sistema di vocalizzazione molto preciso (erano ebrei). Le parole di tutta la bibbia in ebraico si sono potute così comprendere . Ma si hanno ugualmente errori di copiatura (piccoli) e di interpretazione delle consonanti. Le ho fatto un esempio con "per sempre" e "affinchè sia nascosto" quando Dio continua a dire a Mosè di continuare a chiamarlo con YHWH (pronuncia conosciuta a quei tempi). Il tetragramma è stato volontariamente nascosto per superstizione , per fare in modo di non pronunciarlo. Allora si presero i nomi : ADONAY ed ELOAH e si mescolarono al tetragramma:
YHWH + EOA di Eloah arrivando a YEHOWAH
YHWH + AOA di ADONAY arrivando a YAHOWAH

Lo stesso Buchanan arrivò a due nomi probabili considerando una vocale mediana , ma non corrispondevano a questi due.
Ogni volta che ci si imbatteva nel tetragramma si leggeva ADONAY se nella forma YAHOWAH e ELOAH se nella forma YEHOWAH.

Il nome YEHOWAH era un voluto camuffamento del nome divino e se un nome è camuffato non è un nome vero.

Nonostante tutto esistono molti tra i nomi probabili di YHWH ..tra cui Yawhèh , ritenuto da molto studiosi più probabile perchè contiene anche la forma abbreviata YAH .......ALLELU-YAH !

Ma nemmeno questo è un nome vero, ma probabile. Molti Angeli non vollero dire il loro nome agli uomini quando gli veniva chiesto e Dio? Mosè già conosceva il nome YHWH quando si recò sul Sinai , eppure continuava a chiedere il nome dell'Eterno. Egli rispose in vari modi :

אהיה אשר אהיה

ehyèh ashèr ehyèh

sono/sarò [chi] sono/sarò

CEI


“Io sono colui che sono!”


Did


“IO SON COLUI CHE SONO”


ND


“IO SON COLUI CHE SONO”


Lu


“'Io sono quegli che sono'”


NR


“Io sono colui che sono”

1. Alla domanda di Mosè la risposta di Dio era stata: “Io sono chi sono”.

2. È di questo “io sono” che Mosè deve poi riferire al popolo: “L’‘io sono’ mi ha mandato a voi”.

3. Rivolgendosi al popolo Mosè avrebbe poi logicamente dovuto dire “Colui che è”. Ecco la formula finale. Dio rimane per il suo popolo “Colui che è”.

“Dio disse ancora una volta a Mosè: ‘Devi dire questo ai figli d’Israele: Colui che è [יהוה (yhvh)], l’Iddio dei vostri antenati, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, mi ha mandato a voi’”.

La parola tradotta con il senso di “per sempre” è nell’ebraico, secondo la vocalizzazione dei masoreti, לעלם (leolàm). Ma nella Bibbia originale tale parola è senza vocali: לעלם (llm). Anziché leolàm è possibile anche vocalizzare in lealèm. Con questa vocalizzazione la frase significa: “Questo è il mio nome perché sia nascosto”.

In alcuni punti della Bibbia i masoreti camuffarono il tetragramma con le vocali di Elohìm, “Dio”, per far leggere appunto Elohìm, dando origine alla forma senza senso YeHoViH. Volendo italianizzarla, sarebbe “Geovi”.

Perchè Geova è un falso?
La lettura Jehovah è una invenzione relativamente recente. I primi commentatori cristiani riportano che il tetragramma veniva scritto, ma non pronunciato dagli ebrei. Generalmente si ritiene che il nome Jehovah sia stato un'invenzione del confessore di papa Leone X, Pietro Colonna Galatino, "De Arcanis Catholicæ Veritatis," 1518, folio XLIII.) che fu imitato nell'uso di questa forma ibrida da Fagius. Pare tuttavia che anche prima di Galatin questo nome sia stato in uso comune, e compare nel Pugno Fidei di Raymond Martin, scritto nel 1270. »
(Jewish Encyclopedia, voce Jehovah)

"J. B. Rotherham, nella sua Emphasised Bible, usò in tutte le Scritture Ebraiche la forma Yahweh. Ma in seguito, nei suoi Studies in the Psalms, usò la forma “Jehovah” (Geova), spiegando: “JEHOVAH — L’uso di questa forma inglese del nome commemorativo . . . nella presente versione del Salterio non è dovuto ad alcun dubbio circa la pronuncia più corretta, Yahwéh, ma esclusivamente alla constatazione personale dell’utilità di non discostarsi dalla forma più nota all’occhio e all’orecchio del pubblico in una questione come questa, dove la cosa principale è che il nome divino venga riconosciuto con facilità”. — Londra, 1911, p. 29.

Da YEHOWAH arriviamo a JEHOWAH (J all'americana che non c'entra nulla) e quindi la forma nelle varie lingue, GEOVA in italiano.

Se quel frate cattolico non avesse usato e perseverato con questo nome oggi non esisterebbe nessun Geova.

L'intenzione era camuffare il nome Divino con YEHOWAH quindi esso non corrisponde sicuiramente al nome reale. Se proprio voglio usare il nome divino non conoscendo la vocalizzazione, vado a scegliere tra i nomi probabili e non tra qualli che sicuramente lo camuffano..capisce?

Perchè non voglio usarlo? Perchè non attribuirò mai all'eterno un nome fasullo.
Da notare:
JE-HOVAH : hovah in ebraico vuol dire MALIZIA, MALIGNO, INTENZIONE DI FARE MALE. Coincidenza o no, quel nome risulta una bestemmia verso l'eterno.

Il fatto che in molte enciclopedie, nelle chiese , in molti films tra cui INDIANA JONES, venga citato jehovah...esso è un nome tradizionale...nato per caso e continuato ad usare per TRADIZIONE.

Che il tetragramma sia stato tolto dalle traduzioni è sicuramente un errore. Dato che compare , YHWH va in qualche modo vocalizzato. Dio non ci ha fatto pervenire la pronuncia corretta , ma solo le consonanti del nome ..che vuol dire? Un motivo ci sarà. Solo l'uomo ha la presunzione di vocalizzarlo per forza. Io non ho detto che non voglio usare il nome divino (o come Dio vuole farsi chiamare ) , ho solo detto che GEOVA non lo uso per tutti i motivi elencati e su Dio non si scherza e non si beffeggia , tutto qui.

YHWH per me può essere benissimo Yawèh ...userò questo consapevolmente e spiegando sempre che rimane sempre un nome probabile perchè la vera pronuncia andò persa. Non mi interessa se non esiste il corrispettivo in italiano di Yawèh mentre esiste di Yehowah, infatti satana fa di tutto per bestemmiare il nome di Dio , non lo avete ancora afferrato? Anche Yawèh può risultare sbagliato ma almeno è nella lista dei nomi probabili.

Su tante cose posso concordare con voi perchè ci sono riferimenti biblici ...ma questa storia del nome sul quale vi siete intestarditi proprio no.

E' stato scoperto da poco tempo che YEHOWAH in realtà era un camuffamento voluto. Quindi , per non fare danni, si preferisce continuare a usare questo nome. Lei vuole usarlo? Ma non lo insegni..insistendo e cercando di convincere tutti che è quello il nome divino. Quel nome è tradizionalmente ed erroneamente utilizzato da secoli, esattamente dal 1518 con insistenza. Anche se compariva in qualche scritto prima non prova assolutamente nulla perchè un ebreo si metterebbe a ridere leggendo YEHOWAH..
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:08

Nel linguaggio semitico (che è quello della Bibbia) il nome indica la realtà della persona, l’essere costitutivo, la sua essenza: “Come è il suo nome, così è lui” (1Sam 25:25).
In Is 30:27 (“Ecco, il nome di Geova(TNM) viene da lontano, ardente con la sua ira e con gravi nubi”) non si allude a chissà quale etimologia del Nome, fatta risalire a tempi lontani, ma alla persona stessa di Dio. Il nome è la realtà di ciò che il nome evoca, si tratti di Dio, di una persona o di una cosa. Questo è il linguaggio della Bibbia.


Invocare il nome, è invocare la persona: “Tu stesso sei in mezzo a noi, o Geova, e su di noi è stato invocato il tuo proprio nome” (Ger 14:9). Nella traduzione di questo passo viene perso il parallelismo, così caro agli ebrei, che il testo biblico ha. Ecco l’originale, in cui evidenziamo il primo parallelo e il secondo:

בקרבנו יהוה ושמך עלינו נקרא ואתה
veatàh veqirbènu yhvh veshimchà alènu niqrà
e tu tra di noi Yhvh e nome di te su noi è invocato

Il passo, messo in bell’italiano, suona: “E tu sei tra di noi, Yhvh. E il tuo nome su di noi è invocato”.


Noi occidentali ci siamo fissati a leggere le cose a modo nostro ed interpretarle a modo nostro , come si può notare.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:17

Tratto da studi del biblista prof. Gianni

Gli studiosi si sono domandati se sia possibile risalire a come si pronunciava il tetragramma prima che fosse stabilita la regola di sostituirlo con Adonày. Gli studiosi hanno cercato di ricostruirne la pronuncia esatta, ma nulla di definitivo è stato ancora raggiunto. Per ora la pronuncia più verosimile appare Yahvèh.
Questa ipotesi è avvalorata dalla presenza nella Bibbia di decine e decine di passi in cui compare la forma abbreviata Yah (יָהּ). La forma abbreciata Yah (יָהּ) costituisce la prima metà del tetragramma (יהוה, YHWH). Nel testo masoretico questa forma ricorre 49 volte, ed è contrassegnata da un punto (detto mapìik) all’interno nella seconda lettera: יָהּ. Una sola volta appare senza il mappik, in Cant 8:6 (יָה).
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:30

L’unica strada percorribile per chi non vuole riconoscere il proprio errore è solo quella di continuare a giustificarlo. Ecco allora una di queste giustificazioni: “Il nome Geova è estesamente accettato come equivalente del Tetragramma nella vostra lingua” (Svegliatevi! del 22 gennaio 2004, pag. 3).

Un altro tentativo di giustificazione viene fatto citando documenti in cui compare il nome da loro tanto amato. Un esempio: “Una delle prime Bibbie in italiano ad usare il nome di Geova fu la traduzione di Antonio Brucioli. Nell’edizione stampata a Venezia nel 1551 egli usò in Eso 6:3 la forma ‘Ieova’. Commentando questo stesso versetto, il Brucioli aveva detto: ‘IEOVA è il sacratissimo nome di Iddio’” (TNM, pag. 1563, appendice 1A). Ciò che non viene detto è che nel 1551 non era ancora noto agli studiosi l’errore, oggi ormai accertato, nella trascrizione del tetragramma. Anzi, era appena iniziata la moda di leggere il tetragramma proprio nella forma letterale del Testo Masoretico. La stessa identica cosa vale per la scritta “Ieova” che compare sull’altare della chiesa cattolica di Vezzo, in provincia di Novara. La scritta risale al 1886: neppure allora era noto l’errore di trascrizione del tetragramma.



Abbiamo visto come il tetragramma divenne Yehovàh solo nella scrittura, pur essendo letto Adonày. Già il motivo per cui furono inserite nel tetragramma le vocali di Adonày spiega e dimostra in sé che non erano le vocali originali del tetragramma.
Ma, dato che non conosciamo la pronuncia esatta del tetragramma, non potrebbe essere proprio Yehovàh quella giusta? Assolutamente no. Qualsiasi altra combinazione di vocali potrebbe avere una possibilità, qualche combinazione particolare potrebbe avere perfino una probabilità. Ma Yehovàh non ne ha alcuna, assolutamente nessuna. In modo certo e sicuro. Perché? Perché le vocali di Yehovàh furono inserire proprio per evitare la pronuncia giusta del tetragramma.


Ma l’uso del nome errato viene giustificato con il seguente argomento: “Dal momento che finora non si conosce con certezza la pronuncia esatta, non sembra che ci sia alcuna ragione per abbandonare la nota forma italiana ‘Geova’ a favore di qualche altra forma suggerita

JehoVaH è la forma del tetragramma volutamente camuffata dai masoreti

Nella Bibbia il “nome” non è il nome in se stesso. “Sia santificato il tuo nome”, non significa santificare il nome come tale (lettura occidentale), ma santificare Dio che è la realtà dietro la concretezza che gli ebrei attribuivano al nome. Così, “Ho reso manifesto il tuo nome agli uomini” non significa affatto che Yeshùa facesse conoscere in giro il “nome” di Dio o la sua pronuncia. Questo è un modo di leggere la Bibbia all’occidentale, che non ha senso. Gli uomini e le donne cui Yeshùa aveva predicato erano giudei: il tetragramma lo conoscevano, eccome.

Perfino nella Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture non si dice mai che Yeshùa si sia rivolto al Padre chiamandolo “Geova”. Come osserva C. Savasta: “Gesù evita accuratamente di pronunziare il nome divino. Infatti, ad esempio, dinanzi al sinedrio, al sommo sacerdote che gli chiede se fosse lui «il Cristo, il Figlio del Benedetto», Gesù risponde (Mc 14,61-62; cf. Mt 26,63-64): «... vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra della Potenza...», invece che «alla destra di JHWH» del Salmo 110,1, qui citato assieme a Dn 7,14, adeguandosi così all’uso ebraico di astenersi dal pronunziare il nome JHWH, come aveva fatto appunto il sommo sacerdote che lo interrogava, e questo proprio nell’occasione più adatta per dissociarsi pubblicamente da quest’uso, se non si fosse a sua volta conformato a esso. E’ del tutto improbabile quindi che egli lo pronunziasse in altre occasioni” (Il Nome Divino nel NT, in Rivista Biblica n. 1/1998, pag. 90; corsivo e maiuscole sono dell’autore).

Yeshùa fu colui che come uomo ebbe la più intima e personale relazione con Dio. Ma stava attento nel rivolgersi a lui. Qui si sta parlando di rispetto per Dio. E sicuramente Dio è colui che merita il massimo rispetto. Yeshùa lo chiamava “Padre”. Quale figlio oggi, anche ateo o non credente, oserebbe rivolgersi al proprio padre chiamandolo per nome? Si dirà che oggi ci sono bambini e bambine che chiamano il padre per nome. La cosa è non solo molto simpatica, ma fa anche tenerezza. E possiamo commuoverci sentendo una bambina che nel suo candore – forse con una fede che neppure ci sogniamo – prega forse così: “Dio, tu che sei mio amico, non fare morire il mio gattino”. Ma qui stiamo parlando di persone un po’ più cresciute. Solo fino a qualche generazione fa i figli davano del voi ai genitori (i francesi lo danno ancora oggi rivolgendosi a Dio nelle preghiere). Oggi diamo del tu a nostro padre, però non è accettato che lo si chiami per nome. Dio è da meno? “Dio non è un uomo” (Nm 23:19). Dobbiamo stare alla sua presenza con “timore e tremore” (Flp 2:12).

Come rivolgerci a Dio? Il termine “padre” ricorre nella Bibbia ebraica quasi esclusivamente (per circa 1180 volte) in senso profano. Solo raramente (15 volte) ricorre in senso spirituale. Allo stesso modo della Bibbia, anche la letteratura dell'antico giudaismo palestinese dimostra un chiaro riserbo nell'uso del termine “Padre” riferito a Dio.


avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:31

Il tetragramma nelle Scritture Greche
(tratto dallo studio del prof. biblista Gianni M.)

“Recenti scoperte in Egitto e nel deserto della Giudea ci consentono di vedere con i nostri occhi l’uso del nome di Dio nei tempi precristiani. Queste scoperte sono significative per gli studi nel NT [Nuovo Testamento] in quanto costituiscono un’analogia letteraria con i più antichi documenti cristiani e possono spiegare in che modo gli autori del NT usarono il nome divino. Nelle pagine che seguono esporremo una teoria secondo cui il nome divino, יהוה (e possibili sue abbreviazioni), fu scritto in origine nel NT nelle citazioni e nelle parafrasi del VT [Vecchio Testamento] e secondo cui nel corso del tempo fu sostituito principalmente col surrogato κς [abbreviazione di Kỳrios, ‘Signore’]. Questa eliminazione del Tetragramma, a nostro avviso, creò una confusione nella mente dei primi cristiani gentili riguardo alla relazione fra il ‘Signore Dio’ e il ‘Signore Cristo’ che si riflette nella tradizione dei mss. del testo stesso del NT” (George Howard, dell’Università della Georgia, in Journal of Biblical Literature, vol. 96, 1977, pag. 63).
Questa dichiarazione è riportata a pag. 1566 della TNM, all’appendice 1D. Il commento di TNM è: “Siamo d’accordo con quanto sopra, con una sola eccezione: non la consideriamo una ‘teoria’, bensì un’esposizione dei fatti storici su come furono trasmessi i manoscritti della Bibbia” (Ibidem).
Strano modo di procedere. L’eminente studioso, conscio dei limiti, definisce la sua “una teoria”. I direttori della Watchtower, senza presentare alcuna motivazione valida, la trasformano in certezza. Ma perché per G. Howard si tratta solo di “una teoria”? Per il semplice fatto che a tutt’oggi non è stato ritrovato un solo brandello di manoscritto che comprovi la sua supposizione. Noi, che come certezza abbiamo solo la Scrittura, in armonia con il pensiero del noto studioso continuiamo a ritenerla “una teoria”, sebbene interessante. Questa che è e rimane solo una teoria giustifica la Watchtower nell’introdurre il nome “Geova” nelle Scritture Greche? No. Per tre ragioni.
1. Il traduttore si deve attenere ai manoscritti esistenti. Non può e non deve alterarli. Se questi manoscritti contengono κύριος (Kǘrios, “Signore”), deve tradurre “Signore”. Diversamente, la traduzione assume un altro nome: manipolazione. La manipolazione dei testi originali delle Scritture non dovrebbe essere consentita a nessuno. Chi lo fa si assume una grave responsabilità. Non si dimentichi che stiamo parlando della parola di Dio.
2. Lo studioso G. Howard ipotizza la “teoria secondo cui il nome divino, יהוה (e possibili sue abbreviazioni), fu scritto in origine nel NT nelle citazioni e nelle parafrasi del VT” (Ibidem). Si noti molto bene cosa egli dice: “Il nome divino, יהוה (e possibili sue abbreviazioni)”. Quando dice “nome divino” specifica cosa intende e riporta il tetragramma. Ora, se TNM volesse prendere per buona la teoria, trasformando in fatto quella che è solo un’ipotesi, dovrebbe almeno mostrare una certa correttezza traducendo come da manoscritto, rendendo κύριος (Kǘrios) con “Signore” e, casomai, mettere a margine o in calce una nota che spieghi che lì si ipotizza il tetragramma. Perché è di questo che lo studioso parla: di tetragramma, che è cosa ben diversa da JeHoVaH che è l’alterazione del tetragramma volutamente creata dai masoreti per non far leggere proprio il tetragramma.
3. TNM va ben oltre. E commette un’ulteriore scorrettezza. Non solo manipola il testo biblico, ma inserisce “Geova” anziché il tetragramma. Se si aggiunge il fatto che abbiamo la certezza che “Geova” è del tutto sbagliato, la cosa diventa ulteriormente grave.
L’inserimento arbitrario di “Geova” avviene in TNM per ben 237 volte. Si possono fare tutte le supposizioni che si voglioso, ma quando un traduttore si trova davanti al testo dei manoscritti, è questo che deve tradurre usando il dizionario e non le supposizioni.
Il testo delle Scritture Greche è il risultato dell’opera di valenti studiosi. Il semplice non deve pensare che qualcuno abbia trovato migliaia di anni fa un libro nascosto chissà dove con su scritto “Bibbia” e che questo tesoro letterario sia stato poi tramandato a noi. Sono invece stati trovati nel passato almeno 5000 manoscritti nel greco originale di quello che erroneamente è noto come “Nuovo Testamento”. Anche qui il semplice non deve pensare a circa 5000 copie del cosiddetto “Nuovo Testamento”. Si tratta di 5000 manoscritti ognuno dei quali contiene una parte più o meno estesa del testo complessivo. Molti contengono solo brandelli, qualche versetto. Gli originali non li abbiamo: a noi sono pervenute copie, copie delle copie e famiglie di copie. Quando parliamo di “originali” intendiamo questo. Il più antico di questi numerosi manoscritti è un frammento papiraceo di Gv, che è attualmente conservato nella Biblioteca John Rylands di Manchester, nel Regno Unito. È stato classificato con la sigla P52 ed è stato datato alla prima metà del 2° secolo, forse intorno al 125 E. V.. Ma questo pure è una copia. Il semplice non deve a questo punto sentirsi disilluso. Infatti, quella che abbiamo è un’abbondantissima documentazione. Per capire, si pensi che il famoso De Bello Gallico di Cesare, composto tra il 58 e il 50 a. E. V., è giunto a noi solo in nove o dieci manoscritti leggibili, e il più antico di essi è di circa 900 anni posteriore al periodo di Cesare. Questo vale per tutti gli altri classici greci e latini. Nel caso della Bibbia siamo dunque di fronte a qualcosa che ha del miracoloso.
Si può immaginare il paziente lavoro che gli studiosi dovettero compiere per mettere insieme brandelli e parti di manoscritti per ricostruire il testo originale. Il testo delle Scritture Greche così recuperato prese il nome di testo critico. Fu Desiderius Erasmus, un famoso umanista olandese, più noto come Erasmo da Rotterdam, a produrre la prima edizione di un testo greco standard, nel 16° secolo. Nel 1551 il parigino Robert Estienne vi introdusse il sistema della divisione in capitoli e versetti, che è ancora l’attuale divisione. Nel frattempo gli studiosi avevano migliorato il testo greco standard, e la terza edizione del testo greco di Estienne divenne il textus receptus (che, in latino, significa “testo comunemente accettato”). In seguito diversi grecisti produssero testi sempre più perfezionati. Tra questi, il testo critico greco che ottenne più consensi fu quello prodotto nel 1881 da due studiosi dell’Università di Cambridge, Brooke Foss Westcott e Fenton John Anthony Hort. Questo testo critico è ancora noto come testo di Westcott e Hort. Un altro buon testo critico è il testo greco di Nestle.
Nel testo critico il tetragramma non compare mai. Figurarsi, quindi, se si può inserivi il tetragramma camuffato dai masoreti, cioè JeHoVaH. Farlo equivale a manipolazione del testo originale. La Watchtower si giustifica così: “Gli scribi tolsero il Tetragramma . . . dalle Scritture Greche Cristiane e lo sostituirono con Kỳrios, ‘Signore’ o Theòs, ‘Dio” (TNM, pag. 1566, appendice 1D).
Ora si impone una semplice riflessione. È mai possibile che tutte le comunità dei discepoli dei tempi antichi che ci hanno lasciato questi circa 5000 manoscritti abbiamo concordato d’introdurre la stessa modifica in tutti i manoscritti? Dato che è documentata la grande venerazione che esse avevano per gli scritti sacri, questa ipotesi non ci appare possibile. Un’altra domanda che ci viene è questa: se esistevano alcuni manoscritti che contenevano il tetragramma (e stiamo dicendo tetragramma, non JeHoVaH), è mai possibile che ci siano giunti solo quelli modificati e che gli altri siano andati tutti persi? Sembra di avere a che fare con la teoria dell’evoluzione, che si arrampica sui vetri delle ipotesi. La realtà è che non esiste il minimo frammento di manoscritto delle Scritture Greche che contenga il tetragramma. Neppure un brandello.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:40

“oggi, a parte alcuni frammenti della primitiva Settanta greca in cui il nome sacro è conservato in ebraico, solo il testo ebraico ha ritenuto questo importantissimo nome nella sua forma originale di quattro lettere, יהוה (YHWH), la cui esatta pronuncia non è stata preservata” (TNM, pag. 1563). Come mai, allora, se l'uso del “nome” divino dev'essere - a detta del direttivo dei Testimoni di Geova - un requisito essenziale per identificare l'unica vera religione, nei manoscritti delle Scritture Greche questo “nome” divino non compare mai?
“Perché quando furono fatte quelle copie (dal III secolo E.V. in poi) il testo originale degli scritti degli apostoli e dei discepoli era già stato alterato. Quindi copisti successivi devono aver sostituito il nome divino nella forma del Tetragramma con Kỳrios e Theòs” (Perspicacia nello studio delle Scritture Vol. I, pag. 1028). Questa risposta è decisamente problematica perché induce alla conclusione che tutti i manoscritti di quello che è erroneamente chiamato Nuovo Testamento, tutti studiati dagli specialisti, sarebbero stati proditoriamente manipolati da scribi infedeli allo scopo di cancellare ogni menzione del “nome” divino. Ma i problemi aumentano se si tiene conto di quanto La Torre di Guardia del 1° ottobre 1997 insinua: “La natura e la vastità dei cambiamenti dimostrano chiaramente che c’era lo zampino di qualcuno [leggi: satana]” (pag. 14, § 12). Se questa tesi fosse attendibile, gli stessi Testimoni di Geova dovrebbero conseguentemente domandarsi: quale affidabilità può offrire un testo che ha subìto alterazioni così radicali? In quali altri brani biblici lo ‘zampino di satana’ ha compiuto manomissioni così diaboliche? In sostanza: quanto è attendibile il messaggio di Dio che viene fuori dalle Scritture Greche così ‘vastamente’ manomesse? Che dire poi della figura di Yeshùa? Se lo zampino diabolico di satana è andato ad incidere su un nome, che avrà mai combinato con il resto? Non osiamo pensare al resto di tutta la Bibbia.


Niente ovviamente contro di lei Sign. Mirante e nemmeno contro i TdG che seguono e non scrivono. Però chi scrive e pubblica si prende una responsabilità più grande di chi predica. Chi predica segue per buona fede...chi scrive non lo so. Lo si può dedurre a posteriori.

Una volta tanto ho scritto anche io abbastanza. BUONA LETTURA. Very Happy
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Lun 28 Mar - 23:54

Concludo con la risposta , forse già data:
1. Yeshùa insegnò a rivolgersi a Dio con la parola :PADRE
2. YHWH è il tetragramma presente nel testo originale e tutte le altre vocalizzazioni sono messe APPOSTA per NASCONDERE il nome. Questi nomi quindi sono sicuramente esclusi da una probabile vocalizzazione corretta e quindi anche YEHOWAH. Nonostante tutto i TdG affermano : " NON CI INTERESSA NULLA , GEOVA è IL NOME ITALIANIZZATO USATO PER TRADIZIONE E CHE SUONA MEGLIO ALLE ORECCHIE" . Se non lo avessi letto non ci crederei.
3. Gli studiosi sono concordi che la forma YAHWEH è più corretta.
Questa ipotesi è avvalorata dalla presenza nella Bibbia di decine e decine di passi in cui compare la forma abbreviata Yah (יָהּ). La forma abbreciata Yah (יָהּ) costituisce la prima metà del tetragramma (יהוה, YHWH). Nel testo masoretico questa forma ricorre 49 volte, ed è contrassegnata da un punto (detto mapìik) all’interno nella seconda lettera: יָהּ. Una sola volta appare senza il mappik, in Cant 8:6 (יָה).
Citiamo alcuni di questi casi:

“Mia forza e potenza è Iah”. – Es 15:2. “Le tribù di Iah”. – Sl 122:4.
“O Iah Dio”. – Sl 68:18. “La fianca di Iah”. – Cant 8:6.
“Loderà Iah”. – Sl 102:18. “Iah, sì, Iah”. – Is 38:11.

In Is 12:2;26:4 appare la formula יָהּ יְהוָה (Yah Yhvh). La forma abbreviata Yah appare anche quattro volte nelle Scritture Greche (Riv 19:1,3,4,6) nella parola Ἁλληλουιά (alleluià).
Proprio questa ultima parola (“alleluia”, “lodate Yah”) è tra le ragioni che fanno propendere per la lettura Yavèh. La forma ebraica הללויה (haleluyàh) contiene, infatti, nella parte finale l’inizio del tetragramma (יה).
Si aggiunga il tradizionale ‘Iaße (Iaue) di Teodoreto ed Epifanio. In greco il suono v non esiste, per cui viene sostituito con il suono b (ß). La parola, ricostruita con il suono v ebraico, diventa Iavè.
Diversi studiosi spiegano Yahvèh come forma grammaticale hiphil del verbo ebraico הוה (havà), “divenire”. Il significato sarebbe quindi quello di “colui che porta all’esistenza, colui che dona vita, creatore”. Questa è anche la scelta fatta dalla Watchtower, che lo rendono con: “Egli fa divenire”. Ma è soltanto un’ipotesi. A noi pare che il contesto di Es – di cui abbiamo ampiamente ragionato più sopra – faccia propendere per il verbo היה (hayàh), “essere”. In tal caso il tetragramma significa: “Colui che è”.

4. Anche se si tratta di coincidenza JEHOVAH , avente la parte Hovah :
In ebraico è הוה (hovah), numero Strong 1943, significa “disgrazia”, “calamità”, “rovina”, “perversione”, "malizia", . La formula satanica viene così ad essere “Colui che crea rovina”, “Colui che crea perversione”. Questa bestemmia sta dietro la forma ibrida Jehovah.

5. YHWH per gli ebrei era un nome che divenne "il nome".


Usare Geova che deriva da Jehovah? non ci penso nemmeno.

Volendo vocalizzare YHWH che sia allora Yawèh.


avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Gio 31 Mar - 1:01




chelaveritàtrionfi domanda ............dobbiamo seguire la bibbia o una religione? Dobbiamo seguire la bibbia oppure una società? La risposta è che crediamo nella religione che pensiamo segua la bibbia. Ma è così? ci rifletta.



La risposta alla tua domanda si trova nel capire il significato di Matteo 24:45-46 CEI .....”Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?
avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  armando mirante il Sab 2 Apr - 1:57




avatar
armando mirante

Numero di messaggi : 353
Data d'iscrizione : 24.11.09
Località : NORTH BERGEN, N.J. U.S.A.

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  chelaveritàtrionfi il Sab 2 Apr - 19:14

Purtroppo si commette sempre l’errore di prendere ed isolare i versetti dal contesto.
La mia domanda era chiara: seguiamo la bibbia oppure una religione, corpo direttivo o altro? La risposta ovviamente è stata di seguire il direttivo che dice di seguire la bibbia così quando sbaglia tutti giù per terra.

TNM: “Voi scrutate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo d’esse vita eterna”

ἐραυνᾶτε τὰς γραφάς, ὅτι ὑμεῖς δοκεῖτε ἐν αὐταῖς ζωὴν αἰώνιον ἔχειν

eraunàte tas gràfas, òti ümèis dokèite en autàis zoèn aiònion èchein

scrutate le Scritture, dato che voi ritenete in esse vita eterna avere

Questa traduzione con l’imperativo è avvalorata dal fatto che “scrutate” (ἐραυνᾶτε, eraunàte) non ha il pronome “voi” (ὑμεῖς, ümèis) cheNR e TNM aggiungono, e che invece si trova nella frase seguente. Quindi diventa: “Scrutate le Scritture!, dato che voi pensate di avere in esse la vita eterna”.

Ognuno di noi quindi deve scrutare le scritture. Per farlo bisogna pregare Dio che ce le faccia comprendere, ma il compito non è facile poiché si è facilmente sviati. La scrittura non va compresa da soli ma con aiuti? Ok…e di chi? Della chiesa? Del corpo direttivo? E chi me lo garantisce che anche esso non sia in errore? Allora perché accusare i cattolici di “falsa religione” perché seguono la tradizione della loro chiesa quando si fa qui la stessa cosa? Due pesi e due misure?

Analizziamo ora il passo da lei citato
:
Matteo 24:36 «Ma quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo.
Matteo 24:37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo.
Matteo 24:38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca,
Matteo 24:39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo.
Matteo 24:40 Allora due saranno nel campo; l'uno sarà preso e l'altro lasciato;
Matteo 24:41 due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa e l'altra lasciata.
Matteo 24:42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.
Matteo 24:43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.
Matteo 24:44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà.

Matteo 24:45 Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo?
Matteo 24:46 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato!
Matteo 24:47 Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni.
Matteo 24:48 Ma, se egli è un servo malvagio che dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire";
Matteo 24:49 e comincia a battere i suoi conservi, a mangiare e bere con gli ubriaconi,
Matteo 24:50 il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l'aspetta, nell'ora che non sa,
Matteo 24:51 e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti
.

Innanzitutto notiamo che è detto: QUANTO A QUEL GIORNO E L’ORA NESSUNO LI SA, NEPPURE IL FIGLIO. Quindi , in primo luogo, nessuna data futura da calcolare come fanno gli indovini. Nessuna data quindi nemmeno 1914 di cui si è parlato in altra sede.

Andando avanti, analizziamo anche i passi paralleli di Luca:
Luca 12:41 Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi, o anche per tutti?»
Luca 12:42 Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fedele e prudente che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la loro porzione di viveri?
Luca 12:43 Beato quel servo che il padrone, al suo arrivo, troverà intento a far così.
Luca 12:44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.
Luca 12:45 Ma se quel servo dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire"; e comincia a battere i servi e le serve, a mangiare, bere e ubriacarsi,
Luca 12:46 il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se lo aspetta e nell'ora che non sa, e lo punirà severamente, e gli assegnerà la sorte degli infedeli.
Luca 12:47 Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse;
Luca 12:48 ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà
.

Nota: amministratore fedele e prudente che il padrone “costituirà” :futuro e cioè al suo ritorno, non prima.. .
Nota 2: Ma i domestici non sono anche servi del padrone?

Al ritorno del padrone il “servo” può essere trovato ad essere vigile oppure ad essere distratto:
Luca 21:34 Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all'improvviso come un laccio;
Luca 21:35 perché verrà sopra tutti quelli che abitano su tutta la terra.
Luca 21:36 Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».


Il messaggio è rivolto a TUTTI, e non intende assolutamente che ci debba essere un “corpo direttivo” che pretenda di “ammaestrare “ tutti.

Questi versetti sono presi come scusa per sostenere la presenza di tale corpo o chiesa dirigente. Da dove viene questa idea?
Suppongo che già ne è a conoscenza poiché dobbiamo risalire a RUSSELL:
CHARLES T. RUSSELL. La distorsione di vedere nello “schiavo fedele e discreto” una persona particolate appare storicamente per la prima volta nel 19° ed è collegata a C. T. Russell, suo malgrado. Nel 1881 il fondatore degli Studenti Biblici scriveva: “Crediamo che ogni membro di questo corpo di Cristo sia impegnato, direttamente o indirettamente, nell’opera benedetta di dare cibo a suo tempo alla famiglia della fede . . . benedetto quel servitore (l’intero corpo di Cristo) che il suo Signore quando sarà venuto (gr.elthon) troverà a fare così” (Zion’s Watch Tower and Herald of Christ’s presence di ottobre-novembre 1881, grassetto aggiunto per enfatizzare). C, T. Russell, quindi si vide bene dal proclamarsi il “servitore fedele e saggio” (King James Version, la versione usata da Russell). Come si arrivò allora ad attribuire a lui tale presunta funzione? Il merito (in verità, il demerito) fu di sua moglie che, poco prima di separarsi da lui, lo definì tale pubblicamente. Occorre però dire che lo stesso Russell non la sconfessò mai, anzi ritenne che ciò fosse ragionevole (Zion’s Watch Tower and Herald of Christ’s presence, 1° marzo 1896, pag. 47; 15 giugno 1896, pagg. 139 e 140; 15 luglio 1906, pag. 215). Così, per un trentennio gli Studenti Biblici continuarono a riferirsi a lui come al “servitore fedele e saggio”. Comunque, dopo la sua morte avvenuta nel 1916, la veduta ufficiale degli Studenti Biblici era quella che lo “schiavo” fosse composto da tutti i membri del corpo di Cristo. Ciò fu confermato nel numero del 15 febbraio 1927 della Zion’s Watch Tower and Herald of Christ’s presence.

• F. L. ALEXANDRE FREYTAG. Costui era responsabile della filiale svizzera, con sede a Ginevra, della Watch Tower Society, l’organizzazione creata da Russell. Tra il 1914 e il 1920 il Freytag iniziò a dissentire da alcune interpretazione del Russell; nel 1919-1920 ci fu la scissione. Era già stato emarginato nel 1919 da Rutherford, successore di Russell e deviatore dagli insegnamenti degli Studenti Biblici. Nel 1920 il Freytag fondò un suo proprio gruppo, noto in Italia come Chiesa del Regno di Dio. Nella sua opera Il messaggio all’umanità, la pag. 4 è occupata da una sua fotografia che reca, al posto del suo nome, questa didascalia: “Il Servitore fedele e prudente”. – Edizione italiana, Stabilimento Grafico Impronta, Torino, 1967.

Oggi, parlando di TdG, questi versetti sono applicati per un gruppo ristretto gruppo di persone anche all’interno della loro congregazione che sono ritenuti gli “unti destinati al cielo” che hanno il compito di svolgere il compito di “amministratori vigili” sugli altri. Ma quando mai? Dov’è scritto???

Riepilogando quindi:
- il nome di Dio sicuramente non è Geova ma è il modo con cui erroneamente fu chiamato.
- Non esiste nessun corpo direttivo, amministratore del "popolo di Dio" , unto , eletto ecc.. che debba guidare tutti con la presunzione di avere la verità. La verità dobbiamo trovarla nella scrittura, scrutandola e se non siamo capaci preghiamo poichè non sappiamo come Dio ci guiderà a comprenderla ma ci guiderà. Tutti coloro che osservano la parola di Dio e non esitano e non si fanno trascinare dalla tradizione degli uomini costituiscono "la vera" chiesa di Dio.
avatar
chelaveritàtrionfi

Numero di messaggi : 136
Data d'iscrizione : 13.02.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: IL NOME GEOVA

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Pagina 1 di 3 1, 2, 3  Seguente

Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum