IL SANTO DEL GIORNO

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Dom 25 Mar - 22:11

SANTO DEL 26 MARZO
SANT'EMANUELE
La memoria di Sant’Emanuele appare nel Martirolgio Romano, ma di questo martire, associato sempre a San Teodosio e San Quadrato, se ne parla già nei Sinassari bizantini dei primi secoli del Cristianesimo. Uno dei Sinassari in questione racconta che Emanuele e Teodosio si presentarono spontaneamente alle autorità, per autoproclamarsi cristiani, spinti dalle gesta coraggiose di tanti martiri, specialmente del Vescovo Quadrato, appena giustiziato. Emanuele e Teodosio sapevano cosa li aspettava, ma l’importante era dimostrare la loro fede; fu anche grazie al coraggio e al sangue di uomini come questi, che il Cristianesimo ha superato indenne due millenni di storia. All’epoca la morte era una pena troppo lieve, quindi Emanuele e Teodosio, così come Quadrato prima di loro, furono torturati a lungo ed infine decapitati. Questa vicenda si svolse in Anatolia, nell’attuale Turchia alla fine del III secolo, durante una delle numerose persecuzioni ...... romane contro i seguaci di Cristo.
Emanuele deriva dall’ebraico Immanuel e significa “Dio è con noi”; con questo nome Isaia chiama il futuro Messia e per questo fu usato come appellativo di Gesù.
E’ molto diffuso in Italia e nei paesi di lingua spagnola con le sue varianti.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Lun 26 Mar - 22:04

SANTO DEL 27 MARZO
B. Francesco Faà di Bruno
Nell’Ottocento la città di Torino era riscaldata dalla carità dei suoi santi: vi operavano don Bosco, il Cafasso, il Cottolengo, il Murialdo e altri ancora. Tra essi, un posto di rilievo va al beato Faà di Bruno (1825-1888).
Di famiglia nobiliare, aveva percorso con successo la carriera militare fino al grado di capitano di Stato Maggiore, pluridecorato. Era amico di don Bosco e, a volte, gli serviva messa in divisa, destando l’ammirazione dei ragazzi dell’oratorio. In seguito, recatosi a Parigi per laurearsi in scienze matematiche e fisiche ed in astronomia, vi conobbe Federico Ozanam e si appassionò ai temi della carità sociale.
Tornato a Torino, coniugò appassionatamente l’attività scientifica a quella caritativa. Organizzò una vera “cittadella della solidarietà femminile” per dare sostegno e protezione a donne di servizio, a lavandaie, a ragazze madri e a fanciulle in cerca di lavoro. Per loro formò dei cori femminili parrocchiali; si curò della preparazione di “allieve maestre” e della formazione di apprendiste tipografe e bibliotecarie, o di addette ai “fornelli economici” per garantire pasti caldi ai poveri. Tutte imprese in cui investiva patrimonio ed energie. Contemporaneamente esplicava un’impressionante mole di lavoro scientifico all’università, escogitando anche nuove invenzioni: la sua “formula Bruno”, è usata ancor oggi nei calcoli informatici; ed è sua l’invenzione del barometro differenziale a mercurio.
Pubblicò anche un saggio scientifico sulla teoria delle forme binarie. A 51 anni chiese di essere ordinato prete e ne ottenne il privilegio (data l’età) dallo stesso Pio IX. All’università di Torino – che l’aveva sempre tenuto in disparte, per la sua fede dichiarata – donò, morendo, la propria biblioteca scientifica,“una delle più ricche d’Italia, che aveva raccolto in trentotto anni di studio e di lavoro”.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Mar 27 Mar - 22:04

SANTO DEL 28 MARZO
S. Stefano Harding
È uno dei tre “frati ribelli” (con s. Roberto di Molesme e s. Alberico) ai quali è stata dedicata una bella biografia romanzata. Ad essi risale, sul finire del secolo XI, la fondazione dell’Ordine dei Cistercensi. Avevano vissuto nell’Ordine benedettino cluniacense, ma ne erano usciti per fondare un monastero riformato a Citeaux (in latino Cistercium), a sud di Digione.
Stefano Harding, di origine inglese, fu il terzo abate che tentò in ogni modo di salvare e incrementare quella nuova storia, riuscendovi a fatica, ma quanto bastava per poter accogliere il giovane Bernardo che sarebbe giunto nel 1112, con i suoi trenta compagni, assicurando al nuovo Ordine una vitalità e una diffusione straordinarie in tutta Europa.
Per decisione di Stefano i cistercensi cominciarono a portare un abito bianco come segno distintivo e in onore della Madonna. Diede quindi il via a una vera fioritura di nuove fondazioni, tutte gerarchicamente legate assieme e regolate da una Charta Caritatis da lui composta: si trattava di particolari Statuti che impegnavano tutti i monaci alla più assoluta concordia, alla vita austera e alla pratica del lavoro manuale.
Si dedicò poi alla revisione dei testi liturgici e a riesaminare la traduzione della Sacra Scrittura, allora in uso. Scrisse anche la prima storia del nuovo Ordine legandola, con forte idealità, all’esperienza di s. Benedetto da Norcia, riscoperta nella sua purezza originale. Alla morte di Stefano Harding, l’Ordine cistercense poteva contare su circa settanta monasteri, tutti costruiti con estrema sobrietà e senza ornamenti artistici.
La bellezza dei monasteri era tutta affidata alla bellezza dei luoghi scelti per costruirli, e all’abbondanza di acque di cui si poteva disporre.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Gio 29 Mar - 22:47

SANTO DEL 30 MARZO
S. Leonardo Murialdo
Nacque nel 1828 a Torino, città che amò appassionatamente proprio per il fervore di santità e di opere sociali che vi si poteva respirare.
Ordinato sacerdote nel 1851, non c’è opera di carità alla quale non si sia interessato, anche collaborando a iniziative altrui. Già nel 1857 aveva accettato di guidare uno degli oratori di s. Giovanni Bosco. Nel 1866 accettò la direzione del collegio Artigianelli, che manterrà per circa trentaquattro anni.
Nel 1867 fondò la Confraternita laicale di San Giuseppe per aiutare i ragazzi poveri e abbandonati. Nel 1871 fu la volta dell’Unione Operai Cattolici, per rendere i lavoratori coscienti dei propri diritti e capaci di reciproca solidarietà. Promosse le biblioteche popolari e collaborò all’ideazione de «La voce dell'operaio» (l’attuale: “Voce del popolo”).
Nel 1873 fondò la Pia Società di San Giuseppe che diverrà la sua congregazione (“i Giuseppini del Murialdo”). Realizzò poi: colonie agricole per giovani; un Ufficio di collocamento cattolico (1876); una Casa-famiglia per operai (1878); una Cassa di mutuo soccorso (1879); l'Opera dei catechismi serali per giovani operai (1880); la Lega del lavoro (1899). E giunse fino a presentare alle autorità civili un progetto globale di riforme sociali che prevedeva: l’obbligo scolastico fino ai quattordici anni, l’abolizione del lavoro notturno, il riposo festivo, la giornata lavorativa di otto ore.
Insomma: un’opera sociale immensa, tutta sostenuta da una preghiera intensissima e dalla certezza che l’amore di Dio per ogni creatura è al di là di quanto possiamo pensare e desiderare.


Ultima modifica di Attilio Citrino il Sab 31 Mar - 22:53, modificato 1 volta
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Ven 30 Mar - 22:18

SANTO DEL GIORNO 31 MARZO 2011 SAN BENIAMINO - Si celebra oggi come santo del giorno san Beniamino che fu diacono di Ergol in Persia, e fu tra quei martiri che furono uccisi in Persia durante la lunga persecuzione contro i cristiani, che iniziò sotto il regno di Iezdegerd I e finì con quello del successore Bahram-Gor.
Diversi racconti ci sono giunti che narrano questa crudele ed efferata persecuzione: le diverse versioni non concordano tra di loro e per lo più hanno origine dai sinassari bizantini; anche le notizie riguardanti i nomi dei martiri, la data ed il luogo del martirio sono imprecise e discordanti.
Possiamo comunque dedurre da questi racconti che verso il 420, alcuni cristiani fin troppo zelanti, capeggiati da un sacerdote Hasu, arrivarono ad incendiare ad Ergol (Argul) un pireo, cioè un tempio dedicato al culto del fuoco.
Per questa distruzione venne arrestato il vescovo Abdas, il fratello Papa, i preti Hasu e Isacco, il segretario Ephrem, il suddiacono Papa, i laici Daduq e Durtan; al vescovo Abdas fu ordinato dalle autorità civili di ricostruire il tempio, ma dal momento che egli si rifiutò, furono condannati a morte.
Oltre a quanti precedentemente elencati vengono ricordati insieme come martiri della stessa persecuzione, scaturita dall’episodio dell’incendio del ‘pireo’, anche Ormisda (Manides), Sahin e il diacono di Ergol, Beniamino.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Sab 31 Mar - 22:45

La domenica delle Palme apre la "settimana santa"

La domenica delle Palme apre la "settimana santa". Si potrebbe dire che la liturgia di questa domenica spalanca le porte a Gesù accogliendolo come il Messia. Il "segreto messianico" raccomandato da Lui, all'inizio della sua attività pubblica a quanti erano guariti, era stato successivamente svelato da Pietro sulla strada dei pagani di Cesarea di Filippo. Da oggi è sulla bocca di tutti. Di coloro che lo acclamano nel suo ingresso in Gerusalemme e delle autorità giudaiche, che espressamente gliene chiedono conto, fino al processo, in cui alla formale domanda del sommo sacerdote se egli sia il Messia, Gesù risponde «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Con questa risposta Gesù firma la sua condanna a morte. Il racconto di Marco (che si legge in questo ciclo B) contrappone a ciò l'acclamazione della folla dei poveri che lo riconoscono "figlio di Davide" e una sorta di testimonianza ironica eppure reale nel motivo della condanna, fatta apporre sulla croce da Pilato e che recita: «Il re dei Giudei», Fino ad arrivare alla testimonianza finale del centurione, che avendolo visto spirare in quel modo, esclama: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!». Il racconto essenziale ed intenso ci mostra il Messia che da una parte delude le aspettative di chi lo immaginava glorioso e trionfante, ma dall'altra diventa colui che raccoglie nella sua sorte quella di tutti gli sconfitti della terra: degli oppressi e degli infelici. Di chi ormai non conta nulla né agli occhi degli uomini, né di se stesso, ma, spoglio di tutto, può solo affidarsi, sebbene con l'ultima domanda accorata, a chi sembra non rispondere e tuttavia è il suo ultimo sostegno: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?».

PREGHIERA
Oggi, Gesù, sono in mezzo a quella folla di bambini e di poveri
che ti acclama figlio di Davide e portatore di pace,
ripetendo con altre parole ciò che gli angeli cantarono
alla tua nascita qui tra noi sulla terra ...
Ah, Signore, questa stessa terra che ora dovrà
vederti morire in uno dei peggiori tormenti
e come calice sacro raccoglierà
le tue lacrime, il tuo sudore e il tuo sangue ...
Oggi vorrei restare per sempre qui su questa strada
dove ancora mi allietano le speranze di quanti ti acclamano,
mentre Tu sull'asinello degli antichi padri
avanzi regale e benedici la stessa città,
che nel volgere di pochi giorni
ti respingerà, per accogliere solo quell'umanissimo grido
con cui chiamavi dall'abisso tuo Padre.
Lì quel Padre ti accompagnava comunque, per colmarlo fra tre giorni
di irresistibile luce, che come vita riesplose.
Luce che risplendi dalle profondità della terra, riscalda il cuore
di tutti noi, figli degli uomini! Amen! (GM/01/04/12)

Vangelo di Marco (Mc 11,4-11; 15,25-39) - Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"».Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».... Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo»... Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Dom 1 Apr - 22:17

Il santo di giovedì 2 aprile: San Francesco di Paola
Nato a Paola, in Calabria, il 27 marzo 1416, la vita di Francesco fu già un miracolo per i genitori che desideravano tanto avere un figlio e che per questo invocarono la benedizione del Santo omonimo d’Assisi. La scelta del suo nome fu infatti dettata da questo.
Proveniente da una famiglia di contadini poveri e austeri, all’età di tredici anni Francesco entra in convento per iniziare due anni dopo la vita dura dell’eremo, che lui stesso desiderava tanto. La fama della sua virtù si diffonde così velocemente che il silenzio e l’intimità della sua preghiera e penitenza vengono rotte da giovani numerosi che accorrono per imitarlo. È con loro che San Francesco di Paola fonda l’Ordine degli Eremiti di San Francesco, detti anche Minimi, per distinguersi dai frati Minori di San Francesco d’Assisi.
Nel 1482 San Francesco viene chiamato in Francia da re Luigi XI, gravemente malato, che gli chiede il miracolo della guarigione. Dopo un categorico rifiuto, il monaco accetta di accompagnarlo nella sofferenza aiutandolo a morire da cristiano.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Lun 2 Apr - 21:57

SANTO DEL 03 APRILE
S. Luigi Scrosoppi

A servizio della Provvidenza, a cura di Antonio Maria Sicari

Nacque a Udine nel 1804, da una famiglia cristiana benestante, in anni pieni di turbamenti sociali e in una regione povera e stremata da guerre ed epidemie. Luigi avrebbe potuto starsene al riparo, anche perché si erano già fatti sacerdoti i suoi due fratelli. Invece, scelse anch’egli di farsi prete.

Gli fu subito affidata la Casa delle Derelitte, dove erano alloggiate ragazze senza famiglia. Il problema più grave era allora quello di garantire loro il nutrimento necessario e, a tale scopo, Don Luigi si fece simile a un “frate cercatore”: percorreva la città con una bisaccia in spalla o spingendo un misero carrettino e chiedeva l’elemosina.

Le umiliazioni non mancavano, ma lui era fiero d’essere “al servizio della Provvidenza”. Gli bastava come ricompensa il grido festoso delle orfanelle che lo accoglievano quando tornava a casa E qualche volta, Luigi arrivava nascondendo tra le pieghe del mantello, “un dono più bello d’ogni altro”: un’altra bambinetta abbandonata, trovata tra i vicoli delle strade. Con gli anni, radunò attorno a sé delle ottime collaboratrici e fondò le Suore della Divina Provvidenza, continuando a dirigerle anche quando scelse (a quarantadue anni) di entrare tra gli oratoriani di S. Filippo Neri.

Fondò dodici case, e le prime suore ci hanno tramandato con stupore il racconto dei miracoli che accadevano ogni volta che la situazione sembrava disperata e P. Luigi era costretto ad “andare a bussare al Tabernacolo” (e lo faceva fisicamente, come un bambino).

Morì nel 1884 ed è stato canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2001. Il miracolo necessario per la sua canonizzazione è stato la guarigione di un ragazzo malato terminale di AIDS. E così San Luigi Scrosoppi è diventato patrono di questi infelici che, al suo tempo, nemmeno esistevano.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Mer 4 Apr - 0:20

SANTO DEL 04 APRILE
B. Francesco Marto

È il più piccolo dei Pastorelli di Fatima: aveva solo nove anni al tempo delle apparizioni, quando la Madonna aveva chiesto: «Volete offrirvi a Dio in atto di riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e la conversione dei peccatori?».

Francesco aveva acconsentito appassionatamente. Tanto più che la Madonna gli aveva promesso di “portarlo presto in cielo”. Gli aveva però raccomandato “di recitare prima molti Rosari”. «O Madonna mia! Di rosari ne dico quanti ne volete!», aveva risposto il bambino. Ma c’era un particolare che lo angustiava e lo faceva osservare spesso a Lucia: «Non hai notato che la Madonna era tanto triste, quando chiedeva che i peccatori non offendessero più Dio che è già molto offeso? Io vorrei tanto consolare Nostro Signore…». Divenne questa la sua passione interiore.

Ripeteva spesso: «Ma che pena che Lui sia così triste! Se io potessi consolarlo!». E così, quando visitatori e inquisitori li infastidivano eccessivamente, Francesco diceva a Lucia: «Lascia perdere!... Non ha detto la Madonna che avremmo dovuto soffrire molto in riparazione a Nostro Signore e al suo Cuore Immacolato per i tanti peccati con cui sono offesi? Loro sono così tristi! Se con queste sofferenze potremo consolarli, dobbiamo essere contenti!».

Fu il primo ad ammalarsi quando nel 1919 scoppiò l’epidemia di “febbre spagnola” che decimò l’Europa. Ma sopportò tutto senza un lamento perché voleva portare fino in fondo il suo compito.

Prima di morire disse a Lucia: «Ormai mi manca poco per andare in cielo. Lassù consolerò molto Nostro Signore e la Madonna. Intanto Giacinta pregherà molto per i peccatori, per il Santo Padre e per te, e tu resterai quaggiù perché la Madonna lo vuole. Senti, fa’ tutto quello che lei ti dirà!». Morì che non aveva ancora compiuto undici anni.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Mar 10 Apr - 23:03

SANTO DEL GIORNO 11 APRILE
S. Gemma Galgani

È la prima santa che ha lasciato questo mondo agli inizi del secolo XX, proprio quando il nuovo secolo si apriva con l’orgogliosa persuasione che la Scienza avesse ormai definitivamente sconfitto ogni fede e ogni credenza. R
icordarlo è un dovere, proprio perché si tratta di Santa Gemma Galgani, una ragazza umile, buona e colma di sofferenze, la cui vita è stata letteralmente inondata da doni soprannaturali che ella non cercava, ma che nessuno riusciva a contraddire o a negare. E tuttavia non sono stati i fenomeni straordinari a farla santa, ma la tenerezza con cui Gemma ha saputo soffrire abbracciata a Gesù Crocifisso.
Certo nella sua vita sembra, a volte, abolito il confine che separa questo mondo dall’altro: per Gemma sono normali le visioni di Angeli e Santi, della Vergine Maria e di Gesù Crocifisso, come sono frequenti le apparizioni e le vessazioni diaboliche che la tormentano. Ma l’essenziale è nella sua vocazione di “sposa del Crocifisso”, chiamata a condividere le pene di Gesù, a portarne le stigmate sul corpo, ad esperimentare anche l’abbandono da Lui provato sulla Croce, e a saper restare sempre immersa non nell’amore della sofferenza, ma nella sofferenza dell’amore. A questo dovevano particolarmente servire quelle ore settimanali (dalle ore 20 del Giovedì alle ore 15 del venerdì) in cui Gemma riviveva visibilmente in maniera impressionante le ferite e i dolori della Passione. E attorno a lei, nel quartiere, c’era chi la derideva, chi l’accusava di mentire, chi la rimproverava, chi la spiava per scoprire l’inganno. Ma c’era anche chi la chiamava da sempre, con affetto, “la ragazzina della grazia”.
Morì a venticinque anni, la mattina del Sabato Santo del 1903.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Gio 12 Apr - 22:17

Martino Papa


Martino, prete romano di origine umbra – Legato alla corte imperiale di Costantinopoli – fu eletto Papa nell’anno 649.

Celebrare il ricordo di un Pontefice, vissuto quattordici secoli fa, può sembrare una stanca rievocazione. Ma che cosa sarebbe oggi la nostra fede cristiana, se Martino (con l’aiuto del grande Massimo il Confessore) non avesse combattuto fino alla morte per difendere la piena verità sull’Incarnazione del Figlio di Dio? Bisognava allora lottare contro eretici e imperatori che pretendevano difendere la divinità di Cristo a prezzo della sua vera umanità.

Per papa Martino difendere il dogma della vera e totale umanità di Gesù (in base al principio che Cristo “non ha potuto salvare ciò che non ha veramente assunto”) non significò soltanto indire il Sinodo Laternanse per riaffermare solennemente la verità davanti a tutta la Chiesa, ma volle dire anche incorrere nell’ira dell’imperatore Costante II che comandò all’Esarca di Ravenna di pugnalare il Papa, durante la Santa Messa in Santa Maria Maggiore, quando il Pontefice si sarebbe chinato su di lui per dargli l’Eucaristia. L’attentato non riuscì (si raccontava che l’Esarca fosse stato colpito da improvvisa cecità), ma Costante ordinò comunque che il Pontefice fosse condotto prigioniero a Costantinopoli.

Il viaggio in catene durò quindici mesi. La gente accorreva ai porti dove la nave sostava, ma a nessuno fu permesso di visitare il povero Papa. Giunto a Costantinopoli fu lasciato un giorno intero steso sulla pubblica strada ed esposto ai dileggi del popolo. Dopo tre mesi di carcere duro in una gelida prigione, fu processato, degradato e, infine, mandato segretamente a morire in Crimea, nel più spaventoso abbandono.

Morì nel 655, solo ma in compagnia di Gesù.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Ven 13 Apr - 22:03

SANTO DEL 14 APRILE
S. Liduina

Un gruppo di ragazze che pattina su una distesa ghiacciata, è un quadro gioioso. Ma se una fanciulla quindicenne cade e non riesce più a rialzarsi, ecco che il mondo intero sembra oscurarsi e diventare triste. Può accadere dovunque e in ogni epoca. E accadde sul finire del milletrecento, in un villaggio olandese, alla giovane Liduina. Da quel giorno fino alla morte, per trentotto anni, non riesce più a rialzarsi dal suo pagliericcio. Ha delle lesioni interne che i medici non sanno diagnosticare, e le malattie si succedono senza tregua. È la disperazione. Ma la ragazza ha la fortuna di incontrare un sacerdote che le dice l’unica cosa sensata che si può dire ai sofferenti: il dolore può essere vissuto in compagnia di Cristo e reso in tal modo salvifico. Basta unire la propria sofferenza alla Sua; il proprio sacrificio al Suo, per il bene del mondo.

Liduina sente la bellezza di queste parole, ma chiede a Gesù un segno. Ed ecco che sul suo capo, visibile a tutti quelli che sono in casa, appare un’Ostia splendente. Poi tutto torna nella normalità, ma la vita della ragazza diventerà tutta un messaggio “eucaristico”. Il suo corpo si consumerà sempre più, ma chiunque entrerà nella sua casa troverà pace e nutrimento spirituale. Liduina sa capire, sa consigliare, sa aiutare a pregare, sa fare amare ciò che è vero e buono. Pur nell’immobilità, lei sembra aver viaggiato là dove nessuno è mai stato: può parlare del paradiso e dell’inferno, di santuari lontani e di paesaggi interiori. Ha una vita mistica che insospettisce alcuni e incanta gli altri. Al suo povero letto giungono pellegrini da ogni nazione e di ogni ceto sociale. Non cercano miracoli, perché il miracolo è proprio quella ragazza che è diventata un dono di speranza per tutti.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Dom 15 Apr - 9:23

Credere senza aver visto

II Domenica di Pasqua

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco (...)Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso (...).

È la domenica di Tommaso e di una beatitudine che sento mia: Beati quelli che non hanno visto eppure credono! Le altre le ho sentite difficili, cose per pochi coraggiosi, per pochi affamati di immenso. Questa è una beatitudine per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede, per chi ricomincia. Siamo noi quelli di cui parla Gesù, noi che non abbiamo visto eppure di otto giorni in otto giorni continuiamo a radunarci nel suo nome, a distanza di millenni e a prossimità di cuore; di noi scrive Pietro: «voi lo amate pur senza averlo visto» (1Pt 1,Cool.

Otto giorni dopo venne Gesù, a porte chiuse. C'è aria di paura in quella casa, paura dei Giudei, ma soprattutto paura di se stessi, di come lo avevano abbandonato, tradito, rinnegato così in fretta. Mi conforta pensare che, se anche trova chiuso, non se ne va'. Otto giorni dopo è ancora lì: l'abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare.

Viene e sta in mezzo a loro. Non chiede di essere celebrato, adorato. Non viene per ricevere, ma per dare. È il suo stile inconfondibile. Sono due le cose che porta: la pace e lo Spirito.

Pace a voi. Non un semplice augurio o una promessa futura, ma una affermazione: la pace è a voi, vi appartiene, è già dentro di voi, è un sogno iniziato e che non si fermerà più. Io vi porto questo shalom che è pienezza di vita. Non una vita più facile, bensì più piena e appassionata, ferita e vibrante, ferita e luminosa, piagata e guaritrice. La pace adesso.

Soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo. Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che soffiava sugli abissi, che scuote le porte chiuse: ecco io vi mando!

Scende lo Spirito di Gesù, il suo segreto, il suo mistero, ciò che lo fa vivere, il suo respiro stesso: vivrete di ciò di cui vivo io. Lo ha sperimentato Paolo: non son più io che vivo, è Cristo che vive in me. Lo ha comunicato a tutti: Voi siete già stati risuscitati con Cristo (Col 3,1). Già risorti adesso, per una eternità che già mette le sue prime gemme. In quel soffio Gesù trasmette la sua forza: con lo Spirito di Dio voi farete le cose di Dio. E la prima delle cose da Dio è il perdono.

Tommaso, metti qua il tuo dito nel foro dei chiodi, stendi la mano, tocca! Le ferite del Risorto, feritoie d'amore: nel corpo del crocifisso l'amore ha scritto il suo racconto con l'alfabeto delle ferite, indelebili ormai come lo è l'amore.

Gesù che non si scandalizza dei miei dubbi, ma mi tende le sue mani. A Tommaso basta questo gesto. Non è scritto che abbia toccato. Perché Colui che ti tende la mano, che non ti giudica ma ti incoraggia, è Gesù. Non ti puoi sbagliare!


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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Lun 16 Apr - 12:56

S. Benedetto Giuseppe Labre

A Roma, S. Benedetto Giuseppe Labre, che, preso fin dall’adolescenza dal desiderio di un’aspra vita di penitenza, intraprese faticosi pellegrinaggi a celebri santuari, coperto soltanto di una povera e lacera veste, nutrendosi soltanto del cibo che riceveva in elemosina e dando ovunque esempio di pietà e penitenza; fece di Roma la meta ultima dei suoi viaggi, vivendo qui in estrema povertà e in preghiera.
In questo mondo siamo tutti pellegrini nella valle di lacrime: camminiamo sempre per la via sicura della Religione, in Fede, Speranza, Carità, Umiltà, Orazione, Pazienza e Mortificazione cristiana, per giungere alla nostra patria del Paradiso". Era questa una delle massime preferite di S. Benedetto Giuseppe Labre, che ben corrisponde alla sua testimonianza di vita. Dei 35 anni che visse, almeno 13 li passò da "pellegrino" sulla strada. A giusto titolo perciò lo si definì "il vagabondo di Dio" o anche "lo zingaro di Cristo", espressioni ben più tenere che non "santo dei pidocchi", come venne pure denominato.
Benedetto Giuseppe Labre nacque ad Amettes, presso Arras, il 26 marzo 1748, primo di 15 figli di modesti agricoltori. Fece qualche studio presso la scuola del villaggio e apprese i primi rudimenti del latino presso uno zio materno. Portato più alla vita contemplativa che al sacerdozio, sollecitò invano dai genitori il permesso di farsi trappista. Solo a diciotto anni poté fare richiesta d'ingresso alla certosa di S. Aldegonda, ma il parere dei monaci fu contrario. Stessa ripulsa ricevette dai cistercensi di Montagne in Normandia, dove giunse dopo aver percorso a piedi 60 leghe in pieno inverno. Solo sei settimane durò il suo soggiorno nella certosa di Neuville, e poco di più rimase nell'abbazia cistercense di Sept-Fons, di cui però avrebbe sempre portato la tunica e lo scapolare di novizio.
A 22 anni prese la grande decisione: il suo monastero sarebbe stato la strada, e più precisamente le strade di Roma. Nel sacco di povero pellegrino portava tutti i suoi tesori: il Nuovo Testamento, l'Imitazione di Cristo e il breviario che recitava ogni giorno; sul petto portava un crocifisso, al collo una corona e tra le mani un rosario. Mangiava appena un tozzo dì pane e qualche erba; non chiedeva la carità e, se la riceveva, si affrettava a renderne partecipi gli altri poveri, anche a rischio che il donatore, scorgendovi un gesto di scontentezza, facesse seguire alla moneta una gragnuola di bastonate (come effettivamente avvenne un giorno). Di notte riposava tra le rovine del Colosseo e le sue giornate le passava nella preghiera contemplativa e nei pellegrinaggi ai vari santuari: uno dei più cari al suo cuore fu quello di Loreto.
Morì logorato dagli stenti e dall'assoluta mancanza d'igiene il 16 aprile 1783, nel retrobottega del macellaio Zaccarelli, presso la chiesa di S. Maria dei Monti, in cui venne sepolto tra grande concorso di popolo. Venne canonizzato nel 1881 da Leone XIII.


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S. Contardo, pellegrino;
B. Gioacchino, religioso dall'Ordine dei Servi di Maria.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Gio 19 Apr - 22:31

SANTO DEL 20.04.2012
S. Sara di Antiochia

La storia della martire Sara è stata certamente abbellita con elementi leggendari, ma il suo nucleo corrisponde bene alla psicologia di una madre cristiana, e trasmette una significativa testimonianza dei primi secoli sulla fede della Chiesa a riguardo del Battesimo.

Un antico documento liturgico che raccoglie notizie sui santi (il Sinassario Alessandrino) narra, dunque, che Sara di Antiochia, sposa di un alto ufficiale dell’imperatore Diocleziano, si era messa in viaggio verso Alessandria d’Egitto per sfuggire alla proibizione dell’imperatore che le vietava di far battezzare i suoi bambini. Il marito di Sara, per paura, aveva rinnegato la fede cristiana, ma la donna l’aveva tenacemente conservata.

Durante il viaggio per mare, la tempesta infuria e si teme il naufragio. Sara vuole ad ogni costo salvare almeno l’anima dei suoi figli: si incide, allora, sul petto una leggera ferita, e col proprio sangue segna una croce sulla fronte dei piccoli; poi li immerge tre volte nelle acque del mare invocando su di loro le tre persone della Santissima Trinità.

La tempesta si placa e Sara, giunta ad Antiochia, corre dal Vescovo che sta battezzando i catecumeni in Cattedrale. Ma far battezzare anche quei bambini risulta impossibile: ogni volta che essi si avvicinano, l’acqua del catino si rapprende in ghiaccio. Interrogata dal Vescovo, la donna racconta il rito che ha compiuto in mare e riceve da lui l’assicurazione sulla validità del battesimo da lei amministrato che, perciò, non deve essere ripetuto. Tornata in patria, Sara racconta l’accaduto al marito, sperando nella sua conversione. Il marito lo racconta all’imperatore e costui, incollerito, condanna a morte la madre e i bambini.

Le mamme che si preparano con trepidazione al battesimo dei loro piccoli possono affettuosamente invocarla.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Ven 20 Apr - 22:05

SANTO DEL 2 PRILE
S. Anselmo d'Aosta


Anselmo nacque ad Aosta nel 1033, da famiglia imparentata con i Savoia. Reagendo alle pressioni del padre che voleva impegnarlo negli affari di famiglia, fuggì di casa recandosì alla abbazia di Le Bec in Normandia, una delle più fiorenti scuole di teologia di allora, guidata dall’abate Lanfranco. Qui completò gli studi fino al sacerdozio, facendosi stimare per le doti di mente e di cuore. Nel 1078 Lanfranco fu eletto alla sede episcopale di Canterbury e Anselmo, ancora piuttosto giovane, fu nominato abate. Non trascurò tuttavia gli studi filosofici e teologici e fu uno dei più fecondi autori religiosi del suo tempo.

Nel 1089 successe a Lanfranco anche nella sede arcivescovile, divenendo Primate d’Inghilterra. Ma si scontrò con le pretese del re Guglielmo il Rosso che lo costrinse ripetutamente all’esilio. Il contrasto verteva sulla libertà della Chiesa e continuò anche sotto Enrico I. Ma Anselmo seppe coniugare la bontà con la fermezza e l’audacia, e riuscì infine a conquistarsi la fiducia del Sovrano. Assieme a S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino, Anselmo è considerato uno dei tre più grandi teologi della Chiesa.

Ci ha lasciato un trattato su Dio (intitolato Monologion, cioè “Soliloquio”) e un altro (intitolato Proslogion, cioè “Colloquio”) sulla Sua esistenza: secondo Anselmo, essa è provata dal fatto che deve necessariamente esistere “l’Essere di cui non si può pensare niente di più grande”. Scrisse anche un trattato sul mistero dell’Incarnazione (intitolato Cur Deus Homo - “Perché Dio si è fatto uomo”). È di Anselmo il famoso principio: “La fede chiede il lavoro della ragione”. Ed è una bella caratteristica della sua teologia il fatto che essa si tramuti spesso in preghiera.

Morì a Canterbury il 21 aprile 1109. Nel 1720, Papa Clemente XI lo ha proclamato Dottore della Chiesa.


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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Sab 21 Apr - 23:31

Quel tocco del Risorto che trasfigura

III Domenica di Pasqua, a cura di Ermes Ronchi

(...) «Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora (...) disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Non sono un fantasma! Mi colpisce il lamento di Gesù, una tristezza nelle sue parole, ma ancor più il suo desiderio di essere toccato, stretto, abbracciato come un amico che torna: Toccatemi. E pronuncia, per sciogliere le paure e i dubbi, i verbi più semplici e più familiari: Guardate, toccate, mangiamo! Non a visioni d'angeli, non a una teofania gloriosa, gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al più familiare dei segni, al più umano dei bisogni. Gesù vuole entrare nella vita concreta dei suoi, esserne riconosciuto come parte vitale. Perché anche il Vangelo non sia un fantasma, un fumoso ragionare, un rito settimanale, ma roccia su cui costruire, sorgente alla quale bere. La bella notizia: Gesù non è un fantasma, ha carne e sangue come noi. Questo piccolo segno del pesce, gli apostoli lo daranno come prova: noi abbiamo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41). Perché mangiare è il segno della vita; mangiare insieme è il segno più eloquente di una comunione ritrovata, che lega insieme e custodisce e accresce le vite, figlio delle nostre paure o delle nostre speranze.
Il Risorto non avanza richieste, non detta ordini. La sua prima offerta è «stare in mezzo» ai suoi, riannodare la comunione di vita. Viene e condivide pane, sguardi, amicizia, parola. Non chiede, regala. Non chiede di digiunare per lui, ma di mangiare con lui. Vuole partecipare alla mia vita e che io condivida la sua. Ma in un sentimento di serenità, di distensione.
Infatti la sua prima parola è: pace a voi! Pace, che è il riassunto dei doni di Dio. È la serenità dello spirito che ci permette di capirci, di fare luce nei nostri rapporti, di vedere il sole più che le ombre, di distinguere tra un fantasma e il Signore. Solo il cuore in pace capisce. Infatti, il Vangelo annota: Aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Perché finora avevano capito solo ciò che faceva comodo, solo ciò che li confermava nelle loro idee. C'è bisogno di pace per cogliere il senso delle cose. Quando sentiamo il cuore in tumulto è bene fermarci, fare silenzio, non parlare.
Mi consola la fatica dei discepoli a credere, il loro oscillare tra paura e gioia. È la garanzia che la risurrezione di Gesù non è una loro invenzione, ma un evento che li ha spiazzati. Lo conoscevano bene, il Maestro, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro. Perché la Risurrezione non è semplicemente ritornare alla vita di prima: è andare avanti, è trasformazione, è il tocco di Dio che entra nella carne e la trasfigura.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Dom 22 Apr - 21:50

SANTO DEL 23 APRILE
S. Adalberto (Vojtech), vescovo di Praga e martire

Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall'arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni è già arcivescovo di Praga. È il secondo pastore della città. Ma in questa terra ancora pagana Adalberto vede fallire il suo sforzo di evangelizzazione, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma papa Giovanni XV lo rimanda a Praga. Ma è ancora un fallimento. Nel 994 torna al suo monastero sull'Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III. Ma per Adalberto giunge anche una notizia terribile: in Boemia c'è stato un massacro di suoi congiunti. In più papa Gregorio V lo rimanda a Praga, dove però per volere del duca di Boemia non può entrare in città. Si dirige così al nord, missionario tra i prussiani. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. (Avvenire)
Etimologia: Adalberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Martirologio Romano: Sant’Adalberto (Vojtech), vescovo di Praga e martire, che affrontò molte difficoltà nella sua Chiesa e intaprese numerosi viaggi in nome di Cristo, adoperandosi con tutte le forze per estirpare i costumi pagani; accortosi però di trarre poco profitto, recatosi a Roma si fece monaco; giunto da ultimo in Polonia per portare alla fede i vicini Prussiani, nel villaggio di Tenkitten alle foci della Vistola fu trafitto con le lance da alcuni pagani.
Anno 999: papa Silvestro II canonizza il vescovo Adalberto in Roma, dove il giovane imperatore Ottone III di Sassonia fa restaurare gli edifici del colle Palatino. Altro che “terrori dell’anno Mille”, come si favoleggerà più tardi: ora, dopo secoli di aggressioni esterne, comincia per l’Europa un tempo di ripresa vivacissima. Nascono anche degli Stati, come la Polonia e l’Ungheria, destinati a una vita ultramillenaria.
Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall’arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni lo troviamo già arcivescovo di Praga. E’ il secondo pastore della città, dopo il tedesco Tiethmaro, e il primo di origine slava. Purtroppo qui il cristianesimo è ancora una novità mal compresa e combattuta da molti come straniera e avversa agli antichi usi locali, che vanno dalla poligamia alla vendetta di sangue, alla durezza con gli schiavi. Adalberto vede fallire il suo sforzo, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma per i vescovi di Germania questa è una diserzione: protestano duramente a Roma, e papa Giovanni XV rimanda Adalberto a Praga. Lui obbedisce, torna, ritenta, ed è ancora un fallimento. Non bastano la sua cultura, la sua ricca spiritualità e mitezza. Solo, poco aiutato, rinuncia un’altra volta, e nel 994 torna al suo monastero sull’Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III, che lo venera come un maestro e come un padre. Ma ecco dapprima una notizia orribile per Adalberto: in Boemia c’è stato un massacro di suoi congiunti. E poco dopo un’altra, allucinante: sempre per la spinta dei soliti vescovi tedeschi, papa Gregorio V gli comanda ancora una volta di tornare a Praga. Nuova obbedienza, ma ora il duca di Boemia gli proibisce di mettere piede in città, e Adalberto si trova espulso ma libero.
Non torna a Roma. Sarà missionario al Nord, tra i prussiani, che ignorano ancora del tutto il Vangelo. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. Il duca di Polonia riscatta la salma e la farà poi collocare a Gniezno (prima sede episcopale polacca) nel duomo costruito nell’anno 1000. Intanto nel 999 Papa Silvestro II l’ha già proclamato santo, e nello stesso anno è giunto a Gniezno in pellegrinaggio l’imperatore Ottone III. Nel 1039, poi, è Praga che accoglie per sempre nella cattedrale i resti di Adalberto, il suo primo vescovo slavo. Davanti a quei resti, dopo quasi mille anni, verrà a pregare Giovanni Paolo II, Wojtyla, il primo pontefice slavo della storia cristiana.



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S. Giorgio, martire;
S. Marolo, vescovo;
B, Egidio da Assisi, religioso dell'Ordine dei Minori.
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Lun 23 Apr - 22:42

SANTO DEL 24 APRILE
S. Fedele da Sigmaringa


Marco Roy, nato nel 1578 a Sigmaringen (una cittadina tenacemente cattolica, sulle rive del Danubio) s’era laureato in Filosofia nel collegio dei gesuiti a Friburgo. Era stato subito scelto come precettore da alcune famiglie nobiliari, ed esercitò tale compito viaggiando per sei anni con i suoi allievi nelle diverse nazioni europee e acquistandosi fama di “filosofo cristiano” (cioè, di ottimo educatore). Era anche un brillante musicista. Tornato in Svizzera, terminò gli studi di Diritto e cominciò a esercitare la professione forense, meritandosi il titolo di “avvocato dei poveri”, perché accettava di difendere gratuitamente coloro che non potevano permettersi di pagargli un onorario.
A trentaquattro anni, disgustato dalla corruzione che allignava tra i suoi colleghi avvocati, decise di farsi cappuccino, destinando i suoi beni alla formazione di studenti poveri, che dotò di borse di studio. Prese il nome di fra Fedele da Sigmaringen e divenne sacerdote. Era un buon predicatore e si trovò subito coinvolto nelle polemiche tra cattolici e protestanti calvinisti. Gli animi erano particolarmente accesi e nemmeno la vita era al sicuro. Nel 1622 la Congregazione di Propaganda Fide, appena istituita a Roma, lo nominò Superiore delle missioni Cattoliche nei Grigioni. Durante la quaresima di quello stesso anno, al termine di una predica (durante la quale era già risuonato un colpo d’arma da fuoco) Fra Fedele, fu attorniato da un gruppo di soldati che gli intimarono di ritrattare tutto ciò che aveva detto dal pulpito: “Non posso – rispose il frate – perché è la fede dei vostri antenati. E io darei volentieri la vita per farvi tornare a questa fede!”.
Fu colpito al capo e trafitto dalle spade. Morì a quarantaquattro anni ed è onorato come “primo martire” nella Congregazione di Propaganda Fide.


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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  007 il Lun 23 Apr - 22:49

Una volta lo leggevamo al mattino...presto il santo del giorno......
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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Mar 24 Apr - 21:51

SANTO DEL 25 APRILE
B. Giovanni Piamarta


Nonostante il giorno sia dedicato a S. Marco, quest’anno è giusto ricordare anche Giovanni Piamarta, perché la Chiesa si prepara alla sua canonizzazione, per il prossimo 21 ottobre.
Nacque a Brescia nel 1841 e divenne prete a ventiquattro anni. Si interessò subito dei ragazzi di strada perché quello era “il suo mondo”, il mondo che aveva conosciuto, rimasto orfano a 9 anni, in una città stremata, tra il colera del 1836 e la violenza delle Dieci Giornate del 1848. Così cominciò a raccogliere i ragazzi per “educarli al lavoro e attraverso il lavoro”. Ma questo voleva dire, allora, affrontare il problema da tutti i punti di vista, costruendo delle vere e proprie “cittadelle”: alzando edifici e attrezzando laboratori, provvedendo macchinari e istruttori. Lo stesso fece – collaborando con altri geniali sacerdoti – per contrastare la fuga dalle campagne, creando delle colonie in cui esperimentare una nuova agricoltura.
Realizzò anche una tipografia-editrice (l’attuale Queriniana) e fondò la “Congregazione della Sacra Famiglia di Nazaret” e collaborò a fondare la congregazione femminile delle “Umili Serve del Signore”. Così la sua vita si riempì di “opere e opere”, tanto che i suoi collaboratori non sapevano dove trovasse il tempo per tutto. E poi scoprivano che egli, in più, passava ore e ore, all’alba, a pregare davanti al Crocifisso. Ma era dal giorno della sua Prima Messa che Piamarta aveva chiesto a Gesù: “Signore, fa’ che io non sia un servo pigro e inutile!” e perciò continuava a lavorare e a pregare convinto che “a Dio si va per addizione, non per sottrazione”, cioè aumentando le fatiche per lui e non diminuendole. Diceva che “i dolori e le traversie sono un pane avanzato alla tavola di Gesù Cristo”. E perciò non si lamentava se, a volte, quel pane buono era un po’ duro.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Mer 25 Apr - 22:23

SANTO DEL 26 APRILE
S. Pascasio Radberto


Alla nascita – sul finire del sec. VIII – era stato abbandonato sui gradini della chiesa di Notre Dame di Soisson. Le monache lo chiamarono Radberto e lo fecero educare a loro spese. Ebbe una gioventù turbolenta, ma a ventidue anni si decise per la vita monastica nell’abbazia francese di Corbie, vicino ad Amiens. Per umiltà non volle mai diventare sacerdote, ma la sua bontà e la sua saggezza erano tali che i monaci lo scelsero ugualmente come Abate. Ma erano tempi di controversie dottrinale e politiche e Radberto, che anelava solo alla pace e alla tranquillità dei suoi studi teologici, si vide costretto ad abbandonare il monastero. Tornò soltanto dietro assicurazione che non gli avrebbero più imposto nessuna carica.

Si dedicò così a scrivere la sua opera più bella: un trattato su “Il corpo e il sangue del Signore” dove difende la presenza reale del corpo di Gesù (proprio quello nato da Maria, veramente immolato sulla croce e veramente risorto) nell’Eucaristia. Gli chiesero anche di scrivere la vita di qualche santo e lo fece volentieri, perché diceva che “la vita dei santi non deve essere meno preziosa delle loro reliquie, e che – se si ha grande cura di avvolgere in ricche stoffe le loro sacre ossa – si devono pure narrare le loro azioni in uno stile nobile, ugualmente lontano dalla ricercatezza e dalla volgarità". Sentendosi vicino alla morte (forse ricordando l’umiltà della sua nascita, ma più ancora l’umiltà di ogni umana condizione) chiese ai suoi confratelli di non pensare a celebrazioni e a panegirici sulla sua vita: "Non merito di essere ricordato, dimenticatemi". E volle essere seppellito nel reparto dei poveri e dei servitori del monastero.

Viene significativamente raffigurato in adorazione di un ostensorio sorretto dagli Angeli.


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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Gio 26 Apr - 21:28

SANTO DEL 27 APRILE
S. Zita


È una Santa oggi quasi dimenticata, ma un tempo molto cara al popolo cristiano per le sue umili vicende in cui molte ragazze si riconoscevano. Era, infatti, venerata come patrona delle “donne di servizio”.
La sua storia risale agli inizi del sec. XIII e non racconta altro che questo: la sua nascita in povero paesino di campagna e l’essere stata messa a servizio, a dodici anni, presso una famiglia nobiliare di Lucca. Non le mancavano i soliti maltrattamenti, né un ingiusto sovraccarico di lavoro. Al che si aggiungevano – come spesso accade – le sopraffazioni maligne che le infliggevano gli altri servi.
La ragazza, da parte sua, si esponeva ai rimbrotti per la troppa generosità con cui accoglieva i poverelli alla porta del palazzo, ricorrendo anche a qualche sotterfugio. Ma col tempo tutto cambiò, anche a causa dei simpatici miracoli con cui Dio rimediava ai suoi piccoli espedienti di carità, in modo che non la rimproverassero (quello del pane nascosto nel grembiule che si tramuta in un mazzo di fiori, è un prodigio ricorrente nella storia della carità cristiana). Così i padroni finirono per affezionarsi e per affidarle la gestione dei servizi domestici, a vantaggio di tutta la famiglia, anche di quegli altri servi che prima la osteggiavano.
Zita morì nel 1278, dopo cinquant’anni di servizio, amata da tutti e subito venerata come santa, al punto che la città di Lucca se la scelse come patrona.
E proprio lei, un'umile servetta, ha avuto l’onore di essere nominata, nella Divina Commedia, da Dante, che parlando di un magistrato di Lucca, lo chiama “un anzian di Santa Zita”. Nonostante si tratti di un magistrato messo all’Inferno (nelle “malebolge”), è significativo il fatto che la città d’origine venga addirittura identificata con la sua protettrice.


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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Ven 27 Apr - 21:44

SANTO DEL 28 APRILE
S. Gianna Beretta Molla


Nasce nel 1922 a Magenta in una famiglia con solide radici cristiane. Sceglie gli studi di medicina, specializzandosi in pediatria, anche perché sogna di raggiungere un suo fratello medico che s’è fatto missionario cappuccino in Brasile. Decisivo è invece l’incontro con l’ingegner Pietro Molla al quale si lega in matrimonio, desiderosa di viverlo come incarnazione dell’infinito amore di Dio per le sue creature. Un amore che si dilata poi con la decisione di «diventare collaboratori di Dio nella creazione, dandoGli dei figli che Lo amino e Lo servano».
La casa viene allietata da tre bambini. Nell’estate del 1961 si annuncia una nuova maternità che Gianna accoglie subito con gioia, anche se non mancano le preoccupazioni per un fibroma che le cresce a fianco dell’utero. Consigliata ripetutamente di ricorrere all’aborto, Gianna rifiuta in maniera assoluta, accordandosi col marito sulla decisione di “salvare anzitutto il bambino”.
La bambina nasce bella e sana nel sabato santo del 1962, ma Gianna muore dopo pochi giorni, lieta del suo sacrificio e della sua obbedienza a Dio.
La spiegazione più profonda della drammatica scelta di Gianna l’ha data il marito stesso: «Non si può dimenticare la fiducia che lei aveva nella Provvidenza. Era persuasa, infatti, come moglie e come madre, d’essere utilissima a me e ai nostri figli, ma di essere soprattutto, in quel preciso momento, indispensabile per la piccola creatura che stava crescendo in lei». Gianna Beretta Molla si appoggiò dunque su questa evidenza di fede: offrì la vita, consapevole che, senza di lei, Dio poteva “provvedere” agli altri bambini, ma che neppure Dio avrebbe potuto “provvedere” alla creatura che aveva in grembo, se lei la rifiutava. Era una madre cristiana sapeva di dovere incarnare la Provvidenza, nel suo stesso grembo.
È stata canonizzata nel 2004.


Altri Santi del giorno

S. Vitale (III sec.);
S. Pietro Chanel (1803-1841) S. Luigi Maria Grignion de Montfort.

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

Messaggio  Attilio Citrino il Sab 28 Apr - 21:42

Santa Caterina da Siena

Santo del giorno di oggi 29 aprile 2011 -

La santa che viene ricordata oggi è santa Caterina da Siena, patrona d’Europa. Non è un caso che il matrimonio di William e Kate, le nozze inglesi, grande evento storico e mediatico di oggi, si siano svolte proprio in questo giorno: la neo sposa porta proprio il nome della Santa. Santa Caterina nasce a Siena il 25 marzo 1347, dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa di Puccio de’ Piacenti. È la 24esima figlia, di 25, è gemella. La sua prima visione avviene alla tenera età di sei anni: vede Cristo Pontefice, accompagnato dagli apostoli Pietro e Paolo e dall’evangelista Giovanni. Questa esperienza sarà importantissima per tutta la sua vita, perché comprende che il senso di essa è rivolgersi tutta a Dio. A sette anni fa voto di verginità, ma la sua famiglia non condivide la scelta perché vorrebbe sistemarla in sposa e fa di tutto per ostacolarla. Un giorno il padre la sorprende in preghiera con una colomba aleggiante sul capo. Decide allora di lasciare libera la figlia perché percorra la propria strada vocazionale. Fa anni di preghiere e penitenze, finchè nel 1363 riceve l’abito domenicano del Terz’ordine (Mantellate, laiche). Continua quindi nella propria cameretta una vita di grandi penitenze. A venti anni impara a leggere, riceve l’anello delle mistiche nozze con Gesù. Inizia anche a dettare le prime lettere, e si prende cura di poveri, malati, carcerati. Intorno a lei iniziano a raccogliersi i primi discepoli, chiamati per scherno “caterinati”.
Caterina scrive lettere a personaggi politici, per il ritorno del papa a Roma. In questo periodo la segue come direttore spirituale fra Raimondo da Capua (che sarà poi suo biografo). Nell’estate a Siena si prende cura dei malati di peste. Poco dopo riceve le stimmate invisibili. Nel 1376 va ad Avignone dove incontra Gregorio XI, che si decide a partire per l’Italia il 13 settembre, passando da Genova, dove Caterina lo convince di nuovo a proseguire il viaggio per Roma.


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Attilio Citrino

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Re: IL SANTO DEL GIORNO

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