Le Lettere del parroco
Pagina 1 su2 • Condividere •
Pagina 1 su2 • 1, 2 
Le Lettere del parroco
Parrocchia San Nicola di Bari - SELLIA
Questo è il mio sangue dell’alleanza,
che è versato per molti.
Questo è il mio sangue dell’alleanza,
che è versato per molti.
Carissimo/a,
Giorno 14 Giugno 2009 celebreremo il grande mistero del Corpo e del Sangue del Signore. Per molti cristiani esso è un mistero trascurato, disprezzato, ignorato, non amato, non ricevuto, ricevuto male, nell’indifferenza, nella cattiva volontà, nel vizio, nel peccato, nella distrazione. Gesù ci insegna che non ci si può accostare ad un così grande mistero senza una adeguata preparazione. Va preparata la celebrazione della Santa Messa e va anche preparato il nostro accostarci all’Eucaristia. Leggiamo prima cosa è avvenuto nella Notte Santa immediatamente prima della Passione e Morte per Crocifissione di nostro Signore Gesù Cristo.
“Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi” (Mc 14,12-16.22-16).
Come dobbiamo prepararci a ricevere Gesù, ricevendo il suo Vero Corpo e il suo Vero Sangue? La giusta preparazione è una sola: la purificazione del cuore. Il Corpo purissimo di Gesù deve essere ricevuto da un cuore purissimo, almeno per quanto è possibile ad una persona fatta di carne e di ossa. Ma un minimo impegno lo dobbiamo pur mettere. Dal cuore dobbiamo togliere: astio, rancore, inimicizie, diffidenze, odio, divisioni, dissensi, rivalità, superbia, invidia, avarizia, concupiscenza, ogni volontà di male, ogni desiderio di peccato, ogni altra cosa che turba la comunione tra i fratelli. Chi rompe la comunione con la comunità dei figli dello stesso Padre si accosta non santamente al Corpo e al Sangue di Cristo Gesù che è il sacramento dell’unità e della comunione.
Il cuore si prepara accostandoci al Sacramento della Confessione con il grande proposito di emendare la nostra vita, di purificarla, di rinnovarla, di santificarla. La Confessione non è da viversi sullo stile di certa “reclame” pubblicitaria. I bambini si sporcano, si insudiciano, tanto c’è quel nuovo prodotto che rende candida ogni cosa per poi sporcarsi di nuovo e di nuovo insudiciarsi. Per molti così è la confessione: un purificarsi per tornare a sporcarsi di nuovo, un lavarsi per poi insudiciarsi più di prima. Ci si confessa per non peccare più. Ci si lava nel sangue di Cristo per non insudiciarsi mai più con il peccato.
La Santa Messa va preparata giungendo per tempo in Chiesa. Prendendo parte alla recita del Santo Rosario con devozione e amore. Chiedendo alla Vergine Maria, Madre della Redenzione, che renda il nostro cuore puro come il suo e il nostro spirito umile come il suo.
Si vive la Santa Messa senza distrazione, con attenzione, pregando, ascoltando, cantando con compostezza, senza parlare, senza essere occasione di scandalo agli altri.
È segno di amore per l’Eucaristia venire in Chiesa decentemente vestiti, facendo la differenza tra la spiaggia e il luogo sacro. Basta osservare come ci si veste e si comprende il nostro poco amore per un così grande sacramento. A volte non si è nemmeno vestiti.
Una sola Eucaristia basta per santificare tutta la nostra vita. Se non ci santifichiamo è segno che la riceviamo male, senza alcuna preparazione, così… per malsana abitudine.
La Vergine Maria, gli Angeli, i Santi ci facciano comprendere questo grande mistero.
Don Francesco Cristofaro

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
...indubbiamente Zorro. La confessione così come è "amministrata" dalla chiesa cattolica è ipocrisia: diciamo le cose con le loro parole. Toglierei e salverei da questo mio sommario giudizio i preti-coraggio sia in Italia che all'estero: e non si risentino chi ha fede (veramente)...perchè io li rispetto e di loro ho invidia!
_________________
Un giorno senza sorriso è un giorno perso--Charlie Chaplin

MEDUSA- Numero di messaggi: 241
Data d'iscrizione: 15.02.09
Re: Le Lettere del parroco
MAESTRO, NON T’IMPORTA CHE SIAMO PERDUTI?
Domenica della FEDE CHE ANCORA NON ABBIAMO
21 Giugno 2009
Domenica della FEDE CHE ANCORA NON ABBIAMO
21 Giugno 2009
(Un aiuto per comprendere le letture della XII domenica del Tempo ordinario)
Carissimo/a,
anche tu sei chiamato a passare all’altra riva. Dalla riva della terra devi giungere a quella del Paradiso, dal tempo devi passare all’eternità. L’altra riva è anche il passaggio dall’egoismo alla carità, dalla solitudine alla comunione, dalla tristezza alla gioia, dal peccato alla grazia, dalla ricchezza alla povertà, dall’ira alla pazienza, dalla mormorazione ad una parola di comprensione e di perdono, di scusa e di pietà, dal disordine spirituale all’ordine morale, dalla comodità al sacrificio, dall’avere tutto alla rinunzia, dal vizio alla virtù. Ecco cosa avviene mentre si compie il percorso per il raggiungimento dell’altra riva:
“In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?». (Mc 4,35-41).
Tanti fanno il proposito di passare all’altra riva. Tanti anche si imbarcano. Tanti iniziano la traversata delle grandi acque. Pochi però giungono a destinazione. Chi si smarrisce. Chi si tira indietro. Chi neanche inizia. Chi si pente. Chi viene contrariato. Chi è tentato. Chi tenta gli altri. Per una ragione o per un’altra rimaniamo sempre fermi nella nostra piccola, povera umanità fatta di molti vizi, molti peccati, molte trasgressioni, molta vanità e superficialità, molto lassismo, molto minimalismo ascetico e spirituale.
C’è questo vento contrario che si abbatte contro di noi e ci fa regredire anziché progredire, ritornare indietro invece che avanzare. Siamo nella stessa condizione in cui si trovano i discepoli. Ma loro però non si smarriscono. Scuotono Gesù perché si svegli. Lo rimproverano di non darsi pensiero per loro. Gli chiedono che prenda subito una decisione. Solo Lui può calmare il vento. Solo lui può fare qualcosa per la loro salvezza.
Gesù si desta. Ordina al mare di tacere, al vento di cessare, alle onde di arrestarsi. In un istante tutto diviene una calma universale, una bonaccia e una serenità grande. Ora è però Gesù che rimprovera i suoi discepoli. Li redarguisce perché ancora non hanno fede. Perché i discepoli non hanno ancora fede? Non hanno ancora fede perché la fede sa che con Gesù la barca mai potrà andare in naufragio, mai si potrà spezzare, mai rompere, mai ricolmare di acqua, mai affondare. Gesù non si deve svegliare. È la sua presenza la nostra certezza, la nostra sicurezza, la nostra salvezza, la nostra speranza. Con Gesù si raggiunge sempre l’altra riva, anche se il vento sembra volerci sollevare fino al cielo e poi farci profondare fin negli abissi delle acque.
La fede opera nell’invisibilità. C’è la tempesta. Con noi però c’è Cristo. Cristo Gesù non ha bisogno di calmare il vento. Lui fa camminare la barca nel vento, contro ogni vento. Questa fede i discepoli ancora non possiedono e neanche noi. Anche noi vogliamo vedere il vento che si plachi e le onde che arrestino la loro veemenza. Questa è ancora la fede dei piccoli.
Gesù ci chiede la stessa fede che visse Lui sulla croce. Il Padre non lo liberò dalla croce. Lo liberò nella croce. La tempesta della croce non cessò e attraverso questa tempesta Gesù raggiunse l’altra riva della gloriosa risurrezione.
Quando avremo questa fede, allora non chiederemo a Gesù di fare cessare il vento e le onde. Gli domanderemo che ci aiuti ad attraversare la tempesta allo stesso modo che Lui ha attraversato l’uragano della croce. Lui visse tutta la croce. A noi ci è domandato di vivere ogni tempesta. Lui è con noi. La nostra barca mai potrà affondare. Questa fede oggi Gesù ci chiede.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi ci aiutino a vivere in questa fede per tutti i giorni della nostra vita.
Don Francesco

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
Don Francesco, di tutto ciò ho la certezza ma...non è facile camminare con il vento contro....In questo mondo così ostile...tutto è contro corrente.......Portare la parola di Gesù fra la gente con la voce...con le azioni...con il sorriso....spesso non basta....Spesso sembra tutto inutile...nessuno sembra ascoltare.....nessuno sembra credere alla salvezza eterna....e allora ci si scoraggia e la fede soffoca perchè la teniamo dentro, diventando qualcosa di intimo non più condivisibile con gli altri....
Insegnaci a vincere la tempesta....placando il vento e le acque come ha fatto Gesù...per poter continuare a testimoniare la sua parola.....e giungere un giorno alla vita eterna....
Insegnaci a vincere la tempesta....placando il vento e le acque come ha fatto Gesù...per poter continuare a testimoniare la sua parola.....e giungere un giorno alla vita eterna....

albachiara- Numero di messaggi: 199
Data d'iscrizione: 15.01.09
Re: Le Lettere del parroco
Cara Albachiara...ciò che provi è molto condivisibile perchè si tocca con mano durante il nostro quotidiano. Ciò che mi viene da dire quando ascolto questo tuo rammaricarsi e che chi crede, chi soprattutto crede, deve seguitare a essere se stesso/a...e, se necessario, andare contro vento, perchè, andare con il vento e non essere se stessi si rischia di arrozzularsi e di farsi male...
Ultima modifica di OCCAM il Sab 20 Giu - 18:44, modificato 1 volta
_________________
L'umorismo è il più eminente meccanismo di difesa. -Sigmund Freud-

OCCAM- Numero di messaggi: 577
Data d'iscrizione: 09.09.08
Località: Yuma, AR, USA
Re: Le Lettere del parroco
Cara Albachiara, ricorda ciò che dice il vangelo: a noi tocca seminare, al Signore raccogliere. non pensare ai frutti ma a seminare, seminare e ancora seminare.

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
Caro Occam....hai ragione....andare con il vento e non essere sè stessi è pericoloso per il corpo e per l'anima..... Non bisogna mai andare con il vento e non essere sè stessi....Magari ci si ferma per un pò,...ci si nasconde per riprendere fiato....ma poi si riparte più forti di prima con la forza dello Spirito Santo che viene dalla Parola di Dio e dai sacramenti.
.....Come ha detto Don Francesco, che ringrazio sempre per il suo aiuto, bisogna ricordare sempre il Vangelo e ....seminare...seminare...e...anche se ci si riposa un pò.....bisogna riprendere a seminare...e continuare..anche se non si vedono subito i frutti (?)......
...Ma.....come sarebbe bello se si vedesse qualche frutto!........Forse bisogna pregare un pò di più.........
.....Come ha detto Don Francesco, che ringrazio sempre per il suo aiuto, bisogna ricordare sempre il Vangelo e ....seminare...seminare...e...anche se ci si riposa un pò.....bisogna riprendere a seminare...e continuare..anche se non si vedono subito i frutti (?)......
...Ma.....come sarebbe bello se si vedesse qualche frutto!........Forse bisogna pregare un pò di più.........

albachiara- Numero di messaggi: 199
Data d'iscrizione: 15.01.09
Re: Le Lettere del parroco
NON TEMERE, SOLTANTO ABBI FEDE!
Domenica DELLA FEDE DELL’EMORROISSA E DI GIAIRO
28 Giugno 2009
Domenica DELLA FEDE DELL’EMORROISSA E DI GIAIRO
28 Giugno 2009
approfondimento sulla XIII domenica del tempo ordinario
Carissimo/a,
In questo giorno facciamo l’incontro con Gesù, che ci educa a vivere di fede perfetta e santa. Ogni imperfezione nella fede può dare sconforto alla nostra vita e a quella dei nostri fratelli. Una fede vissuta invece in pienezza di verità nella richiesta, nella confessione, nella professione, nella testimonianza, illumina il mondo di una luce nuova e produce frutti nuovi di giustizia, santità, consolazione, speranza, grandissima carità. Leggiamo ora cosa è accaduto e lasciamoci ammaestrare anche noi da Gesù signore.
“E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. (Cfr Mc 5,21-43).
L’Emorroissa possiede una fede forte in Cristo Gesù. Vorrebbe però nascondere i frutti che questa fede ha prodotto. I frutti della fede non possono andare nascosti. Devono essere visti dagli altri affinché si glorifichi il Padre nostro che è nei Cieli. Il vero frutto della fede non è il miracolo. Esso è invece una più grande gloria che dobbiamo far salire a Dio, nostro Padre, che è la fonte di ogni grazia, benedizione, esaudimento, ascolto.
Nascondere i frutti della fede è nascondere la gloria di Dio. È impedire che Dio venga riconosciuto, invocato, ringraziato, benedetto, celebrato, osannato. È anche impedire che si creda in Lui, nel suo amore, nella sua verità, nella sua grazia, nella sua santità, nella sua immensa misericordia per noi. La nostra fede deve essere un albero maestoso che produce infiniti frutti di gloria per il nostro Dio e Padre.
Giairo possiede una fede incipiente, non sufficientemente forte, non perfettamente vera. Crede che Gesù può fare qualcosa. Non crede ancora che possa fare tutto. È questa una fede che non può sostenere la sua vita. Sostiene la vita la fede perfetta nella verità e nella santità.
Gesù lo invita a non smarrirsi nella fede, ad avere fede. Ad avere fede in che cosa? Fede nella sua onnipotenza non solo nella malattia, ma anche nella morte. Fede che nulla è impossibile per Colui che viene nel nome del Signore. La morte dinanzi a Lui è un semplice, piccolo sonno.
Molti di noi viviamo con la stessa fede di Giairo. Pensiamo che per Gesù alcune cose siamo facili e possibili, altre difficili e impossibili. Gesù dice oggi a tutti noi: “Non temere. Abbi soltanto fede”. Nulla mi è impossibile. Tutto faccio per coloro che mi amano e camminano nel mio Vangelo, nella mia Parola, nella mia volontà.
Sovente la nostra vita si trova dinanzi all’impossibile umano, è di fronte al niente assoluto, è avvolta dalla morte. È il nostro smarrimento, la nostra confusione, la nostra desolazione. Muore la fede in noi e muore anche il nostro spirito. Tutto muore in noi perché è morta la fede. In questi momenti è necessario che Gesù risusciti la nostra fede in modo che tutto di noi risusciti.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi siate accanto a noi in questi momenti di grande buio e di morte per la nostra fede per dirci: “Non temete. Abbiate soltanto fede. Trasformate questa vostra tua fede in una grande preghiera. Verrà la pace”.

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
E SI MERAVIGLIAVA DELLA LORO INCREDULITÀ.
Domenica DI GESÙ MOTIVO DI SCANDALO
05 Luglio 2009,
pensiero di approfondimento della XIV domenica del tempo ordinario
Carissimo/a
Gesù oggi è nella sinagoga di Nazaret. La sapienza con la quale Egli parla suscita stupore, incanto. Quella di Gesù è una sapienza divina, celeste, soprannaturale. Nessun uomo ha mai parlato, mai parlerà come Gesù. La sua scienza delle cose del Padre è così alta da essere irraggiungibile. Lui parla per conoscenza diretta di Dio. Lui non parla per sentito dire.
Dinanzi ad una tale sapienza, quanti lo ascoltavano avrebbero dovuto prostrarsi e mettersi in adorazione del Signore, il quale dona la scienza secondo il suo inscrutabile beneplacito. Invece ecco cosa succede: Gesù era per loro motivo di scandalo, pietra di inciampo a causa delle sue umili origini, della sua “bassa”, non elevata condizione sociale.
“Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. (Mc 6,1-6).
La sapienza, la scienza, l’intelligenza, la conoscenza delle cose di Dio non nasce dalla terra. È un frutto che non viene né dalla natura dell’uomo né dalla sua condizione sociale o famigliare. Dinanzi al Signore non c’è né il sapiente, né l’intelligente, né il dotto, né l’acculturato, né l’uomo, né la donna, né il giovane, né l’anziano, né il ricco, né il povero.
Il Signore dal Cielo guarda, vede, sceglie, chiama, chi vuole, quando vuole, dove vuole, per il tempo che vuole. Ogni scelta di Dio è imperscrutabile. Egli sceglie il debole per confondere il forte, il semplice per annullare il dotto e l’intelligente, l’ignorante per annullare il sapiente, la donna per insegnare l’umiltà all’uomo, il giovane per elevare l’anziano, colui che è di bassa condizione per convertire i ricchi e gli alti locali, il laico per ammaestrare il consacrato.
Le vie di Dio si possono accogliere solo nella più grande umiltà. Li accoglie solo chi è capace di vedere Dio dietro colui o colei che il Signore ha scelto, chiamato, inviato. Il superbo, l’arrogante, il prepotente, il dotto, l’acculturato, il gonfio di sé, il sapiente, il filosofo, lo scienziato, l’ammaestrato non può chinare il capo dinanzi al niente dell’uomo o della donna attraverso il quale il Signore vuole mostrare la sua volontà di conversione e di vera salvezza.
Dio non cammina con i capricci di peccato dell’uomo, né con la sua fede stantia, vuota, vecchia, decrepita. Dio non ama che l’uomo si sostituisca a Lui e gli detti cosa fare, come agire, quali vie percorrere per andare incontro all’uomo. Neanche vuole essere rinchiuso in quelle forme umane, psicologiche, di tradizione, di abitudine, che lo svuotano di ogni contenuto di verità.
Dio chiede all’uomo una cosa sola: che si umili dinanzi a Lui e accolga sua ogni via, anche la più semplice, la più umanamente impensabile.
Chi si scandalizza, rimane nei suoi pensieri e mai potrà giungere alla verità. La verità che possiede non è la verità di Dio. È una verità di comodo, che serve a farlo invecchiare nella sua non volontà di cambiamento e di vera conversione.
Chi si scandalizza, resta ancora alla sua umanità e mai potrà elevarsi alle altezza della santità cui il Signore lo chiama.
Chi si scandalizza, diventerà pietra di inciampo per gli altri e allontanerà molti dalla retta via, servendosi delle dicerie, della calunnia, della menzogna, dell’inganno, della falsa testimonianza. Sarà un pettegolo che passa il suo tempo a distruggere la verità di Dio nei fratelli.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, ci aiuti a incamminarci per la via della più grande umiltà. Angeli e Santi ci guidino a riconoscere i sentieri di Dio, sempre.
Domenica DI GESÙ MOTIVO DI SCANDALO
05 Luglio 2009,
pensiero di approfondimento della XIV domenica del tempo ordinario
Carissimo/a
Gesù oggi è nella sinagoga di Nazaret. La sapienza con la quale Egli parla suscita stupore, incanto. Quella di Gesù è una sapienza divina, celeste, soprannaturale. Nessun uomo ha mai parlato, mai parlerà come Gesù. La sua scienza delle cose del Padre è così alta da essere irraggiungibile. Lui parla per conoscenza diretta di Dio. Lui non parla per sentito dire.
Dinanzi ad una tale sapienza, quanti lo ascoltavano avrebbero dovuto prostrarsi e mettersi in adorazione del Signore, il quale dona la scienza secondo il suo inscrutabile beneplacito. Invece ecco cosa succede: Gesù era per loro motivo di scandalo, pietra di inciampo a causa delle sue umili origini, della sua “bassa”, non elevata condizione sociale.
“Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. (Mc 6,1-6).
La sapienza, la scienza, l’intelligenza, la conoscenza delle cose di Dio non nasce dalla terra. È un frutto che non viene né dalla natura dell’uomo né dalla sua condizione sociale o famigliare. Dinanzi al Signore non c’è né il sapiente, né l’intelligente, né il dotto, né l’acculturato, né l’uomo, né la donna, né il giovane, né l’anziano, né il ricco, né il povero.
Il Signore dal Cielo guarda, vede, sceglie, chiama, chi vuole, quando vuole, dove vuole, per il tempo che vuole. Ogni scelta di Dio è imperscrutabile. Egli sceglie il debole per confondere il forte, il semplice per annullare il dotto e l’intelligente, l’ignorante per annullare il sapiente, la donna per insegnare l’umiltà all’uomo, il giovane per elevare l’anziano, colui che è di bassa condizione per convertire i ricchi e gli alti locali, il laico per ammaestrare il consacrato.
Le vie di Dio si possono accogliere solo nella più grande umiltà. Li accoglie solo chi è capace di vedere Dio dietro colui o colei che il Signore ha scelto, chiamato, inviato. Il superbo, l’arrogante, il prepotente, il dotto, l’acculturato, il gonfio di sé, il sapiente, il filosofo, lo scienziato, l’ammaestrato non può chinare il capo dinanzi al niente dell’uomo o della donna attraverso il quale il Signore vuole mostrare la sua volontà di conversione e di vera salvezza.
Dio non cammina con i capricci di peccato dell’uomo, né con la sua fede stantia, vuota, vecchia, decrepita. Dio non ama che l’uomo si sostituisca a Lui e gli detti cosa fare, come agire, quali vie percorrere per andare incontro all’uomo. Neanche vuole essere rinchiuso in quelle forme umane, psicologiche, di tradizione, di abitudine, che lo svuotano di ogni contenuto di verità.
Dio chiede all’uomo una cosa sola: che si umili dinanzi a Lui e accolga sua ogni via, anche la più semplice, la più umanamente impensabile.
Chi si scandalizza, rimane nei suoi pensieri e mai potrà giungere alla verità. La verità che possiede non è la verità di Dio. È una verità di comodo, che serve a farlo invecchiare nella sua non volontà di cambiamento e di vera conversione.
Chi si scandalizza, resta ancora alla sua umanità e mai potrà elevarsi alle altezza della santità cui il Signore lo chiama.
Chi si scandalizza, diventerà pietra di inciampo per gli altri e allontanerà molti dalla retta via, servendosi delle dicerie, della calunnia, della menzogna, dell’inganno, della falsa testimonianza. Sarà un pettegolo che passa il suo tempo a distruggere la verità di Dio nei fratelli.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, ci aiuti a incamminarci per la via della più grande umiltà. Angeli e Santi ci guidino a riconoscere i sentieri di Dio, sempre.

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
CHIAMÒ A SÉ I DODICI E PRESE A MANDARLI A DUE A DUE
Domenica DELLA PROCLAMAZIONE DELLA CONVERSIONE
11 Luglio 2009
Domenica DELLA PROCLAMAZIONE DELLA CONVERSIONE
11 Luglio 2009
Carissimo/a,
immagina una vastissimo campo, grande quanto il mondo intero. Tu adesso immaginati da solo in questo campo a zappare, piantare, seminare, curare, raccogliere, senza neanche un asinello, un bue, un cavallo, o un qualsiasi altro animale. Ti prende subito lo sconforto. Neanche se lavorassi senza riposarti, né di notte, né di giorno, senza sciupare un attimo, mai potresti portare a termine il tuo compito. Il lavoro è immane. Nessuno ce la potrebbe fare da solo.
Immagina adesso che venga Gesù, Dio in persona, a lavorare in questo campo, con le sue mani, i suoi piedi, la sua forza. Neanche Lui ce la potrebbe fare. La sua umanità è limitata dallo spazio, dal tempo, dal giorno e dalla notte, dalle infinite distanze, dalla grande mole di lavoro.
Gesù però è saggio, intelligente, sapiente. Associa non un uomo, non due, non tre, non quattro, ma tutti coloro che credono in Lui al suo stesso lavoro, alla sua stessa missione. Ecco cosa ci racconta il Vangelo secondo Marco:
“Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. (Mc 6,7-13).
Gesù sa che associando gli altri il lavoro diviene possibile, facile, agevole, non stanca. Chi fa una cosa, chi ne fa un’altra: chi percorre una via, chi ne percorre un’altra. Se uno va a destra l’altro può andare a sinistra e se uno cammina verso il mezzogiorno l’altro può dirigersi verso il settentrione. Il mondo è così vasto che diviene impossibile anche incontrarsi. Il lavoro è così urgente che non si ha neanche il tempo di guardare ciò che gli altri stanno facendo.
Noi invece siamo invidiosi, superbi, arroganti, prepotenti, pigri, oziosi, presuntuosi, miopi, addirittura ciechi. Anziché guardare alla vastità e all’ampiezza del lavoro, ci bisticciamo, ci critichiamo, parliamo male gli uni degli altri, ci vantiamo del nulla, poniamo ostacoli sul cammino degli altri, lodiamo quanto noi non facciamo, disprezziamo quanti altri fanno. Vogliamo che gli altri non facciano ciò che noi non sappiamo fare e non facciamo neanche quel poco che è nelle nostre possibilità. Lavoriamo con stoltezza ed insipienza e facciamo consistere tutto in chiacchiere e parole vane.
C’è tutto un mondo da salvare, convertire, portare a Cristo Gesù e noi non sappiamo vedere al di là del nostro piccolissimo naso. La nostra pochezza rivela che piccolo è il nostro cuore. Soprattutto ci rivela che esso è privo del vero amore per Gesù.
Chi ama Gesù non solo è gioioso se un altro lavora assieme a lui. È lui stesso che chiede aiuto all’altro. L’altro chiama, l’altro invita, l’altro supplica affinché gli dia una mano. Dall’altro si fa consigliare, sostenere, guidare. Invece noi sovente camminiamo in una sconfinata solitudine nella quale non vogliamo che altri vi entrino. I nostri vizi formano un recinto di filo spinato.
Noi parliamo, ma non amiamo. Diciamo, ma non crediamo. Recitiamo preghiere, ma non preghiamo. Lavoriamo per la nostra vigna non per quella del Signore. Portiamo noi stessi agli altri non gli altri a Cristo Gesù. Ci reputiamo santi, ma da soli.
Il santo non può essere mai da solo, perché nessun solo è santo. La santità è il dono di se stessi agli altri nella verità e nella grazia di Cristo Gesù. La santità inizia dalla comunione, dal lavorare insieme nella vigna del Signore. Lavorare per Cristo, non per noi stessi; lavorare per la sua gloria, non per la nostra; lavorare ascoltando, non parlando; lavorare servendo, non lasciandosi servire; lavorare obbedendo, non comandando; lavorare in umiltà non in superbia.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, insegni a noi tutti come si lavora nella vigna di suo Figlio Gesù. Angeli e Santi ci insegnino la grande forza della comunione, necessaria, anzi indispensabile per chi vuole amare gli altri servendoli secondo la Legge del Vangelo.

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me
Parrocchia San Nicola di Bari – SELLIA (CZ)
Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me
Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me
Carissimo/a
ti saluto con gioia e sempre con incondizionata stima ed affetto paterno. La pausa estiva è ormai terminata. Riprendiamo la nostra quotidianità e anche la nostra parrocchia si appresta ad incominciare un nuovo anno pastorale. Durante la XXII domenica del tempo ordinario (30 agosto 2009), il Signore, nel vangelo, ha elevato un forte lamento contro il suo popolo che risuona così: “questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me”. Cosa significa onorare il Signore con le labbra? Significa amare un Dio che ci siamo costruiti noi ma non amare il vero Dio. Significa che siamo caduti nell’illusione di amare il Signore.
Vi riporto di seguito cosa scrive il profeta Isaia. Leggetelo con attenzione ed esaminate la vostra coscienza: “Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore: «Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende». Guai, gente peccatrice, popolo carico d’iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono voltati indietro.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia,soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».
«Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato». Come mai la città fedele è diventata una prostituta? Era piena di rettitudine, vi dimorava la giustizia, ora invece è piena di assassini!”.
Amici, non vi nascondo che quando ho letto queste parole sono rimasto turbato. Mi sono chiesto: abbiamo forse stancato la pazienza di Dio? Cosa possiamo fare perché il Signore non ci volti le spalle? Tornare a lui e riprendere a camminare seriamente e santamente. Basta litigi, basta cattiverie, basta insulti, basta assenteismi dalle celebrazioni, basta egoismo, basta farsi un Dio che accomodi tutti i nostri misfatti. Smettiamola di dire che amiamo Dio se non osserviamo i comandamenti. Almeno iniziamo ad essere onesti con noi stessi. Riprendiamo un serio cammino spirituale altrimenti sarà la fine per noi. Forza, coraggio, è tempo di tornare, è tempo di crescere, è tempo di cambiare, è tempo di santità. Il Signore vi aspetta come un padre aspetta i suoi figli. Non siamo creature ingrate. Perché voltare ancora le spalle a Dio. Cosa ci ha fatto il Signore per meritare il nostro disprezzo e la nostra infedeltà e ingratitudine. Il Signore non vuole figli bigotti che siano casa e chiesa. Quest’estate ho visto gente che non si è persa una festa di piazza fino a notte fonda ma ho visto anche tanta gente che non è entrata in chiesa neanche per un segno di croce. Vi chiedo: vi sembra giusto questo? Non nei miei confronti, ma nei confronti di Dio?. Allora, voltiamo pagina. È venuta l’ora per tutti di una nuova storia insieme al vero Dio.
a tal proposito ti ricordo che:
Ogni sabato: Santa Messa ore 18:30 (Chiesa Madonna della Neve)
Ogni domenica: Santa Messa ore 11:00 (Chiesa San Nicola di Bari)
Buon cammino di santità a tutti
Don Francesco Cristofaro
Don Francesco Cristofaro

Don Francesco Cristofaro- Numero di messaggi: 240
Data d'iscrizione: 07.12.08
Re: Le Lettere del parroco
Quest’estate ho visto gente che non si è persa una festa di piazza fino a notte fonda ma ho visto anche tanta gente che non è entrata in chiesa neanche per un segno di croce. Vi chiedo: vi sembra giusto questo? Non nei miei confronti, ma nei confronti di Dio?. Allora, voltiamo pagina. È venuta l’ora per tutti di una nuova storia insieme al vero Dio.
Caro Don Francesco, la mia opinione e' che non sia giusto; ognuno di noi dovrebbe avere un rapporto spirituale piu' intenso, io per primo. Devo dire comunque che personalmente in chiesa ci sarei entrato a farmi il segno della croce. Appartenere ad un luogo e voler misurare quanto siano profonde le radici significa viverne intensamente i riti religiosi e non solo quelli pagani. Ognuno di noi pero' fa i conti con la propria coscienza e le nostre menti non arrivano fino allo stesso punto. Sono cosciente che la fede e' cosa troppo personale per sentirsi legittimato a pontificare ad altri, almeno io non lo posso fare. Alla fine, ognuno di noi fa' i conti con se' stesso e le proprie azioni, il rapporto spirituale di ognuno di noi e' intimo e nessuno puo' indovinare quel che si annida nel cuore del nostro vicino.
Caro Don Francesco, la mia opinione e' che non sia giusto; ognuno di noi dovrebbe avere un rapporto spirituale piu' intenso, io per primo. Devo dire comunque che personalmente in chiesa ci sarei entrato a farmi il segno della croce. Appartenere ad un luogo e voler misurare quanto siano profonde le radici significa viverne intensamente i riti religiosi e non solo quelli pagani. Ognuno di noi pero' fa i conti con la propria coscienza e le nostre menti non arrivano fino allo stesso punto. Sono cosciente che la fede e' cosa troppo personale per sentirsi legittimato a pontificare ad altri, almeno io non lo posso fare. Alla fine, ognuno di noi fa' i conti con se' stesso e le proprie azioni, il rapporto spirituale di ognuno di noi e' intimo e nessuno puo' indovinare quel che si annida nel cuore del nostro vicino.
_________________
Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo.
- Giacomo Leopardi-

Admin- Admin
- Numero di messaggi: 3800
Data d'iscrizione: 08.09.08
Località: Mare Nostrum

Re: Le Lettere del parroco
Caro Don francesco, capisciu u turbamentu di fronte ari paroli e Gesù: calanu a pinnellu ppèrri grandi chiesari da Sellia. Venimu sulu quannu avimu bisognu, quannu n'avimu e fara vidira, in pochi paroli......quannu vidimu a serpa chiamamu a S. Paulu. Veru don francè... troppu facila. c'è tanta ipocrisia e pocu fede. facimu sulu paroli... sulu esibizionismu stupidu. Ormai i lezioni sunu finuti... sinnè parra natri cinqu'anni poi cuminciamu ma ni facimu vidira e novu e facimu finta di essere buoni e dimessi-Comu dicia Admin ognunu ha de rennira contu ara propria coscienza e .. ara fina arriva u tempu cchì l'iprocriti si traverannu di fronte aru Patraternu.. pou vidimu comu a mintimu. Don francè, credetemi.... sono turbatu puru eiu.

zorro- Numero di messaggi: 429
Data d'iscrizione: 01.05.09
Re: Le Lettere del parroco
Caro Don Francesco grazie per quello che stai facendo per Sellia,per i giovani,per gli anziani,per noi tutti.
Spesso ti facciamo arrabbiare oltre ogni limite ma tu non mollare mai ,spingi sempre sull'accellatore
della pazienza ,del perdono,della misericordia .Don Francè,abbiamo fortemente bisogno della tua presenza,delle tue parole (anche sul forum )-E domenica tutti a messa!! :clap: :clap: :clap:
Spesso ti facciamo arrabbiare oltre ogni limite ma tu non mollare mai ,spingi sempre sull'accellatore
della pazienza ,del perdono,della misericordia .Don Francè,abbiamo fortemente bisogno della tua presenza,delle tue parole (anche sul forum )-E domenica tutti a messa!! :clap: :clap: :clap:

zagor- Numero di messaggi: 315
Data d'iscrizione: 28.08.09

Pagina 1 su2 • 1, 2 
Permesso del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum





